All’asta dei filosofi

di Luciano di Samosata

Zeus
– Tu disponi le sedie e prepara la sala per il pubblico che sta arrivando. Tu, invece, porta qui i filosofi e mettili in fila, ma prima falli belli. Un’attrattiva per quanto più gente possibile. E tu Ermes bandisci l’asta e chiama i clienti.
Ermes – Gli interessati all’acquisto sono pregati di trovarsi subito al banco, e in bocca al lupo a tutti! Metteremo in vendita filosofi di ogni sorta e delle più svariate scuole. Se poi c’è qualcuno che non ha subito i denari da sborsare, pagherà l’anno prossimo, basta che porti un garante.
Zeus – Sono in molti ad arrivare, non perdiamo tempo, non teniamoli qui inutilmente, iniziamo con la vendita.
Ermes – Chi vuoi che esponiamo per primo?
Zeus – Questo capellone qui, lo ionico. Ha un’aria molto rispettabile.
Ermes – Ehi pitagorico, scendi giù e fatti vedere dalla gente qui riunita.
Zeus – Fai il bando.
Ermes – Metto in vendita la più nobile e santa delle vite. Chi vuole comprare? Chi vuole essere un uomo superiore? Chi vuole conoscere l’armonia del tutto e resuscitare?
 
Compratore – Di aspetto non è male, ma che cosa sa fare?
Ermes – Aritmetica, astronomia, parole in libertà, geometria, musica, stregoneria. Davanti ai tuoi occhi hai un fuor fior d’indovino.
Compratore – È possibile fare qualche domanda?
Ermes– Prego e buona fortuna!
Compratore – Da dove vieni?
Pitagora – Da Samo [Isola in cui nacque Pitagora. Il filosofo pitagorico parla in ionico imitando].
Compratore – Dove hai studiato?
Pitagora – In terra d’Egitto, appo i sapienti del luogo.
Compratore – Dimmi, se ti compro, cosa mi insegni?
Pitagora – Non ti insegnerò alcunché, ma ti porterò a ricordare.
Compratore – In che modo, scusa, mi farai ricordare?
Pitagora – In primo luogo, rendendo nuda la tua anima e detergendone la lordura che si è depositata.
Compratore – Allora fa’ conto che io sia già bello che pulito, come farò a ricordare?
Pitagora – Prima di tutto con un lungo periodo di pace e di silenzio e cinque interi anni senza proferire verbo.
Compratore – Allora, bello mio, vedi di andare ad insegnare al figlio di Creso [Erodoto racconta che uno dei figli di Creso era muto…]. A me piace chiacchierare, non fare la statua. Comunque cosa succede dopo il silenzio e la quarantena?
Pitagora – Ti eserciterai nel canto e nella geometria.
Compratore – Bella roba! Per essere sapiente mi tocca prima fare il cantante!
Pitagora – Poi, dopo coteste discipline dovrai acquisire l’arte del far di conto.
Compratore – Ma io so già contare.
Pitagora – Come computi?
Compratore – Uno. Due, tre, quattro.
Pitagora – Lo vedi? Egli cotesto che a te sembra quattro, è dieci, il triangolo perfetto, il nostro giuramento. [Per i Pitagorici il quattro era dieci perché la somma di esso e dei tre numeri che lo precedono è dieci…]
Compratore – Ebbene, per il più solenne dei giuramenti, il quattro, giammai udii discorsi più sacrosanti!
Pitagora – In un secondo tempo, amico, della terra, dell’aria, dell’acqua e del fuoco conoscerai quali siano i movimenti, quale la forma, come si portino.
Compratore – Perché, il fuoco, l’aria, l’acqua, hanno una forma?
Pitagora – Sì, e che ben si appalesa, giacché ciò che è del tutto informe non ha potestà di muoversi. In seguito conoscerai che dio è numero, mente e armonia.
Compratore – Che cose fantastiche dici!
Pitagora – Oltre  a quanto da me già espresso, saprai che tu stesso sembri un unico individuo, ma che una cosa è quello che appari, altro quello che sei.
Compratore – Ma cosa dici? Sono altro e non questo qui che sta parlando con te?
Pitagora – Ora tu sei cotesto, ma un tempo ti manifestavi in un altro corpo e sotto un altro nome. E col tempo, novellamente, trasmigrerai in un altro essere [riferimento alla concezione pitagorica dell’anima e alla teoria della metempsicosi, uno dei cardini della sua filosofia]
Compratore – Vuoi dire che sarò immortale e prenderò vari aspetti?
Pitagora – Ma lasciamo perdere. Con la dieta come la metti? [Io] Carne animale non ne mangio, mangio tutto il resto se si escludono le fave [uno dei divieti rituali dei Pitagorici legati alla teoria della metempsicosi e alla possibilità che le anime si reincarnino].
Compratore – E perché? Le fave ti fanno schifo?
Pitagora –  Menomamente, ma non sacre, e meravigliosa è la natura! In primo luogo sono tutto seme; inoltre, se sbuccerai una fava ancor verde, ti accorgerai che è simile nella forma ai genitali dell’uomo. E poi la lascerai cotta sotto i riflessi della luna per un numero fisso di giorni, ne farai sangue. Ma cotesta è la cosa di gran lunga più importante: è costume degli Ateniesi scegliere i magistrati con le fave.
Compratore – Che bel discorso che ha i fatto, sembravi un sacerdote! Ma spogliati, voglio vederti nudo. Per Eracle, ha una coscia d’oro! [Uno dei particolari leggendari sulla vita di Pitagora]. Sembra un dio, altro che uomo. Lo comprerò senz’altro. A quanto lo vendi?
Ermes – A dieci mine
Compratore – Affare fatto
Zeus – Scrivi il nome e l’indirizzo del tipo che l’ha comprato.
Ermes – Sembra che venga dall’Italia, Zeus, dalle parti di Crotone, o Taranto, comunque dalla Magna Grecia. E non è solo, lo hanno comprato insieme circa in trecento.
Zeus – Lo portino via. Tiriamone fuori un altro.
Ermes – Vuoi il sudicione del Mar Nero?
Zeus – Proprio lui. (…)
 
Luciano di Samosata, I filosofi all’asta. Traduzione dal greco di Chiara Ghirga e Roberta Romussi.