L’orrore

di Francesco Panaro

Il colonnello Kurtz è l’Occidente, l’impero britannico colonialista in Africa per appropriarsi delle materie prime, delle ricchezze a tutto beneficio dell’Europa. Il progresso è l’alibi, portare in quelle terre la modernità occidentale per polverizzare le culture locali. Oggi questa pratica è nota come esportazione della democrazia. Un’opera di morte fisica e culturale per accumulare ricchezza, per accrescere il potere.
  
Il film Apocalipse now diretto da Francis Ford Coppola, uscito nelle sale nel 1979, è ispirato al romanzo breve del 1902 Cuore di tenebra di Joseph Conrad.
Il colonnello Kurtz di Coppola è sì l’Occidente, ma non l’Inghilterra come in Conrad, bensì l’America che, come il predecessore letterario, capisce l’errore e l’orrore commesso, ma rifiuta con forza di essere giudicato. Ammette le basi di questo agire: la volontà dell’Occidente di sottomettere per dominare il resto del mondo. Kurtz di Coppola è il simbolo, ma anche lo strumento dell’Occidente: la follia del potere per il potere che spinge per imporsi.
 
Però, contrariamente al Kurtz di Conrad, il colonnello di Coppola si lascia giustiziare: la cultura occidentale di potenza non è poi tanto delirante in quanto sa quello che fa: la morte, l’autodistruzione, è un trucco per rinascere con una nuova maschera per presentarsi alla storia, quella passata e quella futura, per continuare a vivere nel tempo, per perpetuare modernamente la favola che l’industria occidentale – della cultura e delle merci – è nel giusto e che sono giusti anche i mezzi per arrivare al fine. E che tutto è a fin di bene.
 
Il potere alla fine del Novecento e all’inizio del nuovo millennio non ha un volto, ma qualcosa di impalpabile e di invisibile chiamato mercato. Tutti sono sottomessi al nuovo mostro, sia il padrone della piccola e media industria che  l’impiegato e l’operaio. Compreso il bottegaio sotto casa. La nebulosa impenetrabile dove la finanza e l’economia sembrano i bordi, la zona tenebrosa, il cuore, dove anche la macchia bianca diventa un impalpabile buco nero.
Ma la parte povera del mondo con quella occidentale che si autodefinisce buona stanno riuscendo ad opporsi, a resistere alle sirene del mercato?
Riusciranno a tagliare, metaforicamente, il braccio dei bambini vaccinati – come racconta Kurtz-Marlon Brando nel monologo qui sotto – per imporre il  rifiuto e la pratica dell’impero del mercato?
In questo magma di inizio millennio bisogna riportare alla luce almeno un punto di riferimento: il mercato non si è inventato da sé, non si è generato autonomamente come un essere alieno di un film di fantascienza.


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