Fratellini di Topolino

di Francesco Panaro Matarrese




Gli uomini e le donne di oggi non discendono dalle scimmie. L’unico vero padre che possono vantare almeno da un paio di generazioni è Walt Disney. Tutti fratellini e sorelline di Topolino. Fin dalla sua nascita, fin dal suo primo  vagito da disegno animato non è mai invecchiato, anzi, ha subito un’involuzione: è ringiovanito. Dire oggi che ringiovanire è un’involuzione può suonare privo di fondamento scientifico in un mondo che crede la vecchiaia un’evoluzione innaturale.
Quando è apparso per la prima volta sugli schermi del cinema, era il 1928, Topolino appariva come un  uomo filiforme, primitivo e nero, peggiorato dalla mancanza del colore. Un essere antipatico, incontenibile, sadico, con un perenne ghigno aggressivo. L’espressione fisica lo faceva apparire molto più vecchio della sua  età. Con il passare degli anni c’è stata una modificazione del carattere fisico seguita parallelamente e contemporaneamente dal cambiamento della personalità: la mitezza accompagnava una marcata socievolezza e amabilità che lo ha reso simpatico a tutti gli angoli della terra, a prescindere dalla cultura.

Il paleontologo americano Stephen Jay Gould, uno dei più importanti ed autorevoli studiosi dell’evoluzionismo, lo ha osservato e studiato per molti anni, proprio come si fa con i membri di una tribù, e ne ha fatto un ritratto scientifico di tutto rispetto. Nel periodo compreso fra il 1928 e il 1953 le dimensioni degli occhi di Mickey Mouse, ad esempio, sono aumentate di un terzo e più rispetto alle dimensioni che aveva alla sua nascita – gli occhi grandi danno un senso di persona buona, basti pensare a Bambi –, occupando quasi un quarto del  viso che, da non gradevole e spigoloso, si è arrotondato. Le braccia e le gambe accorciandosi sono diventate più proporzionate.

Insomma, Topolino di oggi, a confrontarlo con quello di ieri, ha contraddetto le leggi della natura. Ha avuto una regressione infantile. Come non pensare agli esseri che popolano le cronache, o la realtà in cui è avviluppata la società di queste ore di inizio secolo? Topolino sembra un antenato, un modello dei costumi di oggi. È andato contro tutte le leggi naturali, non si è sposato e non ha avuto figli: un perenne ragazzino fidanzato con Minnie, bighellone in giro per il mondo, lavoratore a progetto, un cococo finalizzato a salvare il mondo dai cattivi – e qui andrebbe capito quanto questo ha influito sull’intera generazione degli anni Sessanta e quella che ne è seguita, la successiva.

Topolino è single a vita, destinato a diventare sempre più giovane e più attraente, con casetta propria. E per fortuna nel mondo dei cartoon non ci sono esigenze di spazio, territorio, piani regolatori, o caroaffitti e carocasa.  Naturalmente la stessa sorte è toccata all’altro animaletto  umano della vicina Paperopoli, Paperino. A quest’ultimo, affinché non ci fosse confusione di stile di vita, Walt Disney ha dato tre nipotini, non tre figli. Una variante.

Nonostante si parli di esseri incastrati nella finzione, Topolino è l’esempio più concreto della realtà di ciò che è avvenuto nella società odierna: deresponsabilizzazione, corsa continua alla giovinezza perenne, una famiglia non famiglia, niente figli, se non proprio lo stretto necessario, con affetti da costruire e smontare all’occorrenza. Vita e amori liquidi, direbbe il sociologo Baumann, cioè cartoni animati liquidi. Tutto in divenire, senza pesi.

E sì, Disney ha ribaltato le leggi dell’evoluzione naturale. Se le osservazioni di Darwin sulla Natura riportano che tutti gli esseri si evolvono, con Topolino l’evoluzione è avvenuta nel senso della giovinezza. Ossia, con libro dell’evoluzione alla mano, nell’esatto contrario delle teorie darwiniane.
Però, a pensarci bene, nonostante Walt Disney non abbia dato figli di cartone a Topolino, gliene ha procurati da padre putativo: tutte le generazioni, dal dopoguerra ad oggi. 
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