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Filosofia di Matrix



di Michele Marsonet






I rapporti tra cinema e filosofia non sono mai stati particolarmente stretti. È possibile intravedere spunti filosofici – spesso inconsapevoli – in numerosi film. 2001: Odissea nello spazio e Solaris, per esempio, fanno riflettere sul possibile conflitto tra macchine ed esseri umani. Più frequenti i casi di “contaminazione religiosa”. Basti rammentare tanti lavori di Ingmar Bergman e Andrej Rublev di Tarkovskij, lo stesso regista del già citato Solaris, ispirato dal romanzo di fantascienza dello scrittore polacco Stanislaw Lem. In simili casi, tuttavia, il filosofo non ha mai l’impressione di “sentirsi a casa”, e il rapporto con la sua disciplina è piuttosto mediato.
 
Tutt’altra storia con Matrix, pellicola del 1999 diretta da Lana e Andy Wachowski. Qui la presenza del discorso filosofico è davvero evidente, anche se di essa sono pienamente consapevoli solo gli specialisti del settore.

L’angoscia che attraversa il film dall’inizio alla fine è la stessa suscitata dagli argomenti scettici che popolano il pensiero occidentale sin dalle sue origini. Siamo davvero sicuri che il mondo sia come ci appare? Quali garanzie abbiamo circa il fatto che i sensi non ci ingannino sempre? Perché è noto che ci depistano spesso, ma se lo fanno in ogni giorno, minuto e istante della nostra vita quotidiana, allora il dubbio diventa universale.
 
Già Descartes aveva notato che nel corso dell’attività onirica non ci rendiamo conto di stare sognando e siamo naturalmente portati a credere di trovarci in una situazione reale. E solo al risveglio riusciamo a comprendere che le esperienze “vissute” in tali situazioni si collocano su un piano puramente mentale. Chi può garantire, tuttavia, che il risveglio non sia anch’esso parte del sogno, facendo così sfumare la realtà in una dimensione di permanente illusione?
 
Un celebre saggio del 1981 di Hilary Putnam, nel quale il filosofo americano propone l’argomento dei “cervelli nella vasca” (Brains in a Vat), ha dato nuova linfa a questo filone di indagine. Per quanto ne sappiamo, potremmo essere tutti dei cervelli rimossi dai nostri corpi da parte di uno scienziato pazzo – o malvagio, a seconda dei punti di vista – e posti in una vasca riempita con sostanze chimiche che li tengono in vita. Connesse a un computer di enorme potenza, le terminazioni nervose ci fornirebbero le stesse impressioni che riceviamo nel cosiddetto mondo reale. E invece tale mondo sarebbe puramente illusorio.
 
L’idea che sta alla base di Matrix è piuttosto simile. Dopo una lunga lotta tra uomini e  macchine “intelligenti”, quest’ultime sono riuscite a “coltivare” tantissimi esseri umani entro baccelli usando il loro calore come fonte di energia. La realtà illusoria in cui costoro vivono è la Matrice, costruita sul modello di un mondo reale pre-esistente, che fa credere ai suoi prigionieri di condurre un’esistenza normale. Ma alcuni sono riusciti a salvarsi e attendono un “eletto” in grado di violare il codice della Matrice liberando l’umanità e concludendo in modo vittorioso la guerra contro le macchine.
 
La trama del film, in fondo, conta assai meno del messaggio che esso trasmette. I grandi progressi compiuti dall’Intelligenza Artificiale, non a caso terreno di interesse comune a ingegneri, filosofi e scienziati, destano in noi un comprensibile senso di orgoglio. Scordiamo però che macchine davvero intelligenti potrebbero avere la tentazione di sottometterci in maniera definitiva, seppellendoci in una realtà che sarebbe al contempo virtuale e terrificante.
 
Non possiamo neppure contare sulle leggi della robotica di Asimov, dal momento che le macchine in questione non sono disposte a concederci alcunché né sono vincolate da limiti etici. Vogliono dominarci senza lasciare alcuna speranza di salvezza. L’etica è quella delle macchine, non la nostra.
 
Matrix è dunque il film filosofico per eccellenza, anche se il grande pubblico spesso non se ne rende conto lasciandosi affascinare dagli effetti speciali. Si tratta, in sostanza, di una riflessione condotta per immagini sul destino dell’umanità e altri temi classici della filosofia quali il rapporto mente/corpo e il libero arbitrio.





Parole chiave: hilary putnam filosofia cinema

COMMENTI

Sono presenti 4 commenti per questo articolo

Umberto Simoncelli
E che dire della scena finale del  bellissimo  Blade Runner - Ridley Scott, 1982 - ( sfuggita ai più) quando Rick trova nella propria casa una piccola scultura in carta stagnola raffigurante l’unicorno che spesso sognava, dimenticata (?) dal capitano Bryant.. Era anche lui un “lavoro in pelle”? Lo erano tutti ? J.L.Lowes The Road To Xanadu: "If a man could pass through Paradise in a dream, and have a flower presented to him as a pledge that his soul had really been there, and if he found that flower in his hand when he awoke - Ay! And what then?"
il 7 Marzo 2013

Sandra (utente non registrato)
riferimento ovvio è "IL settimo sigillo" di Bergman, anche "Truman show" viene da me - che insegno filosofia - proiettato, per far riflettere sullo sguardo avveduto sul mondo, quando le cose ovvie prendono un altro aspetto. Inoltre degna di nota è la scena finale di Men in black, gli alieni che tengono nel sacchetto tutto il cosmo....
il 17 Marzo 2013

Mirco Marchesi
Nell'economia biografica degli individui che importa cosa si cela dietro la res estensa che ci delimita in quanto esseri umani? Non è forse l'afflato all'ignoto, il voler scoprire ed illuderci che deve esserci qualcosa dietro e oltre a noi che ci spinge per forza a trovare un'altra realtà che ci trascende, fosse di qualsiasi cosa se non pseudodivina? Non è forse il retaggio religioso, filosofico, psicanalitico che ci spinge a trovare un'altra realtà da cui veniamo e verso cui tendiamo?
il 9 Agosto 2013

Marco (utente non registrato)
Il vero colpo al cuore di tutta la faccenda lo il traditore Cypher...Una realtà virtuale, se non si è consapevoli della finzione, è in tutto e per tutto una realtà. Scoprire che fossimo tutti cervelli in una vasca ci renderebbe un servigio? Vivere in un mondo che è in reatà un deserto tenebroso e invivibile, è forse meglio dell'esistenza virtuale in Matrix?
il 31 Marzo 2016

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