La felicità, secondo Hitchcock

di Francesco Panaro Matarrese


















Domanda – Signor Hitchcock, qual è la sua definizione di felicità.

«Un orizzonte pulito, nulla di cui preoccuparsi sulla tavola. Solo cose creative, non distruttive. Questo dentro di te, perché, dentro di me, non sopporto i battibecchi, non sopporto tensioni fra le persone. Penso che l’odio sia solo energia sprecata. Non è affatto produttivo. Sono molto sensibile. Una parola tagliente...

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...detta da una persona di brusco carattere, fa male per giorni, specie se detta da qualcuno che mi è vicino. So che siamo solo umani, siamo fatti così, siamo stimolati da questo genere di emozioni, chiamiamole anche negative… ma quando le rimuoviamo, tutte quante, e guardiamo davanti a noi, (vediamo che) la strada è vuota, pulita, e finalmente potremo creare qualcosa. Credo che questo sia quanto di più felice per me io possa mai volere».