Il bello, il brutto e il cattivo dei soldi

di Francesco Panaro Matarrese

  «Vi prego, tiratemi fuori dal debito o sarò costretto a rovinarci tutti»

«Vi prego, tiratemi fuori dal debito o sarò costretto a rovinarci tutti»


(Terza parte)

Uno dei peggiori inganni provocati alle ultime generazioni, dal dopoguerra ad oggi, è stato originato dal sistema culturale scolastico e dai mezzi di comunicazione di massa: non hanno raccontato che il genio malvagio spesso, se non sempre, ha le sembianze del genio buono e, apparentemente, un genio ragionevolmente buono può apparire malvagio. Però, che non sia preso alla lettera, non ci sono regole per individuare a colpo d’occhio chi abbiamo davanti.

Il sistema culturale ha diretto l’attenzione di estese masse sociali, con risultati sorprendenti, su pericolosi nomi della storia passata. La semplicità di linguaggio di James Hillman aiuta a capire:

«…Uno svantaggio è che, concentrandoci sui peggiori, delinquenti di minor calibro e assassini meno efferati sfuggono tra le maglie. Guardando Hitler così da vicino – scrive Hillman nel  Codice dell’anima –, potremmo lasciarci sfuggire il demonio che è accanto a noi. Ogni giorno, multinazionali e apparati statali senza volto prendono decisioni che sconvolgono intere collettività, rovinano centinaia di famiglie e distruggono la natura.

Ci sono psicopatici che si accaparrano il favore delle folle e vincono le elezioni. Lo schermo del televisore, con la sua camaleontica versatilità nel mostrare qualsiasi cosa faccia l’audience, favorisce il distanziamento, l’indifferenza e il fascino di facciata, e altrettanto fanno i luccicanti e ben oliati meccanismi del successo propri della struttura politica, giuridica, religiosa e finanziaria. Chiunque salga in alto in un mondo che venera il successo dovrebbe riuscire sospetto, perché questa è l’età della psicopatia.

Oggi lo psicopatico non si aggira furtivo come un topo di fogna nei vicoli bui, come nei film di gangster degli anni Trenta, ma fila nelle macchine blindate durante le visite di Stato, amministra intere nazioni, invia rappresentanti alle Nazioni Unite. Hitler, in un certo senso, è vecchio stile e potrebbe distoglierci dal vedere in trasparenza la maschera che il demoniaco indossa oggi, e indosserà domani. Il demoniaco, che è fuori dal tempo, tuttavia entra nel mondo travestito da contemporaneo, vestito per uccidere».

Come si diceva, a parte le immagini bibliche, demoniache, che la scrittura di Hillman evoca, questo è accaduto negli ultimi sessant’anni con insistenza, ma ad osservare la storia con una piccola lente d’ingrandimento è possibile vedere che il sistema è molto più antico di come appare.

Prima ancora  dell’età moderna della comunicazione le favole costruivano la forma delle menti, chi non ricorda che il male è nelle sembianze di un lupo cattivo? Nei grandi racconti epici gli eroi, sinonimo di uomini buoni e giusti, sono belli. Nelle facce e nei corpi dei cattivi, invece, c’è sempre qualcosa che non va, una stortura che chiarisce subito con chi si ha a che fare. E' il modello che lo impone.

Gli esseri umani pericolosi e malefici vengono selezionati dalla mente prima per la loro forma fisica. Il giudizio su una persona viene dato sulla base di come appare: Se non è sorridente, se non è cortese e, in più, ha una brutta faccia o un brutto fisico, sicuramente non ci si può aspettare nulla di buono.

Mentre eravamo in coda alla cassa del supermercato, dietro a due uomini di carnagione olivastra, magri, con facce cotte dal sole, barba non fatta, sopracciglia foltissime e nere, abiti scuri da lavoro, quindi non stirati di fresco e soprattutto con un evidente accento del Sud-est europeo, Marta, la mia cara e giovanissima amica di undici anni, era molto agitata, voleva cambiare la fila. Non capivo il motivo di tanta inquietudine. Uno dei due signori, vedendoci solo con due prodotti da pagare ci ha invitato a passare avanti per far prima, con un sorriso e una cordialità che difficilmente si può ritrovare nei nostri connazionali.

Usciti dal negozio Marta mi ha confessato che aveva avuto timore dei due signori. Non è esagerato dire che era terrorizzata. Faticosamente ha capito che potevano essere, erano persone normali, cortesi, più gentili della media. Non si dice niente di nuovo se si afferma che l’informazione, la comunicazione, gli strumenti della cultura di massa  insegnano sistemi lombrosiani. Gli esempi sarebbero infiniti.

La cultura ha indicato persone, luoghi, storia e spauracchi sbagliati, falsi. Ha costruito fobie di massa per distogliere l’attenzione da suadenti e gentili signori ben vestiti di blu e di nero, piazzati  in posti chiave, nei sistemi nevralgici dell’economia e della finanzia  e della politica mondiale, in camicie bianche, immacolate, simili ad angeli del paradiso al servizio delle buste-paga di sterminate  tribù di risparmiatori ignari. Mentre cerchiamo di allontanarci dai  mostri che si hanno al fianco nel bar o in stazione, simpatici e convincenti signore e signori di tutte le età, con facce e corpi più o meno attraenti, decidono il destino di miliardi di persone. Intanto che, giorno per giorno, si indicano gli orrori del nazifascismo, sfuggono gli olocausti in atto, ora per ora, nelle varie regioni del mondo.

Eppure ad osservarli adeguatamente questi individui, questi gruppi, queste compagnie che decidono i prezzi delle vite delle persone, che scrivono leggi, che impastano i biscotti per le prime colazioni e programmano le campagne pubblicitarie, ad osservalo questo  esiguo numero di persone, questa èlite tradisce la presenza e la pressione dei peggiori impulsi del subconscio. Stanno trattenendo qualcosa della propria personalità? Cercano di nascondere la loro vera natura e quella dei loro padroni, delle loro lobby?

«Chi ha occhi per vedere e orecchi per intendere, si convince che ai mortali non è possibile celare nessun segreto. Chi tace con le labbra chiacchiera con la punta delle dita, si tradisce attraverso tutti i pori. Perciò il compito di render coscienti le cose più nascoste dell’anima è perfettamente realizzabile». È Freud che parla, nel Caso clinico di Dora.
Continua, fine terza parte

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