18 maggio 2013
village
Sono tornate. Ad essere macchie di luce con i loro corpi bianchi e nudi fra uomini vestiti di nero.
philosofilm
Descartes aveva notato che nel corso dell’attività onirica non ci rendiamo conto di stare sognando e siamo naturalmente portati a credere di trovarci in una situazione reale...
village
Siamo noi ad avere bisogno della natura, non il contrario. Diario delle cose anonime
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di Goliarda Sapienza |
di Goliarda Sapienza

Alfredo
(utente non registrato)
... Questa donna tiene le gambe solide sul suo regno in miniatura e le sue ragnatele mentali sullo sterminato sistema di piccoli regni come questo, che basta uscire, affacciarsi, per vederli che si moltiplicano intorno sicuri nel loro movimento stagnante e senza luce.
Finché le donne e le loro case saranno così, saremo sempre a un passo dal nazismo. Da oggi non userò più la parola «fascismo» perché è chiaro che quella prova un po’ dura, un po’ dolce di pascoliana memoria non resterà che una prova generale in confronto al nazismo verso il quale si è avviata l’Europa. ...
eccellente.
il 12 Gennaio 2012
Pio Antonio Caso
Andai a trovare Giovanni il grosso nel carcere di Grottaglie, dove stava scontando un residuo di pena di soli nove anni. Per chi non lo sapesse Grottaglie è la capitale della ceramica, l'università dell'arte popolare in provincia di Taranto. Ha un aereoporto che da più di trent'anni non funziona per motivi politici locali e nazionali; è ben collegata al capoluogo e a Brindisi, posta com'è al centro di una superstrada efficiente e ben tenuta. Ma il carcere! In quegli anni della mia visita a Giovanni era posto nei sotterranei del Castello, dove aveva sede anche il Comune. Per entrare in Carcere o per andare all'ufficio anagrafe bisognava attraversare lo stesso portone, entrare nel grande atrio e prendere a destra per le scale, se diretti agli uffici, a sinistra bussare a un portoncino malandato, accanto a una grata da convento di suore di clausura, per trovare il carcere mandamentale di Grottaglie..
Fu dentro quell'atrio, dove ero entrato sfiduciato e pieno di dubbi circa le indicazioni ricevute per raggiungere la "galera", termine che mi era uscito di bocca nel richiedere a un passante le informazioni necessarie per trovare la strada.
Entrai,dopo aver parcheggiato l'auto all'ingresso del grande portone del Castello, con una faccia da bovaro texano davanti al Colosseo: guardavo, ma non vedevo. L'emozione di far visita a un detenuto, ma ancor più ad entrare dentro un carcere, mi teneva con un pugno di ferrea presa la bocca dello stomaco. Quand'ecco che a risollevarmi il morale una voce amica: Giovanni che seduto dietro la grata gridava il mio nome. Mi giro e vedo lui sorridente, veramente uno di quei sorrisi pieni di pudore, tipico degli uomini di malavita, non so se siete pratici. Un sorriso che sta quasi per un ghigno, ma che fa capire tante cose della mente dell'altro (stavo per scrivere anima, ma poi mi sono trattenuto). Mi diressi verso lo sgangherato portoncino e un uomo, che poi scoprii essere il piantone addetto alla sorveglianza dei detenuti, mi fece entrare dentro un altro atrio con la volta a botte in carpano annerito dall'umidità. Seduto a un tavolino da cucina traballante sul quale erano disposte in ordine scatoline di medicinali, Giovanni mi accolse con una stretta di mano. Mi chiese subito dove avevo parcheggiato l'auto e appena saputolo dette disposizioni a un giovane capellone pieno di tatuaggi di uscire e controllare che nessuno la rubasse e dato che c'era, di andare al vicino bar per ordinare una guantiera di paste e pastarelle. Nel frattempo mi fece visitare alcune camerate umide e fredde, dove su una ventina di brandine che occupavano tutto lo spazio, erano seduti altrettanti detenuti. Conobbi in quella occasione due fuorilegge che qualche anno dopo furono uccisi in un conflitto a fuoco. Ma tornando a Giovanni il grosso, di Torricella, ex macellaio, truffatore, giocatore d'azzardo e grande frequentatore dei casinò di San Remo, Venezia e Saint Vincent, ripensavo ai suoi nove anni di pena residua accumulati in una miriade di processi eternamente rimandati dalla lentezza biblica del nostro ordinamento
il 12 Gennaio 2012
Pio Antonio Caso
giuridico.
Ripensavo alle parole della donna intervistata da Biagi, quando si riferiva alla fantasia, alla ricchezza di fantasia, di giovani donne incarcerate. Alla fantasia di un uomo di due metri nel procurarsi denaro contante, raccontando frottole credute veritiere da uomini senza cervello, stavo per scrivere senz'anima. Perchè se la realtà è tutto quello che succede, allora bisogna riflettere che nella realtà c'è anche l'irreale, un pò come accade nel mondo dei numeri, accanto ai numeri reali ci sono i numeri irreali: a seconda dei calcoli che fai e quali numeri usi, avrai dei risultati. Giovanni caricava camion e camion di merce diretta al Sud. I suoi raggiri facevano lavorare molta gente: direi,scandalizzando volutamente schiere di benpensanti, se ne esistono ancora, che Giovanni è stato un eroe del Regno del Sud, alla pari dei briganti e degli anarchici meridionali. Una mente che non sapeva di far parte di una realtà che andava perdendo nel Tempo quegli spiragli di irreale che fan pensare ad altro, a un modo diverso, differente dall'usuale, di considerare il corpo, di considerare il mondo.
il 12 Gennaio 2012
Alfredo
(utente non registrato)
...
Dayadhvan: I have heard the key
Turn in the door once and turn once only
We think of the key, each in his prison
Thinking of the key, each confirms a prison
Only at nightfall, aethereal rumours
Revive for a moment a broken Coriolanus
...
T.S. Eliot - V. What the thunder said - The Waste Land
il 13 Gennaio 2012
Rosalba
(utente non registrato)
Povera Goliarda Sapienza che mi sembra regalare perle ai porci! Una donna in mezzo ad un gruppo di individui maschi-maschilisti che la trattano con sufficienza e superiorità, (Enzo Biagi compreso) e che non riescono a comprendere una virgola di quello che lei vuol dire. Ecco, questo ho visto!
il 7 Agosto alle 13.50
Arturo
(utente non registrato)
E hai visto bene, Rosalba!
il 7 Agosto alle 15.45
Patrizia Barbera
Splendida triste donna,che "l'arte della gioia" scrisse ma non imparò mai.
.E in questo vizio di parlare a se stessa, si scopre sempre come anima scorticata, pure nella dolcezza di alcuni momenti.Oggi sarebbe una vecchietta novantenne ma più che madre me la sento sorella. E
"Se all'alba non sarò di ritorno,chiudi la porta e non fare entrare il mattino.Tornerò col tramonto a dissipare i fiori intorno al tavolo ovale dell'infanzia, come allora tu ed io e il viso di quella che seduta al cantone ci fermava prima di uscire dalla soglia.
La notte ha fiori carnivori che neanche la luna può saziare. Che neanche il latte del mattino può saziare. Che neanche il torrente lunare può placare."
(Agosto 1976)
il 12 Agosto alle 20.22
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