L’eccitazione dei francesi

di Gregory Bateson

La linea, di Osvaldo Cavandoli

La linea, di Osvaldo Cavandoli





Figlia -  Papà, perché i francesi agitano sempre le braccia?
Padre  -  Come, agitano le braccia?
-  Voglio dire, quando parlano. Perché agitano le braccia, fanno gesti…?
-  Be’… e tu perché sorridi? O perché qualche volta pesti i piedi?
-  Ma non è la stessa cosa, papà. Io non agito le braccia qua e là, come fa un francese. Credo che loro non possano farne a meno. Che ne pensi?
-  Non so… forse avrebbero difficoltà a smettere… Tu puoi smettere di sorridere?
-  Ma papà, io non sorrido continuamente. E’ difficile smettere quando mi viene da sorridere, ma non mi viene sempre. E poi smetto.
-  Questo è vero… però anche un francese non gesticola sempre allo stesso modo. A volte gesticola in un modo, a volte in un altro… e a volte, penso, smette di gesticolare.
 
-  Cosa pensi? Cioè, che cosa ti viene in mente quando vedi un francese che agita le braccia?
-  Penso che sembra un po’ sciocco, papà. Ma non credo che un altro francese la pensi così; non possono sembrarsi tutti sciocchi a vicenda. Perché, se fosse così, la smetterebbero; non ti pare?
-  Forse, ma questa non è una domanda semplice. Che cos’altro ti fanno venire in mente?
­­­-  Be’… sembrano tutti eccitati…
P  -  Bene… dunque «sciocchi» ed «eccitati».
F­  -  Ma sono veramente eccitati come sembrano? Se io fossi eccitata a quel modo, avrei voglia di ballare o cantare o dare un pugno sul naso a qualcuno… loro invece continuano solo ad agitare le braccia. Non possono essere eccitati sul serio.
­-  Be’… e sono davvero sciocchi  come sembrano a te? E perché tu a volte hai voglia di ballare e cantare e dare un pugno sul naso a qualcuno?
-  Be’, a volte ho voglia di fare così.
-  Forse un francese ha voglia di «fare così» quando gesticola a quel modo.
-  Ma non può aver voglia di fare sempre così, papà, non potrebbe.
-  Vuoi dire… insomma quando il francese gesticola, certamente non si sente come ti sentiresti tu se fossi tu a gesticolare. E certo hai ragione.
-  Allora, come si sente lui?
-  Be’… supponiamo che tu stia parlando con un francese e che lui stia agitando le braccia di qua e di là, e poi nel bel mezzo della conversazione, dopo che tu hai detto qualcosa, lui smetta improvvisamente di gesticolare e parli soltanto. Che cosa penseresti? Che ha semplicemente smesso di essere sciocco ed eccitato?
-  No… mi spaventerei. Penserei di aver detto qualcosa che lo ha offeso, e forse potrebbe essere arrabbiato sul serio.
-  Già… e forse avresti ragione.
 
-  D’accordo… allora smettono di gesticolare quando cominciano ad arrabbiarsi.
-  Un momento. Dopotutto il problema è di sapere che cosa un francese dice a un altro francese col suo gesticolare. E abbiamo già un pezzo della soluzione: …gli dice qualcosa su ciò che prova nei confronti dell’altro tizio. Gli dice che non è arrabbiato sul serio… che vuole e può essere ciò che tu chiami «sciocco».
-  Ma… no… questo non ha senso. Non può fare tutto quel lavoro per poter dopo dire all’altro tizio che è arrabbiato solo tenendo le braccia ferme. Come fa a sapere che dopo si arrabbierà?
-  Non lo sa. Ma per ogni evenienza…
-  No, papà, non ha senso. Io non sorrido per poterti dopo dire che mi sono arrabbiata smettendo di sorridere.
-  E invece, credo che questo sia uno dei motivi per cui si sorride. E ci sono molte persone che sorridono per dirti chenon sono arrabbiate… quando invece lo sono davvero.
-  Ma questo è diverso, papà. E’ un modo di dire le bugie con la faccia. Come quando si gioca a poker.
-  Sì.
 
-  Dov’eravamo rimasti? Tu non trovi sensato che i francesi fatichino tanto per dirsi l’un l’altro che non sono arrabbiati o offesi. Me dopo tutto qual è l’argomento di gran parte delle conversazioni? Voglio dire tra gli americani?
-  Ma, papà, un sacco di cose… baseball e gelati e giardini e giochi. E la gente parla di altra gente, e di se stessa e dei regali avuti per Natale.
-  Sì, sì ma chi ascolta? Voglio dire… d’accordo, parlano di baseball e di giardini. Ma si scambiano informazioni? E, se sì, quali informazioni?
-  Certo… quando torni dalla pesca e io ti chiedo: «Hai preso qualcosa?» e tu dici: «Niente», io nonsapevo che non avevi preso niente prima che lo dicessi.
-  Uhm.
 
-  D’accordo… tu hai parlato della pesca… argomento su cui sono suscettibile… e c’è allora un silenzio, un arresto nella conversazione… e quel silenzio ti dice che non mi piacciono le battute sui pesci che non ho preso. E’ proprio come il francese che smette di gesticolare quando è offeso.
-  Scusami, papà, ma tu dicevi…
-  No… aspetta un momento… non confondiamo le cose scusandoci… domani andrò di nuovo a pescare e saprò ancora che è improbabile che prenda qualcosa…
-  Ma, papà, tu hai detto che tutto nella conversazione si riduce a dire agli altri che non si è arrabbiati con loro…
-  Ho detto così? No… non tutto nella conversazione, molto però sì. A volte, se i due interlocutori hanno voglia di ascoltare con attenzione, è possibile fare qualcosa di più che non scambiarsi saluti e auguri. Si può addirittura fare di più che scambiarsi informazioni: i due possono persino scoprire qualcosa che nessuno dei due prima sapeva.
 
-  Comunque la maggior parte delle conversazioni riguardano solo se i due sono arrabbiati o cose del genere. Si danno un gran da fare per dirsi l’un l’altro che sono amici… il ché talvolta è una bugia. Dopo tutto, che succede se non viene loro in mente niente da dirsi? Si sentono tutti a disagio.
-  Ma non è un’informazione anche quella, papà? Cioè… informazione che essi non sono arrabbiati?
-  Certo, sì. Ma è un’informazione di tipo diverso da ‘il gatto è sul tappeto’.
 
-  Papà, perché la gente nondice semplicemente:  «Non ce l’ho con te» e la pianta lì?
-  Ah, ora arriviamo al vero problema. Il punto è che i messaggi che ci scambiamo coi gesti sono in realtà una cosa diversa da qualunque traduzione in parole che possiamo dare di quei gesti.
-  Non capisco.
-  Voglio dire… per quanto si dica a qualcuno, impiegando solo parole, che si è o non si è arrabbiati non è la stessa cosa  che dirglielo con i gesti o con il tono della voce.
-  Ma, papà, non si possono dire parole senza un tono di voce, no? Anche se uno usasse meno tono possibile, gli altri sentirebbero che lui sta esitando… e questo sarebbe una specie di tono, no?
-  Sì, penso di sì. Dopo tutto è quello che ho detto poco fa sui gesti… che il francese può dire qualcosa di particolare smettendo di gesticolare.
 
-  Ma allora che cosa intendo dire quando affermo che «parole pure e semplici» non possono mai portare lo stesso messaggio dei gesti… se non esistono «parole pure e semplici»?
-  Be’, le parole potrebbero essere scritte.
-  No… questo non risolverebbe la difficoltà, perché le parole scritte hanno lo stesso un qualche ritmo e hanno lo stesso enfasi. Il punto è che non esistono parole pure e semplici. Vi sono soltanto parole con gesti o con tono di voce o con qualcosa del genere. Invece, naturalmente, gesti senza parole sono abbastanza comuni.
 
-  Papà, perché quando ci insegnano il francese a scuola non ci insegnano ad agitare le mani?
-  Non lo so, non lo so davvero. Questo è forse uno dei motivi per cui è spesso così difficile imparare le lingue.
 
-  Comunque, son tutte sciocchezze. Cioè, che la lingua sia fatta di parole è tutta una balordaggine… e quando ho detto che i gesti non potrebbero essere tradotti in «parole pure e semplici», ho detto una balordaggine, perché non esistono «parole pure e semplici». E tutta la sintassi e la grammatica e tutta quella roba lì è una balordaggine. E’ tutto basato sull’idea che esistano le «parole pure e semplici»… e invece non ci sono.
-  Ma, papà…
-  Ti dico… che dobbiamo ricominciare tutto daccapo e supporre che una lingua sia prima di tutto un sistema di gesti. Dopo tutto gli animali hannosolo gesti e toni di voce… e le parole furono inventate più tardi. Molto più tardi. E dopo si inventarono i professori.
-  Papà?
-  Sì?
F  -  Sarebbe una buona cosa se la gente lasciasse perdere le parole e ricominciasse a usare solo i gesti?
-  Mah… non lo so. Naturalmente in quel modo non sarebbe possibile fare nessuna conversazione. Potremmo solo abbaiare, o miagolare, e agitare le braccia qua e là, e ridere e brontolare e piangere. Ma potrebbe essere divertente… la vita sarebbe come una specie di balletto… dove i ballerini si farebbero la musica da sé.
Verso un'ecologia della mente, Gregory Bateson