uncommons

philosofilm



Allacciatevi le cinture: Playtime!



di Francesco Panaro












Allacciatevi le cinture di sicurezza quando sarete sulla corriera, in questo "lunapark" vedrete il cinema come non si è mai visto.  Perché il pregio del regista, dell’attore, del mimo, dello sceneggiatore francese Jacques Tati è quello di insegnare ad osservare, non a guardare...


 
...Per realizzare Playtime Tati nel 1967 sprofonderà in una crisi economica che porterà all’ipoteca della casa, nonché al sequestro dei film realizzati precedentemente. Playtime ebbe un buon successo in Sud America, Svezia e Gran Bretagna, ma nel suo Paese, la Francia, non fu apprezzato. La speranza di vederlo uscire negli Stati Uniti naufragò.

La Specta Films, società di produzione di Jacques Tati fu sottoposta ad amministrazione giudiziale e dopo un lungo periodo di incertezza, nel 1974, fu messa in liquidazione con la vendita all’asta, per pochi franchi, dei diritti di tutti i film.
Alla sua morte, avvenuta il 5 novembre del 1982, Paris Match pubblicò un ricordo del regista, intitolato:  «Addio Monsieur Hulot. Lo piangiamo da morto, ma avremmo dovuto aiutarlo da vivo!».
Nel 2001 la figlia di Tati, Sophie, in collaborazione con un lontano cugino fondarono la società Les films de Mon Oncle  con l’intento di riprendere i diritti dei film del regista e restaurare le pellicole.

(fate attenzione all'inizio della scena, il lavavetri con lo straccio nella mano strofina il vetro orizzontalmente e alternativamente nella parte superiore e inferiore. Proprio mentre sta facendo quei gesti di strofinamento veloce,  fuori, staziona per pochi secondi un'automobile, presumibilmente un maggiolino chiaro del primo tipo. La mano strofina avanti e indietro, poi ancora in avanti..., come per dare una spinta per far partire la macchina).




Parole chiave: francesco panaro matarrese tati cinema playtime

COMMENTI

Sono presenti 6 commenti per questo articolo

Angelica Rebora
Spero di riuscire a trovarlo in dvd! La purezza del cinema... 
il 5 Gennaio 2011

Cassandra00 (utente non registrato)
la massa non vuole qualità
solo massificazione
il 4 Luglio 2011

Antonio Bevilacqua
Direi che i francesi, abituati allo "statico" del loro storico cinema, non potevano apprezzare la dinamicità della macchina da presa (o delle immagini a macchina da presa ferma... vedi il lavavetri che apre e chiude la finestra). Ecco perché, magari, mi meraviglio di come un regista come Lelouche possa essere apprezzato dai francesi.
Lo so, sono troppo anti francia per dire qualcosa di sensato :-)
il 29 Luglio 2011

Roberto Ladisa
Film delizioso e graditissimo, peccato che gli "effetti speciali" di questo film siano troppo complessi per un pubblico troppo abituato "all'inutile", appunto alla massificazione.
Questo film lo trasmetterei nelle scuole con due o più intenti:
1) Per il valore sociologico, studio di massa, media e interazione tra uomo e tecnologia.
2) Lo userei nelle scuole per stimolare l'osservazione delle cose "ovvie" che non sono poi così "ovvie", e dei significati che si celano dietro. 
3) Potrebbe essere anche un'ottima interazione con la psicologia della Gestalt.

p.s. Il film lo si può vedere anche in internet, basta digitare su Google "film streaming", seguito dal titolo del film: "film streaming Playtime Tempo di divertimento". 
Ora se trovo un link ve lo posto, onde evitare di inciampare sempre su fastidiosissimi siti pubblicitari
il 29 Luglio 2011

Francesco Panaro
Grazie Roberto! condivido quello che dici. Era anche complesso alla fine degli anni Sessanta, quando uscì. Ma che strano, le cose semplici, la "semplicità" che  fa diventare "complesso". Io mi ricordo Tati, quando ormai il tracollo finanziario era in atto per via della produzione di Playtime (sperava che diventasse un film per il mercato americano...), per salvarsi, per sopravvivere faceva l'ospite nelle trasmissioni del sabato sera della Rai. Faceva il mimo. ma non il mimo triste! Anzie! Mi ricordo in particolare di una scenetta, lui chwe fa il portiere, sta in porta per la partita di calcio: non vedrò nulla di quello che ho visto. ma ricordo anche che, mi piaceva talmente tanto che lo imitavo e facevo estemporanei spettacolini per amici (eravamo molto piccoli): ci rotolavamo a terra dalle risate :-) Roberto, sì, vai se lo trovi sarà un gran regalo per i lettori di Uncommons :-).

E sì Antonio, ma non erano gli unici a non apprezzare. C'era l'onda lunga degli engagé, gli intellettuali francesi impegnati... Bella fine, visto che cosa hanno lasciato in eredità. Vabbè la smetto qui...
 
il 29 Luglio 2011

Guido (utente non registrato)
Jaques Tati: una potenza! Ai tempi, Francesco, poteva capitare che un bambino venisse portato al cinema dai genitori a vedere Monsieur Hulot nel caos del traffico.
l'8 Settembre 2011

Nome (*richiesto)

Email (*richiesta, non sarà pubblicata)


Attenzione! E' possibile inserire commenti di massimo 500 parole.


Registrati al sito, è gratuito e istantaneo!

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in philosofilm

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web