L’acqua di Mnemosyne

di Giovanni Pugliese Carratelli

Orfeo, il primo da sinistra che impugna la lira

Orfeo, il primo da sinistra che impugna la lira


La bellezza brillava allora intera ai nostri occhi, quando insieme col coro dei beati, seguendo noi Zeus, altri un altro iddio, godevamo di una vista e di uno spettacolo beatificante, e c’iniziavamo alla più beata, è ben lecito dirlo, delle iniziazioni che celebravamo, allorché perfetti e immuni dai mali che ci attendevano nell’avvenire, iniziati ai più profondi misteri, godevamo di quelle visioni perfette, semplici, calme, felici, in una luce pura, puri noi stessi e non sepolti in questa tomba che chiamiamo corpo.
Platone, Phaedr., 250 b-c



 
A Mnemosyne è sacro questo (dettato): (per il mystes), quando sia sul punto di morire.
 
Andrai alle case ben costrutte di Ade: v’è sulla destra una fonte,
accanto ad essa si erge un bianco cipresso;
lì discendono le anime dei morti per aver refrigerio.
A questa fonte non accostarti neppure;
ma più avanti troverai la fredda acqua che scorre
dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi custodi,
ed essi ti chiederanno, in sicuro discernimento,
perché mai esplori la tenebra dell’Ade caliginoso.
Di’: «(Son) figlio della Greve e del Cielo stellato;
di sete son arso e vengo meno: ma datemi presto
da bere la fredda acqua che viene dal lago di Mnemosyne».
Ed essi son misericordiosi per volere del re degli Inferi,
E ti daranno da bere (l’acqua) del lago di Mnemosyne;
e tu quando avrai bevuto percorrerai la sacra via su cui anche
gli altri
mistay e bacchoi procedono gloriosi.
Le lamine d’oro orfiche. Istruzioni per il viaggio oltremondano degli iniziati greci. A cura di Giovanni Pugliese Carratelli