L’era dell’Acquario

di Francesco Panaro Matarrese




È un grande pot-pourri che emana fragranze inebrianti, la new age. Un mix ben riuscito dalla deformazione della controcultura degli anni Sessanta e Settanta, delle spiritualità orientali e delle teorie olistiche. A queste si è aggiunta la vasta e multiforme galassia delle (serie) medicine alternative, come l’omeopatia e l’agopuntura. L’elenco è destinato a diventare più lungo per perfezionare la nuova era, quella dell’Acquario.

Il veloce propagarsi è facilitato da una non imposizione, o quasi assenza, di logiche e regole classiche, di tipo occidentale. Il  new ager annulla i contrasti della vita di tutti i giorni con esperienze personali di armonia, riposo e calma raggiunti con la meditazione e l’introspezione. C’è un lavorio continuo all’eliminazione dei conflitti. La personalità dell’adepto sfugge ad una definizione perché rifiuta il conflitto. Una pratica che porta l’individuo a sottrarsi alla precisione e al pensiero logico.
La  new age è stata derisa da Hegel. Non esattamente la new age, bensì un equivalente dei suoi tempi. Schiller, drammaturgo e poeta del romanticismo tedesco vicino allo Sturm und drang, descrisse nelle sue opere il concetto di  anima bella: la legge può trionfare senza perdere la grazia, l’armonia degli esseri umani. La figura dell’anima bella  viene ridicolizzata da Hegel perché, dice, per mantenere la propria moralità integra non agisce, si mette in disparte, preferisce l’inazione chiudendosi in sé stessa per non sporcarsi le mani. Questo, sempre per Hegel, dà all’anima bella l’autorevolezza e la credibilità di giudicare tutto dall’alto senza entrare nelle questioni reali, di tutti i giorni. Dimensione che porta all’isolamento, ad un restringimento, alla fine.
La concretezza dell’anima bella è del tutto simile alla personalità che sviluppa la new age. Come la prima, la seconda si sente al di sopra delle cose comuni, si sente quindi  divina: tutto quello che può provocare contrasti, tutto ciò che è terreno deve essere respinto perché non degno. Queste posizioni danno la scappatoia di instaurare una propria e personalissima legge fondata sulla libertà individuale che è possibile disfare a seconda del momento e della predisposizione psicologica.

In occidente è sempre più comune incontrare seguaci di spiritualità orientali che vacillano fra la consultazione dell’I ching e l’oroscopo anche solo per  pianificare la propria giornata, poche ore. C’è un proliferare continuo di scuole e corsi di cultura e filosofie tenuti da maestri che esprimono contraddizioni nette ed evidenti: il signore di un paesino sulla costa pugliese che di giorno svolge l’attività di macellaio e di sera fa la guida buddista, o l’avvocato toscano che ha lasciato la sua professione per quella di maestro di tai chi che, nelle cene di fidelizzazione della clientela, stappa bottiglie di champagne e fa discorsi briatoreschi sulle lussuose automobili della sua guida spirituale cinese. Le domande sono numerose, ma è possibile concentrarle solo in un paio. Non potrebbe essere offensivo per il buddismo avere fra le proprie file un maestro che fa il macellaio? Il taoismo non suggeriva di vivere la vita riducendo al minimo l’egoismo e di agire senza artifici e deformazioni?
È tutto possibile. Questo vento chiamato new age promette ad ogni individuo una personale libertà, lusinga sconti e non ha controindicazioni perché non ci sono né pene né giudizi sull’operato: l’individuo non attua un momento critico su ciò che è stato fatto. Probabilmente questo attimo di riflessione esiste, ma giusto per capire cosa è stato buono o non buono per sé, non è messo in relazione all’altro, al proprio compagno di vita, ai figli, ai colleghi, alla società in cui vive.

È un giro di boa per la società occidentale e le sue religioni. Non avere obblighi verso le persone o le istituzioni, buone o brutte che siano. tutto può essere abrogabile, siano essi sentimenti o responsabilità. Cose cancellabili, queste, perché è necessario fare tutto con  grazia. È l’attuazione dell’insegnamento del distacco e della serenità di Lao Tse: «Scorrendo come l’acqua […] ci spostiamo rapidamente, senza mai contrastare la corrente, né fermarci abbastanza da ristagnare o aggrapparci agli argini o alle rocce – gli averi, le situazioni o le persone che attraversano la nostra vita –, e nemmeno tentando di restare fedeli alle nostre opinioni o visioni del mondo, a ciò che ci si presenta mentre passiamo, che lasceremo poi andare, con grazia e senza avidità…».

Questi sono i presupposti di libertà di scelta osservati da Zygmunt Bauman: smettere in qualsiasi momento di essere ciò che si è, per diventare quello che ancora non si è. Una generazione – a prescindere dall’età, giovani o adulti che siano –  molto veloce nel costruire e demolire affetti, relazioni e vite in comune prima ancora che abbiano preso consistenza, dove l’esperienza non è necessaria, anzi è d’impiccio, un ostacolo ingombrante sulla propria strada. E questo saltare da un fiore all’altro per poter prendere il meglio che la vita offre ha una migliore resa se è veloce. Pattinando sopra il ghiaccio sottile – bisbiglia Emerson –, la nostra speranza di salvezza sta nella velocità.