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Guerre fra poveri disgraziati



di Francesco Panaro

Un frame del film Trainspotting

Un frame del film Trainspotting




C’è un modo di essere, una cultura dominante sempre più ferma nel considerare la gentilezza e la generosità una sciocchezza.

Nel suo Leviatano (1651) Hobbes definisce la generosità irrazionale, insensata perché gli uomini sono animali che pensano soltanto a se stessi, una guerra di tutti contro tutti. Oggi a distanza di tre secoli e mezzo l’umanità segue Hobbes, l’interesse personale è il fine assoluto.

Trainspotting, il primo fortunato romanzo dello scrittore scozzese Irvine Welsh poi divenuto film, fu giudicato un pessimo esempio per i giovani perché denso di forti racconti di droga che si susseguivano. L’indecenza non era in quella comoda interpretazione del testo e del film, ma nella storia portante – che sfuggì ai più – di alcuni giovani amici, tutti poveri, drogati, ai margini della società, che tradiscono brutalmente altri amici per un brutto problema di interesse. La storia di una stupida guerra fra poveri disgraziati che intuiscono che per cambiare le sorti della propria vita bisogna tradire il proprio amico d’infanzia, di gioventù. Quello con cui dividi il sonno, gli ideali. Il tradimento dell’amico, ossia la mancanza di generosità, di gentilezza.

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E David Hume? Relegato come un folle perché, affermava, colui che nega il concetto di generosità “ha dimenticato i moti del suo cuore”. Come mai, si interrogava il filosofo, l’essere umano arriva a cancellare la gentilezza, nonostante il grande piacere che essa può offrire?

Eppure la caritas ha tenuto insieme, per molto tempo della storia umana, gli individui nella società. Nell’ingranaggio deve essere entrato un immenso granello invisibile che ha messo fuori uso, ha reso demodé, anzi no, non demodé, ha reso stupido l’essere gentile, l’essere generoso. D’altra parte chi può ritenere intelligente una persona che si adopra per gli altri o che fa un passo indietro a favore di uno sconosciuto? Gentilezze, appunto, d’altri tempi.

Nel Lamento di Portnoy, il magnifico romanzo di Philip Roth, Alex si interroga su come sia possibile che alcuni ragazzi ebrei israeliani possano minacciare un altro ebreo con un coltello per derubarlo. Com’è possibile che in Terra Santa un ebreo possa essere contro un altro ebreo? In definitiva, questi sono i figli di un popolo, vittima e carnefici, che ha tanto sofferto. Sembra che ineluttabilmente ognuno debba inghiottire voracemente il proprio simile. Allora la storia non insegna mai nulla, o quasi.

(…) Non è lo spirito della grande corrente della civiltà europea e americana, in cui ci troviamo. Quest’ultimo si esterna in un progresso, in una costruzione di strutture sempre più ampie e complicate; l’altro, in una tensione verso la chiarezza e trasparenza di qualsiasi struttura. L’uno vuole cogliere il mondo a partire dal suo perimetro – nella sua molteplicità; l’altro nel suo centro – nella sua essenza. Perciò, mentre l’uno pone in fila una costruzione dopo l’altra, sale quasi di gradino in gradino sempre più in alto, l’altro rimane dov’è e insiste a considerare sempre le stesse cose.
(Wittgenstein, Manuskriptband V, pp. 204-13)




Parole chiave: francesco panaro matarrese trainspotting filosofia letteratura philosofilm

COMMENTI

Sono presenti 10 commenti per questo articolo

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=IlzRFHVs9Zo
il 12 Marzo 2011

Fernanda Zanier (utente non registrato)
La mancanza di generosità nella preistoria era sinonimo di sopravvivenza, la nostra non si spiega, perché non siamo in pericolo di vita, almeno non per fame o freddo. Di fatto non si spiega, se non come un apprendimento tramandato filo  geneticamente ed utile , come lo era ai primordi della nostra vita..
Altrimenti non si spiega. Poi è vero anche che non possiamo avere memoria storica, pertanto il bene per il quale si lotta ha la stessa valenza dell'osso sottratto in una notte fredda e nevosa al compagno di grotta o tana , come la volete definire. Direi che siamo un tantino confusi sulle priorità della vita.
il 28 Aprile 2011

Cassandra00 (utente non registrato)
ma è proprio il contrario!!
l'uomo è un animale sociale e trova nel branco la sicurezza per la sopravvivenza
la sopraffazione è successiva, appartiene al patriarcato ed alla stanzialità, quando ha cominciato ad avere senso dire:"è mio"
e allo stesso modo lo spirito competitivo che ci viene inculcato con l'educazione, se non a casa almeno a scuola, per non parlare poi di certi posto di lavoro dove tutti tirano a fare le scarpe a tutti!!
a questo bisogna aggiungere la mancanza di crescita interiore tipica di questa struttura sociale, si resta egocentricamente infantili e quindi poco inclini alla condivisione ed alla gentilezza
sono gli altri che devono essere gentili con noi!!!
la bestia dentro di noi è molto migliore dell'umano
mister Haide è la parte becera del dr Jekill!!! non la bestia!
(pardon, non mi ricordo come si scrive)
non c'è nulla di genetico in tutto questo è solo una scelta di adeguamento ad una società malata e quini basta scegliere di non adeguarsi!
essere gentili non costa nulla e fa bene al fegato
è una scelta geneticamente intelligente
il 10 Maggio 2011

Francesco Panaro
Sai, su questo ho qualche dubbio, non ricordo chi diceva che chi fa del bene poi deve subirne le conseguenze (che sono spesso crudeli). Specialmente dopo averne fatto e ci si aspetta che gli altri ne facciano a loro volta per restituire la... gentilezza
il 10 Maggio 2011

Eli Mcbett
A caval donato non si guarda in bocca? eppure quando si passa all'automobile, era Ferrrari che diceva che se vuoi essere generoso devi essere capace di sopportare l'ingratitudine.
Qualcuno pensa che la generositá di altri sia una forma di manipolazione, intanto... Come negare, ce ne sono esempi a bizzeffe...
Relazionarsi al prossimo fa bene per primi a noi, sep[ure a coloro di cui ci occupiamo, dal momento che desideriamo il bene dell'altro e lo esprimiamo. Questo innanzitutto, e allora potremmo accettare  quando nessuno vuole il nostro prezioso aiuto.
Non c'é un altro all'infuori di noi.
Aspettarsi un favore in cambio di un altro favore sa un po' tipico delle societá segrete e del sistema su cui si fonda la mafia per esempio, con tanto di conseguenze di cui sopra... imparare a dire grazie talvolta risolve molti problemi a tutte  e due le parti, ma sapere di che parti si tratta anche questo sembra sia piuttosto importante per saper apprezzare...
il 12 Maggio 2011

Eli Mcbett
Al Pinco mancava la visione di tutta una grossa fetta della societá, per esempio quella che si definisce Straight Edge..  che non ha molto a che fare con la lista di banali miserie da lui definita "vita"....
il 12 Maggio 2011

Eli Mcbett
http://en.wikipedia.org/wiki/Straight_edge
il 19 Giugno 2011

Antonello Bellanca

Fine assoluto, comunità, progresso. Mi viene in mente una frase del grande Martin: "la fretta di sopprimere ogni distanza non significa realizzare una vicinanza". Se, mattone dopo mattone, l'intenzione è quella di costruire edifici sempre più alti, nella speranza di raggiungere l'infinitudine da parte di chi, invece, non ammette la propria indiscutibile finitezza, allora sarà sempre una guerra persa.
il primo Febbraio 2013

Umberto (utente non registrato)
La Storia é un avvicendarsi di guerre frammiste a brevi periodi di pace armata. La nostra é una cultura di guerra, non di pace, quindi di vita o di morte. Il primo fine é non morire, il secondo é di colpire prima di essere colpiti, il terzo é non nuocere inutilmente a qualcuno che potrebbe poi rivelarsi utile. La filosofia é figlia dell'ascetismo, dell'accettaziione del rischio. La lealtà, come ogni altra virtù, é pesata in termini funzionali, non astratti. Quando non serve, non vale. Anche chi rifugge ogni affliazione e si riserva il diritto di pensare oltre ogni schematismo é guardato con sospetto. Nella Kultura di guerra é fondamentale capire immediatamente se sei nemico o amico, se sei una minaccia o una risorsa; non esistono forme intermedie, il dubbio può ucciderti.
il 2 Febbraio 2013

Sandra (utente non registrato)
La risposta c'è la da' Darwin:entrambi i sentimenti sono stati selezionati nei millenni e servono, alla prova dei fatti sembrerebbe più' utile l ' aggressività' ma un computo simile e' difficile da fare
il 15 Febbraio 2013

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