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Colazione con Audrey



di Francesco Panaro Matarrese




Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Per esempio, nella Settantesima Est c'è un edificio di pietra grigia dove, al principio della guerra, ho avuto il mio primo appartamento newyorchese.

Era una stanza sola affollata di mobili di scarto, un divano e alcune poltrone paffute, ricoperte di quel particolare velluto rosso e pruriginoso che ricolleghiamo alle giornate d'afa in treno.

Le pareti erano a stucco, di un colore che ricordava uno sputo tabaccoso. Dappertutto, perfino in bagno, c'erano stampe di rovine romane, molto vecchie e tempestate di puntolini scuri. L'unica finestra dava sulla scala di sicurezza.

Ma, anche così, mi si rialzava il morale ogni volta che mi sentivo in tasca la chiave del mio appartamento; per triste che fosse, era un posto mio, il primo, e lì c'erano i miei libri, i barattoli pieni di matite da temperare, tutto quello che mi occorreva (o così almeno pensavo) per diventare lo scrittore che volevo diventare.
Truman Capote, Colazione da Tiffany















   

Parole chiave: francesco panaro matarrese letteratura truman capote cinema

COMMENTI

Sono presenti 8 commenti per questo articolo

Paola Pistolesi (utente non registrato)
:) C'è un posto molto mio,la casa dei miei al mare.Ogni volta che arrivo ad Anzio mi commuovo.Ci vado dall'estate del 58 considerando che sono nata nel febbraio dello stesso anno,nel mio DNA c'è Anzio.L'odore del mare,il porto,la spiaggia,il colore del cielo...ora che ne scrivo sento qualche cosa nella pancia,e parte la commozione.Non c'è altro posto che mi fa questo effetto.Anzio è una piccola cittadina niente di speciale,ma per me è magnifica.Radici. Grazie Francesco un abbraccio
il 31 Gennaio 2011

Roberta Aquilini (utente non registrato)
Questo film è un pò casa mia....la delicatezza la dolcezza e la classe priva di spocchia di Audry....i sogni che ho vissuto in alcuni luoghi forse determinano le mie radici.....grazie Francesco.
il 3 Febbraio 2011

Eli Mcbett
trivia In 1935, Hepburn's parents divorced and her father, a Nazi sympathiser, left the family Both parents were members of the British Union of Fascists in the mid-1930s according to Unity Mitford, a friend of Ella van Heemstra and a follower of Adolf Hitler. ...She secretly danced for groups of people to collect money for the Dutch resistance ... Hepburn referred to her father's abandonment as the most traumatic moment of her life.  Years later, she located him in Dublin, Ireland, through the Red Cross. Although he remained emotionally detached, she stayed in contact with him and supported him financially until his death http://en.wikipedia.org/wiki/Audrey_Hepburn
il 6 Febbraio 2011

Patrizia Barbera
I posti dove ho vissuto...quelli che ho vissuto. 
Nessun posto è un "posto" di per sè, lo diventa se è capace di parlarti anche " In assenza", se ti ha lasciato un segno, una carezza o un graffio sull'anima.
 
il 23 Febbraio 2011

Marisa Pantera
un film bellissimo, con un'attrice bella e di vera classe, la colonna sonora poi .....dolcissima adatta ad un grande amore.raccontato........

....
il 4 Settembre 2011

Viviana Governi (utente non registrato)
Ogni posto, stanza, albero che hai amato ti resta dentro..è la tua ''home'' casa tua dove sei stata felice, dove hai vissuto magari anche pianto, me è cosa ''tua'' e ti resterà dentro per sempre...La casa dei miei nonni per esempio mi fa rivivere sempre il loro profumo la loro invisibilità, che non è assenza.
il 4 Settembre 2011

Beatrice (utente non registrato)
Già, forse il mio problema, il mio grande problema, è che non ho più una "home", non ho un luogo dove mi senta accolta, accudita, coccolata, e vi assicuro, non è bello sapere di non avere un nido...
il 4 Settembre 2011

Viviana Governi (utente non registrato)
leggo solo ora il commento di Beatrice...il nido lo abbiamo dentro di noi mai sentirsi perduti...siamo noi stessi la nostra casa!!! spero che a distanza di 2 mesi tu abbia cambiato idea..ciao...
il 20 Novembre 2011

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