Giallo a Cambridge

di Francesco Panaro

Fontana ritratto da Mulas

Fontana ritratto da Mulas





L’attizzatoio giace ormai freddo nel suo rigor mortis davanti al grande camino. Giace supino, vittima inconsapevole e arma del delitto nella calda sala di mobili di rovere, muri di scaffali di quercia scricchiolanti per il tarlo del pensiero che lento migra dai legni antichi fin nella carta stampata dei tomi. Quel tarlo inesauribile che rimugina costante sulle certezze umane fino a renderle polvere. Dai sigari e dalle pipe salgono immobili e attoniti fili di fumo fermo e imbarazzato: non si era mai visto un gesto così grave nel sacro Moral Science Club (MSC) di Cambridge. Va bene, va bene, un nome eccessivamente impegnativo per un circolo di filosofi e studenti di ateneo.

Quella sera del 25 ottobre del 1946, alle 20,30, erano più o meno tutti lì i membri, al King’S College, in un’aula dell’ala Gibbs, al numero 3, scala H. Quella famosa, fumosa, oscura  sera l’invitato era il dottor Karl Popper, venuto da Londra per una conferenza dal titolo apparentemente non pericoloso e inoffensivo per noi mortali del pensiero: «Esistono problemi filosofici?». Nel pubblico c’era il professor Ludwig Wittgenstein, presidente dell’umile circolo e sfolgorante filosofo di quei giorni, e Bertrand Russell, il nome più importante di cui l’università si fregiava. Filosofo e attivista radicale, nonché méntore di Ludwig quando ancora non era Wittgenstein: Bertrand gli aveva ceduto per pochi minuti la sua sacra poltrona di professore per fargli  esporre le sue tesi. Anche Keynes manifestava stima assoluta al nascente Ludwig. Ma quei giorni erano troppo lontani e quella sera del ‘46  di ruggine fra Bertrand e Ludwig se n’era accumulata molta ormai.

Il tranello a Wittgenstein fu teso dal vecchio volpone Russell – conoscendo l’irascibilità del suo ex pupillo – sapendo che lo spettacolo quella sera non sarebbe mancato? Sicuramente sì. Di testimoni quella sera ce n’erano tanti e autorevoli, e sentiti poi, a distanza di anni, un po’ tutti hanno ammesso che Popper aveva tutta l’intenzione di provocare Wittgenstein e non  ci sono dubbi che Bertrand Russell di Popper ne aveva fatto un solido alleato contro l’ingombrante nume di Cambridge.
In quei giorni Popper era stato nominato lettore di logica alla London School of Economics (LSE) e da poco era tornato dalla Nuova Zelanda, lì era stato docente per la durata della seconda guerra mondiale.
E’ un po’ difficile ricostruire la “scena del delitto” di quella sera, anche perché sull’attizzatoio non furono rilevate le impronte digitali del più furioso diverbio che la storia dei filosofi ricordi, però sappiamo che vi furono sonori scambi di battute sulla sostanza della filosofia fra Karl che si chiedeva se esistessero veramente problemi filosofici e Ludwig, il quale affermava che esistevano solo rompicapi. Fra Popper definito da Arne Petersen il Socrate del nostro tempo e Wittgenstein che pensava ai dialoghi socratici come a uno spaventoso spreco di tempo.

Di quella sera all’3H, si narra che la singolar tenzone non è durata più di dieci minuti e che il confronto fra i due era naufragato quando improvvisamente Wittgenstein si sentì sovrastato dalla logica di Popper. Sappiamo che Wittgenstein quella sera sosteneva che la filosofia deve solo concentrarsi sullo studio del linguaggio, per Popper invece aveva la responsabilità di sciogliere le grandi questioni della vita e della morale. Ossia, per Karl i filosofi sono come ingegneri dediti a risolvere problemi di progettazione e costruzione di ponti, per Ludwig, invece, la filosofia tradizionale è dedita a porsi pseudo-problemi per ottenere pseudo-risposte.

Insomma, al 3H del King’s College la sera di 64 anni fa ci furono pochi minuti di confronto che franarono quando Wittgenstein, agitando l’attizzatoio, ebbe un moto di stizza verso Popper e Russell che, a suo dire, lo fraintendeva. E prontamente Russell gli aveva risposto: «Sei tu che fai confusione». In un momento di rabbia Ludwig lanciò per terra l’attizzatoio – che peccato – e andò via, lasciando la sedia vuota e i numi del pensiero tutti lì, come comuni mortali, con Popper che rispondeva ad una domanda che non era stata fatta: «Non minacciare i conferenzieri in visita con un attizzatoio». Un momento di formidabile dialettica, dove la filosofia accende gli uomini fino alla violenza fisica.

E oggi? Oggi che non ci rimane nemmeno quel povero attizzatoio allo stesso tempo testimone, arma e vittima della filosofia?
Popper forse è stato quasi dimenticato dai filosofi ma ha molta credibilità da una parte politica della fine del Novecento, e Wittgenstein è rimasto il grande e oscuro Wittgenstein. Ancor oggi, torme di cultori di tutte le età, si accingono a dare le risposte agli enigmi filosofici che il maestro ha lasciato in eredità.
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