Esseri o animali?

di Francesco Panaro Matarrese




È guardando ad un mattatoio e pensando che sono solo animali che inizia Auschwitz.
Rinchiusi in spazi angusti e sporchi, pigiati, trasportati da un continente all’altro su ruote, rotaie e in container di navi senz’aria e cibo, domati, puniti con scariche elettriche. In breve, bestie. Fatte soffrire per migliaia di ore, facendo sentire l’arrivo della fine imminente, per approdare in mattatoi per la macellazione. Termine vietato,  fasi di lavorazione. Gli esseri animali vengono trattati come alcuni esseri umani. La similitudine fra campo di concentramento e mattatoio è l’esempio migliore con il quale Adorno ha voluto definire la questione.

Non c’è una morale e non c’è un’etica. Quel posto è occupato dall’interesse per il mercato dell’alimentazione e l’egoismo dei singoli individui. Oggi più che in passato il trattamento riservato agli animali destinati a diventare cibo è sempre più disumano. Chi può riconoscere nella fetta di prosciutto che si sta mangiando un essere e le sue paure? E l’industria studia forme sofisticate per mettere sempre più distanza tra un vitello e la sua trasformazione in pasto. C’è una strada pubblicitaria che fa intendere che l’hamburger non è di derivazione animale per far perdere di vista l’essere originario. E, intanto, i vitelli vengono allevati immobili affinché non sviluppino muscoli, per una carne più tenera. C’è un errore nella valutazione degli esseri animali da far risalire a Cartesio che li riteneva automi nei loro bisogni. Ma non c’è nessuna ragione per attribuire la mente agli uomini e negarla agli animali. Studi imparziali hanno stabilito che gli animali provano dolore e soffrono anche per stress, ansia e paura.

La necessità di oggi è parlare di progresso morale, estendere la fascia di esseri di cui prendere in considerazione i desideri. “Ampliamento della cerchia dei noi” – definizione del libro-manifesto Liberazione animale di Peter Singer – ossia aumentare il numero di esseri della famiglia umana. Questa è una strada che le donne e gli uomini hanno percorso per altre grandi questioni. Una sopra a tutte quando l’aristocrazia ha iniziato a considerare i poveri suoi concittadini piuttosto che persone il cui posto nella vita era stato decretato da Dio. Da allora la classe egemone ha smesso di pensare che i bambini più svantaggiati fossero destinati a condurre vite infelici – come anche non adatti allo studio – rispetto a quelle dei propri figli. In quel momento l’umanità ha considerato la ricchezza e la povertà due istituzioni sociali modificabili e non due parti immobili di un ordine prestabilito.

Un  ampliamento della cerchia dei noi nella società attuale è stato il riconoscimento del diritto di voto alle donne. Ma anche il femminismo: alcuni uomini si sono dimostrati un po’ più disposti a comprendere le ragioni dell’altro sesso. Maggiore propensione da parte degli eterosessuali a capire gli omosessuali: una via tortuosa che cerca di far intendere che l’amore provato per un’altra persona, fuori dai canoni sociali prestabiliti, non è disgustoso.

Si parlava di esseri animali, vero, e per capire un gatto o un cavallo bisogna spiegare gli esseri umani, si potrebbe, quindi, «considerare l’uomo come un animale di specie superiore che produce filosofie e poemi press’a poco come i bachi da seta fanno i loro bozzoli e le api i loro alveari». E come non essere d’accordo con Hippolyte Taine?