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Figli di Kennedy



di Edgar Reitz



“La mattina presto succedono le peggiori cose…”, diceva sempre Alex. Guerre arresti, disastri ferroviari, condanne a morte e “lo sfruttamento della classe operaia”. Alex non voleva far parte del mondo dei cattivi. Per questo dormiva finché il pericolo era passato. Cioè fin verso mezzogiorno. Alex  era il più vecchio di noi e studiava ancora. Nessuno aveva letto tanti libri come lui, neppure i professori universitari.
 
Uno dei suoi detti proverbiali era: “che ci serve tanto studiare, se non hai da mangiare?” con cui aveva fatto colpo su Maria, la cameriera del Werneckhof, che spesso gli dava una minestra gratis, in cambio di pensieri filosofici. Solo lui era capace di fare una cosa del genere. Anni addietro il padre di Alex si era impiccato perché era fallito con una tavola calda. Era di suo padre uno dei famosi detti di Alex: “Cos’è un amico? Uno che ti presta i soldi”.
 
(Voce di Alex) – Ho il dono di vedere tutti in chiave storica. Per esempio ricordo esattamente cosa ho fatto il 23 novembre, alle nove e trenta. Quel giorno avevo deciso di mettere alla prova i miei amici. Ricordo ancora l’odore della cucina della mia affittacamere. Aveva fatto i biscotti natalizi ed era uscita. Lasciava sempre aperta la porta della cucina, ma quel giorno l’aveva chiusa. Mi domandavo se per via del mio stomaco e del mio portamonete vuoto quel giorno tutti mi avrebbero temuto. Era il giorno in cui J.F. Kennedy fu assassinato.
 
Quell’avvenimento si era impresso indelebilmente nella nostra memoria, dando ad una giornata qualunque dimensioni storiche. Quel giorno misi tutti in relazione con quel tragico avvenimento che non era avvenuto e che nessuno poteva prevedere, e che, se ci penso, forse si sarebbe potuto evitare. Aveva piovuto tutto il giorno, o meglio, solo a Monaco perché a Dallas splendeva il sole. Per un texano quel tragico giorno fu una giornata di sole, ma per noi fu una di quelle grigie giornate di novembre descritte dai poeti tedeschi. “Gracchiano le cornacchie, si volgono con volo fremente sulla città…”, Nietzsche. Anche  fräulein Cerphal aveva la sensazione che quello sarebbe stato un giorno infausto…
Heimat, seconda serie, Cronaca di una giovinezza: Alex, sesto episodio, regia di Edgar Reitz

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Parole chiave: heimat edgar reitz philosofilm

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