Hau, lo spirito del dono

di Francesco Panaro

Cavallo di Troia, giocattolo, John Burnett

Cavallo di Troia, giocattolo, John Burnett






«Sono state le nostre società occidentali a fare, assai di recente, dell’uomo un “animale economico”. Ma  ancora non siamo diventati tutti esseri di questo genere. […] L’uomo è stato per lunghissimo tempo diverso, e solo da poco è diventato una macchina, anzi, una macchina calcolatrice».
Marcel Mauss


«Nessuna mente è libera dagli effetti del condizionamento precedente che viene imposto attraverso le rappresentazioni, il linguaggio e la cultura che le sono proprie. Noi pensiamo per mezzo di una lingua; organizziamo i nostri pensieri in base ad un sistema che è condizionato, sia dalle nostre rappresentazioni sia dalla nostra cultura; e vediamo solo quello che le convenzioni sottostanti ci permettono di vedere, senza essere consapevoli di tali convenzioni».
Serge Moscovici
 
«La “cultura” è una sezione finita dell’infinità priva di senso dell’accadere del mondo, alla quale viene attribuito senso e significato dal punto di vista dell’uomo».
Max Weber




«Ho un’amica che fa le pulizie in un servizio pubblico. Quando è in congedo di maternità faccio la supplenza. Allora prendo un salario di 30000 franche CFA (=85 euro) al mese: questo succede una volta ogni due anni in media. Grazie alle ferie, faccio dei rimpiazzi per un mese.
 
Ho anche un altro parente molto importante per me. È un sarto. Siamo cresciuti insieme, nella stessa strada. Quando devo far fare un vestito per me o per i miei bambini porto il tessuto e le guarnizioni necessarie a confezionarlo. Non mi domanda niente in cambio. In effetti ho due sarti. Noi ci siamo talmente frequentati che siamo diventati dei parenti. Quando il primo si è sposato mi ha presentato ufficialmente come sua cognata. Quando organizza una cerimonia familiare sono io che mi occupo di tutta l’organizzazione della festa.
 
Quando i suoi figli vengono da me a farmi visita, gli faccio dei regali, un pezzo di tessuto e dei soldi. Il padre sta attento che non mi facciano visita troppo spesso, preoccupato di evitarmi tutti questi pesi. Conosce la situazione, sa che spesso devo andare a prestito per fare dei regali. Ciò nonostante quando non vengono per molto tempo vado io stessa da loro e distribuisco degli spiccioli a tutti. Conto anche su un elettricista nelle mie relazioni. Siamo cresciuti insieme, mangiava gratuitamente da noi quando era più giovane. Io non mi sono mai confidata con lui, ma non mi ha mai fatto pagare niente e fa tutte le riparazioni che voglio.
 
Lui sa che la mia mano non può raggiungere la mia schiena (espressione che, in wolof, significa essere di condizione molto modesta). Io beneficio così degli investimenti che la mia famiglia ha fatto nel passato. È la stessa cosa con il falegname: egli frequenta talmente la mia famiglia paterna che mi considera una sorella e non mi domanda niente in cambio quando fa qualche cosa per me. Mi ha appena fatto una tavola gratuitamente. Tre mesi fa mi aveva gentilmente regalato un letto.
 
I venditori di carbone sono per la maggior parte degli stranieri. Ma il carbonaio dell’angolo, di cui non conosco la famiglia che è restata in Guinea, è anche lui un parente per me. Mi presta del denaro o del carbone. (…) Io gli offro spesso dei piatti o dell’acqua fresca. Fa parte della mia famiglia. Quando organizzo una festa famigliare lui è presente, è lui che mi dà il carbone per cucinare. Per tutti i problemi di salute della famiglia, io ricorro anche ad un amica infermiera. Quando i miei bambini sono malati mi dà gratuitamente delle medicine. Se non ne ha, le chiede ad un'altra infermiera; è solamente se anche questa non ne ha, che sono obbligata a pagare la ricetta. Una volta ho venduto un braccialetto per pagare le medicine. Questo mi è successo solo una volta.
 
Ho sempre potuto rivolgermi a un parente o a un amico perché i miei bisogni fossero soddisfatti. Ho amici nella maternità cui posso domandare in caso di bisogno per ottenere tutte le medicine necessarie. In più durante le gravidanze, ricevo molti visitatori che mi faranno numerosi regali. Posso allora fare delle economie per certe spese. Sono spesso invitata a cerimonie, matrimoni, funerali, battesimi e faccio sempre dei regali ai miei ospiti. Il mio partner raddoppia sempre ciò che ho messo quando viene l’occasione di ricambiare.
 
La somma che io verso e le scadenze dei rimborsi dipendono dalla qualità delle relazioni. Se la relazione non è forte sono obbligata a pagare il mio debito il giorno stesso della cerimonia famigliare. Se non ho i soldi da restituire devo ricorrere a una terza persona per saldare il mio debito. Se invece si tratta di un amico o di un parente molto stretto posso differire il pagamento. Posso fare la visita un’altra volta senza che questo dia ombra alle nostre relazioni».
Mahjid Rahnema, Intervista ad una donna di Dakar, in EC.CO.MI. Economia di Condivisione e Microcredito. “Un piatto di riso”.


IL PARADOSSO DEL DONO 
● la restituzione, anche quando ci sarà, deve rimanere nascosta, innominata. Se offro una cena a degli amici e al loro arrivo gli dicessi vi ho invitato perché mi attendo che voi facciate altrettanto la settimana prossima, rischio di soffocare la dimensione di dono e addirittura di impedire una restituzione.
 
● La restituzione sebbene generalmente sia presente non è certa. C’è quindi una dimensione di rischio in ogni dono e contemporaneamente una attestazione di fiducia. La generazione di fiducia implicita nel dono è ciò che crea legame sociale, che permette la società.
 
● La restituzione è generalmente distante nel tempo. Più è lontana e più emerge la dimensione di gratuità. Più è vicina e più si avvicinerebbe a uno scambio.
 
● La restituzione ci può essere anche quando non è richiesta o voluta.
 
● Il controdono è generalmente superiore al dono ricevuto. In questo modo ci si scambia delle relazioni di debito e di dipendenza. Il dono aborre l’equilibrio. Con il controdono c’è una inversione di ruoli tra debitore e creditore, ma si mantiene il disequilibrio iniziale che è necessario per mantenere il vincolo della relazione.
Il dono che non è mai saldato, si basa su una disuguaglianza, o su una asimmetria alterna, su uno stato di debito accettato volontariamente. In questo rompe con il narcisismo individuale.
 
● Il dono crea una relazione di obbligazione. Proprio in questo si distingue dallo scambio mercantile che mirando all’uguaglianza e allo scambio di equivalenti mira a sottrarci al vincolo della relazione. Dopo lo scambio ognuno è più autonomo di prima. Per l’uomo moderno individualista il debito è intollerabile. Il Canada ha proibito le forme di potlàc perché pericoloso per l’attività economica e per la morale.
 
● Infine il dono non lascia immutati i due soggetti – donatore e ricevente – ma entrambi si sentono gratificati e arricchiti.


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Hau – La teoria indigena dello hau è raccontata dal saggio maori Tamati Ranaipiri: la qualità intrinseca degli oggetti scambiati e della loro intima relazione con le persone.

Teoria di Mauss:
Qual è l’energia della cosa che porta il donatario a ricambiare?
Marcel Mauss ha individuato che quell’energia e lo hau, lo spirito del dono che anima il taonga, ossia l’oggetto. Il potere spirituale dello hau trasforma il donatario in donatore.
Lévi-Strauss non condivide la visione di Mauss perché ritiene che lo hau sia una virtù dormitiva che costringe i doni a circolare nello scambio (che è privo di ragione e incosciente).
Lévi-Strauss invece sostiene che la virtù dello scambio, che è un fenomeno primitivo, non sta nell’oggetto, ma nello scambio stesso (quindi siamo di fronte ad un ragionamento circolare); non solo, lo scambio è secondario rispetto all'operazione di dare e ricambiare regolate dallo hau, per il quale non vi è posto.