La scomunica di Spinoza

di Francesco Panaro Matarrese





«I Signori del Mahamad rendono noto che, venuti a conoscenza già da tempo delle cattive opinioni e del comportamento di Baruch Spinoza, hanno tentato in diversi modi e anche con promesse di distoglierlo dalla cattiva strada. Non essendovi riusciti e ricevendo, al contrario, ogni giorno informazioni sempre maggiori sulle orribili eresie che egli sosteneva e insegnava e sulle azioni mostruose che commetteva – cose delle quali esistono testimoni degni di fede che hanno deposto e testimoniato anche in presenza del suddetto Spinoza – questi è stato riconosciuto colpevole. Avendo esaminato tutto ciò in presenza dei Signori Rabbini, i Signori del Mahamad hanno deciso, con l'accordo dei Rabbini, che il nominato Spinoza sarebbe stato bandito (enhermado) e separato dalla Nazione d'Israele in conseguenza della scomunica (cherem) che pronunciamo adesso nei termini che seguono: Con l'aiuto del giudizio dei santi e degli angeli, con il consenso di tutta la santa comunità e al cospetto di tutti i nostri Sacri Testi e dei 613 comandamenti che vi sono contenuti, escludiamo, espelliamo, malediciamo ed esecriamo Baruch Spinoza. Pronunciamo questo herem nel modo in cui Giosuè lo pronunciò contro Gerico. Lo malediciamo nel modo in cui Eliseo ha maledetto i ragazzi e con tutte le maledizioni che si trovano nella Legge. Che sia maledetto di giorno e di notte, mentre dorme e quando veglia, quando entra e quando esce. Che l'Eterno non lo perdoni mai. Che l'Eterno accenda contro quest'uomo la sua collera e riversi su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge; che il suo nome sia per sempre cancellato da questo mondo e che piaccia a Dio di separarlo da tutte le tribù di Israele affliggendolo con tutte le maledizioni contenute nella Legge. E quanto a voi che restate devoti all'Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi in vita. Sappiate che non dovete avere con Spinoza alcun rapporto né scritto né orale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno si avvicini a lui più di quattro gomiti. Che nessuno dimori sotto il suo stesso tetto e che nessuno legga alcuno dei suoi scritti».
Dichiarazione rabbinica autentica datata 27 luglio 1656 e firmata da Rabbi Saul Levi Morteira ed altri


«Durante la lettura di questa maledizione si sentiva di tanto in tanto cadere la nota lamentosa e protratta di un grande corno; le luci che si vedevano ardere brillanti al principio della cerimonia, vennero spente ad una ad una, a mano a mano che si procedeva, fino a che alla fine si spense anche l'ultima, simboleggiando l'estinzione della vita spirituale dello scomunicato, e l'assemblea rimase completamente al buio»
Da Baruch Spinoza 1632-1677, Emilia Giancotti


Non può essere fonte di verità la Bibbia, ma sicuramente forte esempio di insegnamenti morali. Con molte probabilità la scomunica di Baruch Spinoza fu  provocata in parte da questo. Steven Nadler invece individua l’ereticità di Spinoza nel non credere nell’immortalità dell’anima. Altri studiosi, fra questi Abbagnano, vedono l’inconciliabilità di Spinoza con l’ebraismo nell’identificazione di Dio con la natura, ossia nel non riconoscere il dio-persona come quello indicato dalla Bibbia. La scomunica del 27 luglio del 1656 non è stata mai revocata.
Il giovanissimo Baruch a 24 anni dovette lasciare la casa paterna. Per poco tempo fu ospitato da Franciscus Van den Enden. Successivamente dovette lasciare Amsterdam per il villagio di Leida. Le sorelle, alla morte del padre, tentarono di escluderlo dall’eredità. Baruch le chiamò in causa per far rispettare i propri diritti, che gli furono riconosciuti. Nonostante l’aver vinto la causa rifiutò i beni per accettare solo un letto a baldacchino. Per il resto della sua vita Baruch si sostenne con il lavoro di tornitura di lenti, un’esigua pensione dello stato e un vitalizio di un amico. Non accettò altri aiuti economici, rinunciò alla cattedra offertagli dall’università di Heidelberg per conservare la propria libertà di pensiero. Johnson, nella sua “Storia degli ebrei” scrive che Spinoza «era di temperamento ascetico e malinconico. Snello di carnagione scura, con lunghi capelli ricciuti e occhi grandi, scuri e lucenti, non mangiava praticamente nulla, eccetto una zuppa di fiocchi d'avena con un po' di burro e farinata d'avena mischiata a uvetta. È incredibile, scrisse uno dei suoi primi biografi, il pastore luterano Colerus che alloggiava nella stessa casa, di quanto poco cibo o bevande sembra essersi accontentato».