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Liti e lodi

Un raro filmato di Ungaretti, Montale e Quasimodo, l'unica volta insieme. Con Aldo Moro





Una dimenticata registrazione audiovisiva che mostra l’unica volta insieme i tre poeti del Novecento italiano Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti e Salvatore Quasimodo. La rarità è venuta fuori dalle Teche Rai dirette da Barbara Scaramucci. L’anno è il 1968, il luogo dell’incontro è Palazzo Chigi, con Aldo Moro – al suo terzo governo – fra i tre poeti. Nel pubblico si possono riconoscere Giorgio Mondadori, Leone Piccioni. L’occasione dell’incontro è data dall’ottantesimo compleanno di Ungaretti.

    Un’aria di celebrazione con abbracci affettuosi. Quasimodo parla per primo: «È un segno preciso di civiltà che il Governo italiano renda omaggio alla poesia in un periodo in cui l’uomo è in crisi spiritualmente, socialmente, sociologicamente». Poi definisce Ungaretti «uno dei maestri della poesia contemporanea… Che cosa la letteratura deve a Ungaretti, l’ha già detto la critica. Le nuove generazioni non possono dimenticare questo grande nome (…). Ungaretti, mio amico da gran tempo e fratello in poesia».

  Dopo le parole da grande cerimonia di Quasimodo ci sono quelle di Montale, non magniloquenti ma gentili, come era lui: «Ungaretti ha scritto "Il porto sepolto" nel 1916 e ora, a ottant'anni, sta scrivendo poesie d'amore... È piuttosto raro che un poeta continui a scrivere a ottant'anni, ma ciò non è mancato, Victor Hugo ha scritto le sue migliori poesie proprio a ottant'anni. E che Ungaretti scriva d'amore è ancora più sorprendente, ciò dimostra quanto sia grande la sua vitalità e la sua fede nella vita e nella poesia».

  Ma poi c’è Ungaretti che alzandosi chiede scusa a Moro se ringrazia prima i poeti: «Hanno voluto dimostrare venendo qui che tra i poeti c'è una solidarietà non solo umana ma la solidarietà di persone che sperano in un avvenire dove la poesia, la libertà, l'uguaglianza umana finiscano col trionfare».

Come ricorda Paolo Conti sul Corriere della sera del 3 dicembre scorso, “Visto con gli occhi dei nostri giorni, e con la conoscenza dei loro veri rapporti, fa sorridere. Nell'autunno del 1959, quando Salvatore Quasimodo venne laureato col Nobel per la letteratura, Ungaretti andò su tutte le furie e descrisse il suo «collega» come un «pappagallo, un pagliaccio» scrivendo al suo traduttore francese Jean Lascure. Sostenne anche (sbagliando) che Quasimodo venne «fatto professore dal governo Mussolini quando Mussolini era già a Salò» (invece Quasimodo diventò docente per chiara fama al Conservatorio Verdi di Milano nel 1941).

  In quanto a Montale, nominato senatore a vita nel 1967 (pochi mesi prima di quel filmato) Ungaretti, come ricordò Carlo Bo, non si trattenne: «Montale senatore / Ungaretti fa l'amore». E Montale lo prendeva in giro, parlando di Ungaretti come del «Vate». Altro che abbracci e baci”.


Clicca qui per vedere e ascoltare il filmato

Parole chiave: poesia philosofilm

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Alfredo (utente non registrato)
competenza... una di quelle parole che sembra si possa fare senza... (certamente nel nuovo millennio non l'aveva nominata piú nessuno, ma anche prima aveva giå perso popolaritå)
l'8 Dicembre 2011

Alfredo (utente non registrato)
il messaggio precedente non riferisce a questo articolo...
l'8 Dicembre 2011

Francesco Panaro (utente non registrato)
:-)
il 26 Aprile 2012

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