La Gran Vecchia






La Gran Vecchia morì di domenica, ventisei agosto del millenovecento, ultimo giorno di una settimana ch’era tutta stata di ferocissimo sole.

Invano gli uomini imploravano cantando in coro e sonando forte l’organo: il cielo era rimasto immobile, le sorgenti su per la montagna screpolata morivano e i fiori nei giardini stavan secchi come sotto le campane di vetro dei cassettoni. Si spaccavano le pietre dal caldo contro il ventre delle lucertole, gli uomini guardavano imbambolati la donna da lontano.

Perché gli usignoli eran caduti morti dalla cima dei lecci, le cicale stridevano anche la notte.

Il giorno che morì la Gran Vecchia, la luce tesa del cielo per il gran sforzo s’era fatta bigia verso il vespero e purpurea un istante, poi nera tutt’a un tratto appena caduto il sole: questa fu l’ora che cominciò quella morte, sotto poche stelle pesanti.

La morte della Gran Vecchia fu memorabile.
Accadde di domenica, come ho detto, o forse lunedì; questo non essendosi saputo al momento non si è potuto sapere mai e non sta scritto con certezza che nei registri del mondo di là.

La mattina del ventisei agosto la Gran Vecchia non fu vista alla messa di mezzogiorno e il suo posto rimase vuoto, il che non era mai avvenuto nessuna domenica nei dodici anni da quando lei era venuta a stabilirsi a Colonna; che fanno più di seicento messe…

Abitava fuori del paese, in una villa detta La Coronata. Poco prima dell’Ave Maria dalla Coronata fu mandato a chiamare il medico del paese: era la prima volta in dodici anni e fu l’ultima...
Gente nel tempo, Massimo Bontempelli, prima edizione