Donne

di Francesco Panaro

Tania Brassesco fotografata da Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto

Tania Brassesco fotografata da Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto




Le donne non possono aspirare ad altro che alla famiglia e ai mestieri dello spettacolo, quasi sempre con successo. Ma sì, possono diventare galleriste, modelle per gli artisti, anche pittrici, per non ricordare il peggiore dei ruoli, ispiratrici del genio creativo maschile. Niente di più. Sicuramente le donne in arte, e mestieri che gravitano intorno alla creatività, possono fare anche altro, perfino camminare come esseri autonomi, ma devono stare parecchi passi dietro l’uomo. Va bene, c’era Ipazia nell’antichità per la scienza e la filosofia, o  Artemisia Gentileschi per la pittura, l’elenco può essere lungo fino ai giorni nostri, ma è pur sempre una goccia nell’oceano maschile.

Nel 1985 il gruppo di  dure femministe Guerrilla Girls si chiedeva, e si chiede tutt’ora, per quale diavolo di motivo le donne per esporre le proprie opere al Metropolitan Museum of Art si devono spogliare. La loro domanda era ed è: perché l’85% del già infimo 5% delle donne che espongono in quel luogo propone opere che hanno come tema il nudo femminile? Insomma, le Guerrilla accusano che le donne artiste per poter esporre al Metropolitan devono necessariamente proporre opere che abbiano come tema il corpo nudo delle donne, possibilmente i loro stessi corpi, forse per fare più scalpore e promuovere meglio l'esposizione, oppure esclusivamente per spirito di potere maschista. 

La  ricerca dell’organizzazione britannica UK Feminista dice – giusto per dare alcune percentuali – che solo tre donne hanno vinto il Turner Prize di arte contemporanea in 27 anni; che l’83% degli espositori alla Tate Modern sono uomini; il 78% dei partecipanti al premio di saggistica Samuel Johnson degli ultimi dieci anni sono stati uomini, con una percentuale superiore al 70% di maschi vincitori; per non ricordare che il 71% delle rappresentazioni di musica e spettacolo al festival di Glastombury sono state di autori maschili; uomini sono stati anche il 70% i vincitori degli ultimi dieci anni del premio Costa novel; senza dimenticare che poco più del 7% del riconoscimento Bafta per le migliori sceneggiature del cinema e della televisione è andato alle donne; intanto rimane fermo ad un altro 7% il numero delle registe; e solo l’1,6% conducono i concerti Proms alla Royal Albert Hall.

Un quadro d’autore di vero ostruzionismo maschile anche qui, in questo campo, oltre a quelli in cui fanno finta di discutere tutti i giorni le addette e gli addetti ai lavori. È  una maggioranza femminile, silenziosa, che sembra aver perso la coscienza degli anni in cui diceva di voler  prendere coscienza. Passato il periodo rumoroso e colorato delle rivendicazioni dei diritti, le donne sono tornate ad essere macchie di luce con i loro corpi nudi, bianchi ed eterei fra uomini vestiti  di nero, proprio come le costruzioni pittoriche degl’impressionisti francesi dell’Ottocento, come “La colazione sull’erba” di Manet per intenderci, un artificio creativo necessario al quadro, una silhouette  che ripropone la femminilità  femmina dell’immaginario maschile, per giunta.