La mistica del web

di Michele Marsonet

L'orologio del cosmo secondo Keplero

L'orologio del cosmo secondo Keplero







Come si configura la politica nell’era di Internet? E’ impossibile sottovalutare l’impatto che il suo avvento ha avuto sulla vita quotidiana. Non siamo certo lontani dal vero dicendo che ha prodotto sia una nuova visione del mondo, sia un modo diverso di sviluppare i rapporti tra gli esseri umani.
 
Potente elemento propulsivo della globalizzazione, Internet ha letteralmente cambiato la realtà circostante, e non solo gli schemi concettuali che elaboriamo per interpretarla. E’ in un certo senso diventato esso stesso realtà, dando così ragione – a posteriori – a Jacques Ellul, Marshall McLuhan, e a tutti coloro che nel secolo scorso avevano delineato le caratteristiche della cosiddetta “società tecnologica”. Era pure naturale attendersi che gli effetti si sarebbero manifestati in maniera pervasiva anche nella sfera della politica.
 
Cos’è in fondo, quest’ultima, se non comunicazione destinata a convincere gli altri circa la bontà di un progetto volto a governare la società nel suo complesso? L’abilità comunicativa gioca in tale contesto un ruolo davvero essenziale. Anche gli antichi lo sapevano. Senza tuttavia immaginare che, in un futuro che è poi la nostra epoca, sarebbe stato possibile automatizzare i processi comunicativi sino al punto di eliminare o quasi le barriere poste dallo spazio e dal tempo.
 
Le possibili conseguenze politiche di questo processo, che si è sviluppato in maniera molto rapida (se confrontato con i tempi della storia), in Italia sono divenute particolarmente visibili grazie all’esplosione del fenomeno M5S. Ci colpiscono senza scampo perché il movimento di Grillo non sarebbe ciò che è in assenza della Rete, e se i suoi seguaci non considerassero la Rete stessa quale giudice supremo del loro agire pubblico. Può tuttavia il mondo funzionare come Internet?
 
Secondo i sostenitori dell’Internet-centrismo sì, poiché essi concepiscono la Rete come una forza stabile e monolitica che domina qualsiasi ambito della società contemporanea, forgiando addirittura la realtà a propria immagine e somiglianza. Da ciò consegue il “soluzionismo”, secondo il quale i problemi politici e quelli della vita quotidiana si possono risolvere al meglio pensando a cosa Internet ci chiederebbe in certe circostanze. Dal momento che il Web funziona (bene) in un certo modo e possiede regole precise, bisogna adeguarsi e far sì che ogni altra cosa si comporti alla stessa stregua.
 
Il risultato è la nascita di una sorta di religione o di mistica del Web, che porta gli adepti a credere con incredibile sicurezza di essere giunti alla “fine della Storia” nel momento di massima espansione della tecnologia. Si può però notare che le tecnologie digitali non contengono soluzioni già pronte ai problemi sociali e politici che esse creano. Di qui l’invito a non pensare che la complessità della politica si possa superare con lo “streaming” continuo o con un semplice “click” sulla tastiera del computer.
 
Non è detto che, per riflettere sui rapporti sempre più stretti tra Web e politica, occorra essere specialisti del tema (oppure – il che accade spesso – fingere di esserlo). Il vecchio buon senso aiuta sempre, anche in questo caso, e ragionamenti terra terra possono risultare utili al pari di volumi e articoli che il mondo accademico continua a sfornare con ritmo incessante.