Chimerica corriera

di Francesco Panaro Matarrese





Mi sfiorò la corriera all’improvviso;
e prima che pensassi di gridare:
«Ferma! Vengo pure io oltre la frontiera!»,
 
era passata a volo sollevando
un turbine di opaco polverone,
scomparendo alla vista: belle ignote
contro i vetri di bambole le gote,
e il postiglione con la lunga frusta
che fulminava a fuoco la quadriglia…
 
Passò ancora in un vortice di neve,
e passò nell’estivo polverone.
Poi si fece vedere
sempre più raramente,
con i cavalli alati e il postiglione
un’ombra con la frusta alta nel cielo;
 
e quando la mia voce
fu così forte da coprir le ruote
la frusta e le cantanti sonagliere,
non passò più né lenta né veloce…
 
Eppure certe sere
quando sono più stanco e ancor più bianco,
e l’antica ferita
mi si torna ad aprire ed a dolere;
 
se aguzzo un po’ le orecchie
odo ancora venire da lontano,
ma è un sussulto del sangue o forse un tuono,
come un fievole suono,
dal fondo della via o della mia vita
che senza averla mai raggiunta
ho per sempre smarrita:
 
non può essere che il vostro, sonagliere,
in viaggio per chimeriche frontiere.

Corrado Govoni