L’«esoterista»

La maschera e il volto dei fatti

di Francesco Panaro



Una mattina un uomo politico fece una violenta dichiarazione di sfida che provocò un forte sdegno fra i cittadini e i dirigenti della parte politica opposta.
Dopo aver fatto passare più di mezza giornata, intorno alle quattro del pomeriggio con un comunicato stampa smentì parzialmente le parole dette in mattinata, accusando i giornalisti di non aver colto nel suo discorso il senso leggero e umoristico. Anche a questa dichiarazione seguì un fuoco di fila di dichiarazioni dell’altra fazione.  In ogni caso non passarono un paio d’ore che lo scaltro e intelligente uomo politico, simile ad un ubriaco che zigzagando passa da un bar all’altro, prima delle edizioni dei telegiornali della sera rilasciò una dichiarazione alle tv nella quale diceva che nonostante egli avesse scherzato, le parole dette quella mattina, contenevano anche sacrosante verità.
 
Quella sera la maggior parte dei telespettatori dopo i telegiornali ebbero l’impressione che il signore in questione – ascoltate le altalenanti e sconclusionate dichiarazioni della giornata – fosse stato colto da una fulminante malattia del cervello. Non potevano sapere, non potevano capire che negli ultimi anni c’era stata una modifica, un cambiamento di sostanza dell’informazione:  la comunicazione si era travestita da informazione. E che l’informazione-comunicazione è l’effetto del progressismo e della democrazia. Ossia una buona cosa. L’economista francese Jean-Paul Fitoussi ha scorto, in questa miscela, la rinascita delle ideologie che sembravano morte e sepolte con il Novecento, non di ideologie in quel senso politico. Nel campo dell’industria e del commercio se la comunicazione e la pubblicità promuovono la bontà di un prodotto l’acquirente può smentire la “verità” di quella comunicazione non comprando nuovamente il prodotto, ma nella comunicazione politica non c’è possibilità di verifica della “merce”.
 
Sicuro di questi sistemi magici della comunicazione - Mario Perniola e Gillo Dorfles hanno approfondito le vicende con molta arguzia - l’uomo politico, il giorno dopo, ritornando sulla dichiarazione fatta, disse che lui non era stato compreso correttamente e con un fare paternalistico perdonò alcuni giornalisti che, a suo parere, avevano forzato e stravolto le sue parole. Ormai la stampa nazionale e internazionale era concentrata sulle dichiarazioni sia dell’uomo politico che di quelle dei suoi alleati, alternate dalle dichiarazioni della parte politica avversa concentrata sulle continue successioni di parole e concetti che si confermavano e si smentivano da sole. Nel frattempo l’uomo politico, prima dei soliti  seguitissimi telegiornali della sera, fece un’altra dichiarazione: quello che lui aveva detto qualche giorno prima, che aveva scatenato le ire di tutti, era solo un’opinione diffusa fra i cittadini, che la popolazione pensa quelle cose e lui, come tutti i buoni politici, se n’era fatto soltanto portavoce per il bene del paese e della gente comune che non ha possibilità di farsi ascoltare.
 
L’informazione-comunicazione è totalitaria perché contiene più notizie opposte, di nature diverse, nel messaggio, ma il destinatario capta solo quello che il comunicatore vuole che si capisca. Uno degli esempi più veloci, per semplificare, è l’informazione fatta dai luoghi di guerra. Prima di iniziare un conflitto armato l’informazione preavvisa che non è una guerra, ma una missione di pace per tranquillizzare i cittadini-consumatori: uno dei primi rischi per l’industria è il calo delle vendite per l’insicurezza sociale che si potrebbe scatenare; ma anche perché una nazione democratica del nuovo millennio non può sentirsi in guerra, cioè cattiva. Quindi in quel paese viene fatta una “missione di pace” con militari in assetto di guerra, di modo che, quando i popoli di quelle terre colpiscono l’”esercito di pace” la comunicazione-informazione ha un automatismo sui lettori e telespettatori: i cattivi non sono i militari ma i “partigiani” locali, diciamo così, di quel conflitto, che tentano di difendersi dall’aggressione dei “militari di pace”.
 
Tornando alla guerra delle dichiarazioni politiche e le smentite fatte dallo scaltro uomo politico. Per giorni e giorni la scena dell’informazione  e i cittadini sono stati tenuti in balia di un susseguirsi di  dichiarazioni. Il nome del leader in questione è stato sulle prime pagine dei giornali e in tutte le edizioni dei telegiornali del mondo. Soprattutto ha tirato nel gioco delle sue dichiarazioni le opposizioni, facendo eclissare le emergenze, i problemi reali di quel paese. Il risultato di quelle lunghissime ore di guerra mediatica, durate cinque giorni, tutti – i “buoni” e i “cattivi” della politica – sono diventati uguali. Anzi, i “buoni”, quelli che non governano, si sono fatti irretire, trascinare in un frastuono di dichiarazioni che ha portato solo prestigio e pubblicità ai “cattivi”. È la magia della comunicazione che le democrazie e le dittature di tutto il mondo adottano e fanno passare come informazione. C’è da dire che tutto quello che è accaduto in quei giorni è stato interrotto solo da piccole notizie di avvenimenti di cronaca nera che hanno dato la sensazione che tutto quello che veniva detto, che il “racconto”, la “narrazione” fatta dai telegiornali, giornali e trasmissioni di approfondimento, fosse assolutamente reale.
 
La stregoneria che si scatena nei sensi del cittadino-spettatore è naturalmente complessa. Ma arriva ad una semplificazione sorprendente. Contrariamente a quanto avveniva nelle dittature del secolo scorso – quando venivano resi palesi solo gli avvenimenti positivi per nascondere quelli negativi con la semplicità degli slogan – la comunicazione oggi è come una setta esoterica al contrario, non tende a conservare la verità per i propri affiliati. Umberto Eco la definisce “semiosi ermetica”, una degenerazione dell’esoterismo, non tende a proteggere le conoscenze per evitare che siano travisate, ma le mette tutte sullo stesso piano. Nel segreto, secondo Guy Debord, c’è da difendere, custodire il contenuto, il fine della comunicazione invece è polverizzare, dissolvere il contenuto. La comunicazione, fa il mestiere di rendere uguali le cose contraddittorie come tutte le notizie diffuse, dichiarate e poi ritrattate e successivamente ribaltate di segno. E attraverso questo immenso fiume di più notizie diverse messe sullo stesso piano, rese tutte uguali, viene azzerato, livellato il loro messaggio. Però, attenzione, vengono esposte le notizie, non i fatti che, ormai, sono stati annullati, ricostruiti secondo la logica della finzione, della sceneggiatura. Ad osservare quei giorni sembra che non sia stato detto qualcosa di sensato. Ciò che è rimasto indenne della caotica successione delle notizie è un uomo che – con una serie di dichiarazioni che sono sembrate apparenti voli pindarici e bugie clamorose – ha monopolizzato l’attenzione dei media nazionali e internazionali e tenuto sotto scacco l’altra parte politica. Un uomo che è uscito cristallino dal luogo oscuro e impervio del detto, del dichiarato e del suo perfetto contrario. (Fp)