A mani nude

La gente giapponese.

L’unico punto di riferimento affidabile è la tenacia di un popolo che – come è accaduto nel precedente, storico disastro che tutti conoscono con i nomi di Hiroshima e Nagasaki – nonostante continui a subire la violenza della tecnica imposta o scelta liberamente, capisce un’altra volta, disastro nel disastro, terremoto prima e contaminazione nucleare dopo, che l’umanità rimane sempre la stessa, con tutta la propria fragilità.

Proprio in questi momenti il Giappone è sull'orlo di un abisso senza fine: la Tepco, la società che gestisce gli impianti ha ammesso che tutti i tentativi di raffreddare le barre nucleari sono falliti, e c'è un inizio di fusione nucleare che ha buone probabilità di rallentare. Ed è molto prevedibile che nelle prossime ore possa esplodere anche il reattore 2.  Secondo l'esperto nucleare del Cnr Valerio Rossi Albertini bisogna sperare solo che “i giapponesi, tramite le iniezioni di acqua di mare o qualche altro escamotage, riescano a ricoprire del tutto le barre di zirconio contenenti il materiale combustibile, ossia l’uranio radioattivo". Le prossime ore saranno decisive, quindi.

Che sia per colpa delle centrali nucleari, per le bombe atomiche, per superbia tecnologica di qualsiasi altro genere o per l’azione violenta della natura – fatti tutti i conti possibili, di questi attimi e di quelli futuri – la gente giapponese da domani e per l’ennesima volta, dovrà ricostruire i propri luoghi, la propria vita a mani nude. Almeno per i prossimi cinquant’anni e più dovrà curare le proprie paure, i corpi propri e di quelli che arriveranno, che nasceranno. Per la seconda volta nella loro storia.

La tenacia in passato è stata usata dal Giappone per piegare altri uomini, oggi per piegare la natura e i mercati. In un certo senso ha aggirato  legalmente il veto messo dopo la Seconda guerra mondiale. Che la tenacia sia stata usata, sia stata indirizzata verso la costruzione di una supremazia tecnologica ci sono le evidenze. La perseveranza e l’implacabilità di alcuni popoli di porsi al di sopra di altri e della natura stessa per costruire economie e miti a proprio uso e consumo finisce sempre per costruire edifici senza fondamenta.

Il dubbio si ripropone, o probabilmente rimarrà a lungo, perché non è stato mai fugato. In che direzione sarà instradata la tenacia giapponese da questo cataclisma in poi? Ripercorrerà la stessa strada che ha percorso dal dopoguerra ad oggi? Avrà una tenacia buona per una nazione futura migliore? Quello che sorprende in questi tempi è che si parla molto delle nuove generazioni, di quelle che sono in agitazione in tutti gli angoli del mondo, dal Sud al Nord, da Oriente ad Occidente.

Si sa, all’incirca, cosa vuole la ragazza o il ragazzo dello sperduto villaggio dei monti dello Shandang o degli aspri rilievi del sud ovest cinese, non sono nascoste le aspettative della generazione che vede passare le automobili nella polvere del passo Kotal-e Salang sulle montagne afghane o del bambino con la fionda della Striscia di Gaza. Tutti, sembra evidente, corrono verso un proprio sogno, giusto o sbagliato che sia, ma la visione o il miraggio della generazione giapponese odierna ancora non si sa di quali sostanze siano fatti. (Fp)
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