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Ognuno è ebreo di qualcuno



Di Francesco Panaro Matarrese








Sopravvivere, costi quel che costi. Questo è il fine. Schindler’s list ne riassume la  filosofia. Se per la vita di una singola persona dello stesso popolo, della stessa religione degli stessi usi e costumi debbano soccombere milioni di persone è ben fatto.

Non si parla di un gesto di migliaia di persone per salvarne qualcuna, no, ma di persone che subiscono le decisioni di poche altre. Chiarimento. Non si parla nemmeno del contrario, dei gesti che un singolo può fare per salvare una o più persone.
 
Sopravvivere ai tuoi simili
La parte più importante del film Schindler’s list di Steven Spielberg gira proprio intorno a questo concetto. Chi non ricorda la scena drammatica del film dove il capomastro ebreo viene fatto scendere dal treno che era diretto al campo di concentramento di Treblinca grazie alla dura e determinata intermediazione di Schindler con i nazisti? Questo film è stato applaudito dentro e fuori le sale di proiezione di tutto il mondo.  Gli spettatori hanno esultato come reazione liberatoria proprio in quella scena. 

Ma come è possibile salvare la vita di una persona mentre in quel treno ci sono parecchie centinaia di ebrei, zingari e omosessuali che stanno andando nei forni crematori? Come è possibile che Spielberg/Schindler salvi solo uno dei passeggeri diretti al massacro? Sembra che la favola spielberghiana abbia una sola direzione: ci sono eletti migliori fra il popolo eletto che meritano di vivere più di altri. 

Dunque, la sostanza del film. I nazisti propongono “altri ebrei” in cambio di quelli che Schindler vuole far scendere dal treno della morte, tanto, dicono nella cinica visione delle cose, che differenza fa? In quelle condizioni una persona vale l’altra, dicono gli aguzzini. Schindler non ammette sostituzioni: “i suoi ebrei” sono stati erroneamente destinati ai forni crematori, per sbaglio. La domanda qui è: perché Spielberg/Schindler  preferisce questa scelta, perché lancia il segnale che ci sono alcuni che hanno il diritto di sopravvivere ad altri?
 
Per fare la frittata bisogna rompere le uova
Zygmunt Bauman tenta una risposta semplice e sconcertante. È d’uso nella diplomazia scegliere una strada che permetta di risolvere i problemi. Un percorso fatto di parole che ha un risvolto catastrofico nei fatti per il prezzo pagato in vite umane. Madaleine Albright, quando era ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, rispondendo all’insidiosa domanda  della giornalista Leslie Stahl della Cbs se fosse stato giusto o meno il lungo embargo adottato dagli Stati Uniti in Iraq – visto che aveva provocato la morte di cinquecentomila bambini – rispose che riconosceva come drammatica la scelta fatta, aggiungendo che a volte bisogna pagare un prezzo che conviene pagare.

«La Albright – dice Bauman – non fu e non è l’unica a seguire questo tipo di ragionamento. “Non puoi fare una frittata senza rompere le uova” è la scusa preferita dai visionari, dei portavoce delle visioni con approvazione ufficiale e dei generali che agiscono dietro ordine dei portavoce. Nel corso degli anni, questa formula si è trasformata in un vero e proprio slogan dei nostri prodi tempi moderni». Il film spielberghiano trae il senso estetico dalla pratica molto in uso nella diplomazia internazionale. Per interessi si fa vivere una parte sacrificandone un’altra.

Ognuno è ebreo di qualcuno
Nel 1969 a Primo Levi fu chiesto il motivo per cui avesse firmato un manifesto che condannava il militarismo israeliano in Medioriente. La risposta di Levi sarebbe stata: ognuno è ebreo di qualcuno. Ed è inevitabile, il pensiero corre alla Striscia di Gaza, ai palestinesi, a tutta l’area sottoposta al controllo di Israele.

Affinché gli israeliani abbiano la loro terra in Medioriente, i più – palestinesi, musulmani di tutta la regione – devono subire gravi perturbazioni, uso della forza, tentativi di genocidio. I sottomessi, gli eredi del tragico destino, diventano carnefici, simili agli aguzzini della Seconda guerra mondiale.

Un singolo individuo o un popolo, vittime di un pesante sopruso, non portano dentro di sé la garanzia di certezza che poi non si comporteranno come i persecutori. Non c’è una strada che porta il tiranneggiato ad un gradino superiore di correttezza etica o morale.

Nella concezione di protezione della vita umana, di qualsiasi nazionalità essa sia, Levi capisce che serve una secca e dura presa di posizione che va al di là del  gruppo, del  popolo. È  un fatto di umanità, sia esso singolo individuo o popolo intero. La frase del ’69 dello scrittore si ritrova dodici anni più tardi nel suo romanzo  Se non ora, quando?. Qui i polacchi diventano gli ebrei dei tedeschi e dei russi.

Per Primo non ci sono eletti, non esistono ragioni di stato o di popolo al di sopra delle teste, ma esseri umani con le loro identità. La posizione  eretica di Levi, il suo antisionismo sarà punito con diverse forme. Lo scrittore, ad esempio, non trovò per molto tempo un editore che pubblicasse le sue opere in Israele perché ritenuta letteratura sgradita.

E solo uno scrittore con la vita come la sua poteva prendere una posizione così ardua e scomoda. Che ogni vita fosse sacra per Primo Levi in quel romanzo è ripetuto sotto molte fisionomie. È vita anche quella del nemico, perché la vita è la vita: «…In una scuola rabbinica piombano gli ufficiali del reclutamento, e tutti gli allievi vanno coscritti in fanteria. Passa un mese, e gli istruttori si accorgono che tutti i ragazzi hanno una mira infallibile: diventano tutti tiratori scelti.

Perché? Non ve lo so dire il perché, la storia non lo dice. Forse perché studiare il Talmud aguzza la vista. Viene la guerra, e il reggimento dei talmudisti va al fronte, in prima linea. Sono in trincea, con i fucili puntati, ed ecco il nemico che avanza. Il comandante grida “Fuoco!”: niente, nessuno spara. Il nemico si fa sempre più vicino.

Il comandante urla di nuovo “Fuoco!”, e di nuovo nessuno obbedisce: il nemico è ormai a un tiro di sasso. “Fuoco, ho detto, brutti figli di puttana! Perché non sparate?” urla l’ufficiale (…). – Allora uno degli studenti dice: “Non vede, signor capitano? Non sono sagome di cartone, sono uomini come noi. Se gli sparassimo, gli potremmo fare del male”».

Levi si spinge anche più in là, articolando la semplicità del suo ragionamento fa dire a Mendel sulla morte della moglie: «…deve giacere in una fossa con cento altre donne, e con i bambini, per i peccati di qualcun altro, magari per i peccati stessi dei tedeschi che le hanno mitragliate sull’orlo della fossa?».

La vittima esiste per espiare il peccato del carnefice, perché alla fin fine «i treni corazzati li hanno fatti i tedeschi, ma i tedeschi li ha fatti Dio». Una zona d’ombra, dove il persecutore si confonde con la vittima, un cerchio senza fine. E i corpi umani si trasformano in strumenti di un disegno divino.

Compilare graduatorie di persone o popoli migliori o peggiori è come alzare il tono della discussione e battere i pugni sul tavolo, schiaffeggiare. Mendel dice ancora:  «i tedeschi pensano che un ebreo valga meno di un russo e un russo meno di un inglese, e che un tedesco valga più di tutti; pensano anche che quando un uomo vale più di un altro uomo, ha il diritto di farne quello che vuole, anche di farlo schiavo o di ucciderlo.

(…) Io, invece, credo che non abbia molto senso dire che un uomo vale più di un altro. Un uomo può essere più forte di un altro ma meno sapiente. O più istruito ma meno coraggioso. O più generoso ma anche più stupido. Così, il suo valore dipende da quello che ci si aspetta da lui; uno può essere molto bravo nel suo mestiere, e non valere più niente se lo si mette a fare un altro lavoro».

Popoli eletti
Un’analisi attenta del film fa pensare che Schindler’s list sia un’operazione di inequivocabile selezione di una specie che impone ancora una volta un modello di supremazia. La maggioranza non organizzata deve sacrificarsi  per garantire la vita ad un’altra parte dell’umanità, la minoranza, la parte eletta. Per semplificare in maniera sportiva: il ciclista gregario che regala per spirito di squadra la sua gara, la sua stagione al capo del gruppo per farlo vincere, e tutta la sua vita andrà più o meno in quella direzione.

Spielberg esaspera sorprendentemente questo concetto, giocando ad affermare che una parte del mondo, la maggioranza debole e non organizzata, deve soccombere per salvare e mantenere in vita la minoranza,  ricca e potente. Riaffermando con l’olocausto, la più tragica storia che l’umanità abbia visto, la supremazia dell’occidente: la maggioranza dell’umanità è vittima sacrificale, e una minoranza è degna di essere salvata perché eletta. Eletta da chi?


Leggi anche  L'industria dell'Olocausto

Parole chiave: francesco panaro matarrese schindler cinema sionismo spielberg

COMMENTI

Sono presenti 47 commenti per questo articolo

Giuseppe G Carchidi
L'episodio in commento non lo leggo così. Prima di essere massa siamo individui. E l'individuo con le sue peculiarità uniche ha una importanza unica e particolare in piani di comprensione delle cose che sono più grandi di noi. Sono Individui-unici che danno la direzione alle cose e, ciscuno contribuisce. Spielberg valorizza questo concetto che in natura appare. Senza quell'uomo, in particolare, la sua costruzione personale crolla miserevolmente perciò gli assegna il peso che ha. Non stà a lui salvare la massa degli ebrei ...lui può adoperarsi per la salvezza di uno e lo fà, non sapendo degli eventi prossimi. L'applicazione in altri campi (il gregarismo ciclistico) è furoviante e perfino ...assurdo (quel tipo di sacrificio è, a mio avviso, così poco sportivo e molto poco edificante). Poi, si è vero che "ognuno è ebreo di qualcuno" ...fino a quando non comprenderemo appieno il valore del singolo quale creatura unica dell'unico Dio!
il 24 Gennaio 2011

Marika (utente non registrato)
E come al solito... com'è labile, il confine tra vittima e carnefice...
il 24 Gennaio 2011

Hilde Muehlbauer (utente non registrato)
Concordo in pieno con l'autore di questo articolo. Non dobbiamo dimenticare cha dai tempi biblici l'essere umano ha compiuto tanti feroci crimini, frateli contro fratelli, nonostante del fattoche discendiamo tutti da una stirpe creata da DIO, "odio, guerre, lotta di potere, avidità di guadagno etc." sono diventati gli obiettivi da raggiungere in un brevissimo percorso su questa terra senza la possibilità di aprire un conto nell'aldilà, dovendo abbandonare tutte quelle cianfrusaglie accumulate in questa vita.
il 24 Gennaio 2011

Mcbett (utente non registrato)
Proprio due gg fa rivedevo con emozione il film La Scelta di Sophie. É davvero significativo il momento in cui il folle, ma umano e sensibile, Nathan aggredisce Sophie - la quale é comunque sopravvissuta a degli orrori e a delle condizioni indimenticabili e dunque traumatiche -, accusandola di essersi salvata garazie alla sua "arianicitá", mentre nessuno ha pensato a salvare tutti gli altri. Non é stata l'unica. Siamo tutti il frutto dell'eugenetica, se esistiamo o ancora non abbiamo subito la nostra condanna. Io ho visto la gente che amo morire grazie a questo sistema. Io sopravvivo perché cerco di evitare di essere nazista senza cadere nelel trappole probabilmente, Cosa ci dovremmo dire davanti allo specchio, noi sopravvissuti? Per quanto saró capace di essere non nazista e ancora VIVA? Le conseguenze della mia non nazistitá si sentono in ogni momento e ad ogni porta che m si chiude contro dagli uffici del palazzo, comunque, ma la forza sta nel generarsi senza il regime. Si puó. Studiando come divenire un salutare tumore del sistema...
il 24 Gennaio 2011

Nicoletta Decarli
quando i miei nonni seguivano il treno dei deportati avevano solo un desiderio,salvare loro figlio ....erano diversi giovani nascosti insieme e x qualcuno il sacrificio di molti valeva la liberazione di uno che poi non c'è stata.Mio nonno mi  diceva  che erano solo ragazzi  che non avevano colpe ma non è mai riuscito a perdonare chi fece la spia.....
il 24 Gennaio 2011

Deborah Catemario (utente non registrato)
Non lo so, Francesco. Credo che tutti noi siamo chiamati a far qualcosa ed ognuno ha il diritto/dovere di agire. Se ci fossero più Schindler non staremmo a discutere le scelte. Mi sgomenta  che il beneficio personale, il potere, il denaro abbiano sempre un posto di rilievo, così soccombe la vita
il 24 Gennaio 2011

Bruna Durante (utente non registrato)
La parola ELETTO è una parola razzista, un concetto di supremazia di qualcuno su altri. Eppure è una parola che gli Ebrei hanno usato per se stessi, i Cristiani hanno usato per se stessi e tanti gruppi sociali usano per se stessi ( gli aristocratici ad esempio, lo hanno usato fino alla Rivoluzione francese). Non ho un'opinione in merito al fatto che alcuni si sono sacrificati e si sacrificano per altri, ho un rande rispetto per chi dà la propria vita in nome di un ideale o per amore dei propri cari. Come esiste sempre un Sud più a sud del Sud, ognuno è ebreo di qualcuno.
il 24 Gennaio 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
Infatti ...per questo motivo ho trovato Schindler's list un pò didascalico.  Del resto è pur vero che nelle immani tragedie della storia la differenza tra la sopravvivenza e la morte la fanno spesso il caso, un incontro fortuito, una relazione umana particolare...diciamo una raccomandazione... Schindler, non volendo sopravvivere alla guerra dalla parte degli aguzzini, si riscatta come può, cioè salvando coloro che conosceva personalmente, i "suoi ebrei", i suoi "prossimi" ...è quello che accade a noi quando adottiamo un particolare bambino tra milioni destinati a una vita infernale  ...è solo il caso  e il caso è ingiusto...        
il 24 Gennaio 2011

Gianluca Zoni
il problema in una formula: salvare una persona attraverso la sua sostituzione con il suo ebreo è giusto? il problema va analizzato attentamente e per farlo occorre rovesciarne il senso. Mcbett ha centrato il bersaglio: questo è il problema della "vergogna di essere un uomo", di essere un sopravvissuto. Perché mi sono salvato io e non un altro? Sono sopravvissuto al posto di un altro. È un sentimento complesso e profondamente contraddittorio sul piano della responsabilità etica. Il sopravvissuto non è responsabile della morte degli altri. Non è lui a operare la sostituzione. Schindler tenta di salvare le persone che conosce perché non può sopportare che vengano assassinate. Un'azione comprensibile: è la percezione di Schindler a necessitarlo in quel gesto, Schindler percepisce le persone più vicine. Ma non è Schindler a "sostituire" la tal persona con il suo ebreo. Sono i nazisti a operare "sostituzioni", non Schindler. Accusare Schindler della sotituzione significa contorcere le responsabilità e impedire ogni intervento, alimentare la propria impotenza a vantaggio dello status quo: uccidete i miei figli, perché -in ogni caso (è il fato!)- ne morirebbero altri al loro posto per questo non mescolerei la lista di Schindler (la selezione delle vittime sacrificali non è di Schindler) con la questione palestinese. Lo stato di Israele si comporta come la Germania nazista, non come Schindler.
il 24 Gennaio 2011

Giulia Besozzi
Complimenti Francesco...una lucida quanto drammatica analisi...
il 24 Gennaio 2011

Gianluca Zoni
cioè: il problema è mal posto. Esempio: cento persone saranno uccise. Fra le persone condannate ne conosco una che non voglio venga uccisa. I carnefici mi offrono una sostituzione. Non faccio nulla? Ne scelgo una a caso, tanto per giocare, perché siamo tutti uguali e sarebbe "ingiusto" salvare la persona che voglio salvare? Secondo me, "ingiusta" è solo la condizione imposta dai carnefici. La mia scelta di salvarne uno, quello lì e non un altro, è già condizionata dai carnefici e dai miei affetti (abbiamo già supposto la mia volontà che quella persona non sia assassinata). È un'azione innocente e, diciamolo, totalmente "priva di scelta", è imposta.
il 24 Gennaio 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
il mio film preferito sull'olocausto è comunque "Il Pianista" di Polanski. Si percepisce la normalità nella discesa agli inferi, la preservazione a tutti i costi della quotidianità nella speranza, ormai disperata, che ogni gradino sia l'ultimo. C'è l'eroismo (la rivolta del ghetto di Varsavia), ma anche la vigliaccheria di chi farebbe qualsiasi cosa per guadagnare un giorno di vita. C'è l'ignominia della "polizia ebraica" i cui componenti parteciparono attivamente allo sterminio solo per avere il privilegio di essere gli ultimi ad essere eliminati ...(è l'unico film che racconta questa atroce verità senza retorica). E poi c'è il "caso" ": il pianista si salva dapprima grazie a un amico di infanzia "poliziotto" e poi grazie ad un nazista un pò consapevole della sconfitta imminente (prigioniero dei Russi chiederà di saldare il debito), un pò estasiato dalla grandezza del musicista che irradia le deserte rovine del ghetto con la magica musica di Chopin ...   
il 24 Gennaio 2011

Daniele Pecchioli (utente non registrato)
No, Francesco. La "filosofia" di Schindler's List non è "sopravvivere al tuo simile costi quel che costi". Non ci sono "eletti" migliori tra il popolo "eletto" (quanti equivoci intorno a questo aggettivo sradicato dal suo contesto bliblico.....). che meritano di vivere più di altri. Il tuo "eletto tra gli eletti" è solo un uomo travolto da un'immane tragedia, che nel suo cammino incontra un altro uomo che ha scelto di fare quel che poteva per lui in nome di una comune umanità. Quel treno non poteva essere fermato, o almeno non poteva esserlo da una sola persona, e su quel treno c'erano anche uomini colpevoli semplicemente di aver ospitato nelle loro case i perseguitati, fossero ebrei, omosessuali, uomini politici. Non sono stati molti, ma ci sono stati. La maggioranza ha preferito non vedere e non fare nulla. Anch'io ho applaudito alla scena liberatoria, per scaricare una tensione incredibile: se fossi vissuto a quei tempi, sarei stato davvero dalla parte giusta? L'umanità non si salva in astratto, ma salvando ogni singolo uomo. 
il 25 Gennaio 2011

Giacomo Galletti (utente non registrato)
Mi sembrava di ricordare che il film fosse costruito sulle memorie della "minoranza salvata" da Schindler. Non ricordo la scena in questione nel dettaglio, né il taglio registico, quindi più di tanto non saprei dire. Però l'interpretazione potrebbe anche limitarsi al solo fatto di voler narrare gli episodi così come questi sono stati narrati da chi li ha vissuti in prima persona.
il 25 Gennaio 2011

Caterina Mameli (utente non registrato)
Il punto è che se anche S. non avesse salvato il suo uomo, un'altro sarebbe morto comunque. Non ha potuto salvare tutti, ne ha salvato alcuni. E mi sembra un atteggiamento molto diverso da chi ha deliberatamente scelto di "fare la frittata".
il 25 Gennaio 2011

Marco Pecci (utente non registrato)
"Schindler’s list sia un’operazione di selezione della specie che impone ancora una volta un modello di supremazia"? Mi pare che siamo semplicemente di fronte alla solita fuffa antisemita da giornata della memoria, mascherata da critica cinematografica.  Razzismo, insomma. E anche piuttosto dozzinale, via.
il 25 Gennaio 2011

Paola Pistolesi (utente non registrato)
sarò impopolare ma ad essere sterminati prima degli ebrei,furono centinaia di migliaia d i malati di mente,e di disabili,prima ancora degli zingari e degli omosessuali.Famiglie con figli "venuti male"affidarono a medici le loro creature,che vennero passati per il camino.Sappiamo tanto di quello che fu fatto agli ebrei,ma quello che fu fatto ai disabili e ai malati di mente è una storia nascosta venuta alla luce pochi anni fa.Medici,psichiatri hanno collaborato a questa pulizia,l'annientamento di vite indegne di essere vissute.
il 26 Gennaio 2011

Valentina (utente non registrato)
Perchè è toccato a me nascere in un paese dove non mi è mancato un relativo benessere? Perchè è toccato ad un'altra e non a me di avere un tumore in giovane età. Perchè domani potrà succedere qualcosa a me e non ad altri? Sarà il caso o saranno le cause che abbiamo messo. Se è giusto sollevarsi per le sofferenze di molti è anche giusto rallegrarci per la fortuna di pochi, anche se non viene spontaneo in tragedie del genere.
il 26 Gennaio 2011

Rosy Palazzo (utente non registrato)
Francesco avevo detto che ti avrei risposto ed eccomi qua. Ho visto il film e anch'io mi sono chiesta perchè alla scelta assoluta del capomastro? Il film racconta una storia realmente accaduta e non credo fosse stato giusto che Spielberg la cambiasse. Non dimentichiamo la scena dei vagoni fermi sotto il sole e Schindler's li annaffia dando sollievo a tutti senza alcuna distinzione. Dentro quei vagoni nessuno saprà mai se c'erano o no zingari e omosessuali. Io credo che la lista sia stata dettata da Schindler's per il mistero che lega gli esseri umani che casualmente si incontrano e quindi diventa normale tendere la mano. Chi ha la certezza che, in quella lista non ci fossero pure omosessuali? Non è un mistero che la maggioranza debole soccomba per mantenere la minoranza potente. Lo subiamo tutti i giorni anche senza la guerra. Sono infinite le ingiustizie come sono infiniti gli uomini che hanno cercato di debellarle, Borsellino e Falcone tanto per citarne due. <3      
il 27 Gennaio 2011

Sandra (utente non registrato)
Ma di cosa stiamo parlando?S. dovevafarenome e cognomeo doveva mettere nn?Stiamo a sofisticareper uno che ha fattonoi oltre che parlare che cosa stiamo a fare?Purtroppo ho notato che solo a pontificaresi può fare poco!
il 27 Gennaio 2011

Eli Mcbett
Vorrei qui fare un'osservazione: qui in Irlanda vengono operate un po' troppe isterectomie e ci sono state tentissime denunce e casi giudiziari. La vita individuale é sensibilmente manovrata e diretta dall'alto. Ci sono piú dipendenti pubblici che cittadini e i dipendenti pubblici sono assunti per nepotismo, ereditando dalla monarchia. La loro funzione é controllare che nessuno discuta il sistema. Si tratta di un paese di 6 milioni di persone in tutto che ora con questa inventata recessione sta cacciando dal paese (dicono) 1000 persone al mese (qualcuno dice a settimana?) il primo esodo era stato stimato in 60 mila soprattutto professionisti locali persone emigrate, specialmente in Australia, UK e USA Dico questo perché il paese si sta trasfomando in un mondo ideale nazista con un gran numero di manovali senza diritti e con molti doveri, la maggior parte stranieri e con poca padronanza della lingua la cui posizione civile é indubbiamente nulla, dato che la maggior parte di queste persone non vota nel paese o non ha la cittadinanza, contro (o al servizio di) un gran numero, inferiore ma consistente, di persone molto ricche (e per dire ricche dico ricche) che hanno accesso agli studi superiori e aggiornament professionali (molto costosi e selettivi), che ha posizioni fisse e che ha una ricchezza decisamente superire alla norma, spesso anche miliardari, i quali controllano tramite i servizi pubblici che la situazione resti come a loro serve. Tra questo secondo gruppo sono le persone a cui noi ci riferiamo normalmente, ossia la gente che pensiamo sia "comune". Invece la poevrtá del
il 5 Febbraio 2011

Eli Mcbett
mi si tagliano sempre i testi? stupidamente non li salvo aaaghh
il 5 Febbraio 2011

Marialaura Giorgi
Sono pienamente d' accordo con il commento di Rosy... il punto non è il perchè Schindler abbia stilato quella lista, ma perchè esistano così pochi Schindler. Forse uno Schindler omosessuale avrebbe deciso di salvare solo omosessuali... ed uno Schindler di etnia zingara avrebbe deciso di salvare solo persone di etnia zingara... e purtroppo un disabile o un malato di mente forse non sarebbe stato in grado di salvare nessuno e allora avrebbe dovuto sperare di incontarare uno Schindler che magari aveva un figlio disabile o malato di mente... e così pensando non può non venirmi in mente un Gino Strada e tanti medici come lui che sono costretti a scegliere di operare d'urgenza non guardando a chi siano i malati ma semplicemente a chi ha più probabilità di salvare la pelle e dover sopportare di veder morire gli altri...il mondo purtroppo è uno schifo
l'8 Febbraio 2011

Francesco (utente non registrato)
Accolgo il tuo invito e provo ad esprimere il mio pensiero. Ho visto il film diversi anni fa e penso sia stato l'ultimo film che mi ha commosso veramente. Io però non riesco però a vedere ciò che vedi tu. Forse sono ingenuo, mia moglie me lo dice sempre, ma credo che non si possa pensare sempre male, io cerco sempre di vedere il bene in ognuno di noi, anche perchè di cose negative ne siamo veramente pieni che a volte non riusciamo a distinguerle da quelle positive. Quindi non penso che Spilberg/Shindler abbia voluto lanciare il segnale che "ci sono alcuni che hanno il diritto di sopravvivere ad altri", penso che Spilberg abbia voluto semplicemente raccontare e ricordare questa storia bella e drammatica allo stesso tempo. Sono invece perfettamente daccordo che non ci sia cosa che meriti più di una vita umana, (riferimento alle uova)
il 22 Febbraio 2011

Adelita (utente non registrato)
Forse nessuno nasce totalmente crudele,lo possono aver fatto diventare i soprusi degli altri,durante i primi annidi vita, delicati e decisivi.Non credo che una persona nasca con la predisposizione alla malvagita'...voi non la pensate così ? mi piacerebbe sentire il parere di uno psicologo o sociologo.Un saluto caro
il 3 Marzo 2011

Alessandro (utente non registrato)
Non è un caso che Primo Levi abbia rifiutato l'ebraismo. E le sue posizioni su Israele gli sono costate una "scomunica". Ora tutti gli ebrei israeliani lo tirano dalla loro parte: proprio loro che lo hanno odiato.
Leggete Se non ora, quando?, vi accorgerete che Primo Levi aveva preso le distanze da tutti, specialmente dai suoi correligionari. Giustamente. Fra l'altro, Francesco, questo tuo articolo è stato stravolto in vari forum qui in rete, Ebrei israeliani che si sono scagliati contro di te. Inutile dirlo, se leggessi i commenti ti accorgeresti subito che sono fascisti, di destra e chiusi dentro sé stessi. I leghisti, a confronto, sono dei simpaticoni.
il 7 Aprile 2011

Ugo Solimeni (utente non registrato)
Mai dire agli ebrei, e ancor di più agli israeliani, che sono nel torto: ti additano di razzismo e nazifascismo. Non accettano nessuna critica, non si può discutere con loro: partono da un presupposto, che hanno ragione supra a tutto. E questo  è sempre sbagliato
il 7 Aprile 2011

Ugo Solimeni (utente non registrato)
...sopra...
il 7 Aprile 2011

Riccardo Conturbia
Wittgenstein aveva torto.
il 15 Aprile 2011

Marino (utente non registrato)
ALESSANDRO DOVRESTI ESSERE PIú attento con le tue analisi. Hai letto anche altre cose di Levi ?  In altri scritti di P. LEVI, affiorava tutto il suo ebraismo e poi é morto suicida per nn aver potuto appunto superare il suo ebraismo. Ma perché x molta  e troppa gente la visione dell'ebraismo si confonde sempre con Israele?
Perché vi parlate addosso raccontantovi sempre las stessa favoletta del povero popolo palestinese violentato dagli"ebrei?" La mcercate mai l'informazione degli altri? leggete mai ed ascoltate qualche volta ció che hanno da dire senza preconcetti e pre-giudizi? Questo vale anche per il distinto e succinto sig. ugo solimeni. Avete mai provato a perlare con i vostri "amici" di religione e politica? -La pace,- diceva golda Meyr- si potrá fare quando i palestinesi ameranno di piú i loro figli di quanto odino il loro nemico. -
il 30 Aprile 2011

Alessandro (utente non registrato)
Ti dirò, Marino, io non confondo israele ed ebraismo, e mi sembra che qui nessuno lo faccia.
Su Levi potrei dirti più cose di quelli scrittre qui sopra e qui: ad Israele era inviso. I suoi libri erano odiati (parola che non è esagerata) per il suo essere critico aspro di Israele, fino al punto di non riconoscrlo come stato degli ebrei (ma non era il solo, fra gli ebrei). Ma sai che le traduzioni dei libri di Levi sono state vietate in Israele? Sai che i suoi libri sono stati potuti leggere tardi, molto tardi dagli ebrei israeliani? Il luogo comune della Meyr si equivale ai luoghi comuni sugli ebrei, specialmente su quelli israeliani...
il primo Maggio 2011

Ettore (utente non registrato)
"la maggioranza dell’umanità è vittima sacrificale, e una minoranza è degna di essere salvata perché eletta. Eletta da chi?"

Come è vera questa frase, che cindivido totalmente: eletta da chi? Chiunque si senta eletto o speriore ad un'altro è un uomo dannoso. Per il singolo e per la società.
il 15 Maggio 2011

Cassandra00 (utente non registrato)
diavoli.... ma io che film ho visto???
la lista aveva lo scopo di salvare vite...
il fatto che si dessero motivazioni per salvarle era solo una scusa per giustificare ai tedeschi l'esistenza della lista.. altrimenti li avrebbero deportati!!
all'inizio forse era una lista di quelli che gli venivano bene per i suoi scopi...
di quelli che voleva sfruttare... di chi poteva pagare... non è un benefattore dell'umanità ma uno che vuole approfittare della situazione per arricchirsi!
ma poi tutto cambia, lentamente prende coscienza di cosa capiterà a chi parte e quanto diventi importante stare nella sua lista... prima c'era una cernita...
ma poi non più.. solo scuse, spesso inventate... solo per evitare che li internassero... e la disperazione perchè erano così poche le vite salvate...
me la ricordo solo io?
o no??? forse non ho capito nulla??? ho visto un altro film??
mi sono fatta il mio personale film nella mia testa???? chissà...
comunque anche se non esistono vite che hanno più valore di altre, salvare una vita è sempre importante.... quella di Heinstein forse più della mia..
ma anche se fosse una vita inutile come la mia... ne vale sempre la pena..
anche se lo si facesse "solo" per egoismo
o per restare umani...  che già non è poco...
il 21 Giugno 2011

Cassandra00 (utente non registrato)
chiedo scusa a tutti quelli che sono intervenuti... se ho sostenuto cse già dette... se non ho letto i loro interventi.... ma leggerli tutti... mi strema!!!!
e non mi sembrava giusto sceglierne alcuni e trascurarne altri
il 21 Giugno 2011

Annamaria Di Ciommo
Sono mesi che continuo a leggere e a cercare una risposta. Ma come sempre alla fine della lettura mi ritorna in mente questa frase :" Chiunque salva una vita salva il mondo intero" (Talmud). Oggi ho deciso  di fare una ricerca su internet e scopro ciò che avevo dimenticato: nell'anello d'oro regalato a Schindler è stata incisa proprio questa frase "Chiunque salva una vita salva il mondo intero" (scena finale di "Schindler's List). Quella scelta apparentemente così ingiusta assume ai miei occhi un valore diverso. Io (cristiano/cattolica) non dovrei credere al caso, ma ad un disegno più grande in cui tutto ritorna ad avere un senso. Tutta la vicenda dell'olocausto è malvagità, non v'è nulla che possa attenuarla, c'è un silenzio di Dio  assordante, eppure ci sono delle piccole fiammelle (sarà per questo che si riaccendono alla fine del film le candeline?) che hanno illuminato tanta oscurità. Quegli slanci così umani che hanno permesso ad alcuni di noi (umanità) di riconoscere se stessi nell'altro. Sono stati salvati perchè migliori, eletti tra gli eletti? Se una vita salvata è il mondo intero allora l'intero mondo è eletto. Non vi sono gregari in questa visione ma solo eletti. Come l'umanità ha sempre mostrato la sua malvagità, così ci saranno sempre coloro che con un apparente gesto d'esclusione salveranno il mondo intero.
il 27 Giugno 2011

Fernanda (utente non registrato)
Amo  Wittgenstein  e voglio commentarlo:    Forse intendeva dire che è la solitudine nella quale si consuma il dolore di una persona a renderlo estremo.
il 12 Agosto 2011

Pardo Fornaciari
@ugo solimeni, (pc @marino & alessandro): gli ebrei hanno sempre ragione? o forse, nella fattispecie: gli israeliani? ma allora, gli israeliani non ebrei? ed ancora: il giudizio (al di là della fattispecie) coinvolge anche gli ebrei atei? e gli ebrei antisionisti?  etc etc...
il 13 Agosto 2011

Plinia Morelli (utente non registrato)
Qualche giorno fa ho visto un servizio sulla strage di Sant'Anna di Stazzema. Atroce. Incredibile. Un uomo, allora bambino, raccontava quel giorno, visto con gli occhi di un bambino che non si rendeva conto di ciò che stava accadendo. E' vivo perché un soldato giovanissimo delle SS che avrebbe dovuto uccidere lui e altri bambini, non lo fece, rischiando probabilmente la propria vita, chissà, sparò in aria e disse loro di scappare. Tutti gli altri bambini del paese furono barbaramente trucidati. Pochi "eletti"? Non credo. La verità è che in questi gesti, forse i sopravvissuti, sicuramente noi "testimoni", troviamo la forza di vivere, di andare avanti nonostante l'orrore, di sperare e di credere possibile che tanti possano salvarsi, tutti forse un giorno. Come potremmo altrimenti sopravvivere agli orrori e alle stragi che pure abbiamo conosciuto, anche se non vissuto in prima persona?
Bello il suo pezzo, anche se l'interpretazione del film non mi trova d'accordo. Se ogni vita è sacra, salvare anche una sola vita è un gesto sacro, fuori dalla possibilità di giudizio. Quella è l'unica vita che in quel momento poteva essere salvata. Ciascuno avrebbe dovuto salvare anche solo quell'unica vita che il destino gli aveva affidato. Non è stato così.
il 15 Agosto 2011

Nicola (utente non registrato)
Mi scusi, volevo solo chiedere a Francesco Panaro, autore dell'articolo la fonte della frase di Primo Levi, se cioè può produrre un riscontro bibliografico o una prova di quanto è scritto perché non si trova alcuna traccia nell'opera dello scrittore di questa frase e neppure nelle interviste e nei giornali, se può citare la fonte lo ringrazio molto.
La frase di cui vorrei la fonte è: "Nel 1969 a Primo Levi fu chiesto il motivo per cui avesse firmato un manifesto che condannava il militarismo israeliano in Medioriente. La risposta secca, senza appello, di Levi fu: «Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele»." Da dove viene ?
il 15 Ottobre 2011

Francesco Panaro
In Italia c’è sempre più intolleranza? Alcuni ebrei italiani filoisraeliani non accettano e non ammettono che si possa discutere?
Il 14 ottobre del 2011 al Festival di Storia è stato invitato il professore israeliano di Storia europea Shlomo Sand dell’università di Tel Aviv a presentare il suo libro  “Come costruire una nazione inventando un popolo”, su Israele, il suo essere lì, in Palestina. Come si capisce dal titolo, è un libro di storia sulla questione israeliana. Durante la presentazione Il professor Sand è stato minacciato, non gli sono state risparmiate aggressioni verbali di una certa durezza da parte degli esponenti dell’associazione Italia-Israele. Hanno tentato di interrompere la presentazione portando scompiglio nella facoltà di Scienze Politiche. Naturalmente sono intervenute le forze dell’ordine per ristabilire un minimo di sicurezza intorno al professore israeliano. Nelle presentazioni fatte in tutto il mondo per promuovere il libro “non si era verificato un episodio paragonabile a quello accaduto a Torino”, ha detto lo stesso Shlomo Sand.
Chi frequenta i social network avrà notato la violenza verbale di alcuni ebrei italiani, collegabili ad associazioni filoisraeliane. Non crediate che si è di fronte ad  episodi isolati messi in atto da ragazzi. No, ce ne sono di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali. Cresce sempre più l’intolleranza alla discussione. Alcuni ebrei italiani, filoisraeliani, non ammettono che si possa discutere o mettere in dubbio religioni e il comportamento dei popoli. Come se  volessero tornare indietro.
 
Le miti comunità ed associazioni ebraiche italiane dovrebbero prendere in considerazione questi comportamenti, dovrebbero leggere questi episodi come un campanello d’allarme di qualcosa che non funziona, di un malessere, chiamiamolo così.
 
Nicola, grazie delle domande insistenti (anche se sento, non fra le righe, un chiaro rumore…).
Come ho già scritto ad un’amica di social network, per ora bisogna accontentarsi di questo scritto. Sulla questione continuo a lavorare e sarà oggetto di un altro articolo un po' più lungo. Però, veda, rimane comunque il 99% dei fatti esposti – compreso quello di Levi inviso agli israeliani e ad alcuni (troppi) ebrei in linea con quel Paese – che generalmente non viene preso in considerazione per comodità. Però capisco che quello che più infastidisce alcuni e  che viene contestato qui, soprattutto, è che si metta in discussione “il popolo eletto”. Le “eresie” sono molto fastidiose. Si ricorda dell’ebreo Spinoza? Si potrebbe fare un lungo elenco.

(continua...)
il 2 Marzo 2012

Gisella (utente non registrato)
Ho letto da più parti che c'è molta tensione intorno ad articoli come questo di Uncommons ed altri sparsi su riviste varie, su carta e on line.
vorrei proporvi questo uscito il 27 gennaio di quest'anno su Lettera 43 (ecco il ink: http://www.lettera43.it/cultura/37856/gli-usi-impropri-della-shoah.htm), ma lo posto anche qui per evitarvi di fare copiaincolla del link
 

L'uso improprio della Shoah
Quando l'Olocausto diventa arma politica.
di Bruno Giurato

Il Giorno della memoria ci porta nel cuore di tenebra della storia europea e mondiale. I campi di concentramento sono stati raccontati come «il luogo della morte di Dio», come aberrazione dell'idea di progresso, come gorgo esistenziale da cui nessuno può tirarsi fuori. E come l'evento storico che ha distrutto per sempre l'idea atemporale di poesia e di bellezza. Tanto che il filosofo Theodor Adorno si chiedeva: «Ha senso fare poesia dopo Auschwitz?».

«Retorica celebrativa, consolatoria e autoindulgente» 
Ma spesso il destino dei grandi intenti, delle grandi idee, è quello di finire ricoperti di melassa buonista, o peggio ancora essere usati come arma impropria (molto impropria) per pigliarsela con l'avversario di turno.

RISCHIO DI VOLGARIZZAZIONE.
Alvin Rosenfeld, autorevole storico Usa, ha scritto un libro contro gli “usi impropri” della Shoah. Nel suo The end of the Holocaust ha denunciato i rischi di «volgarizzazione» e di «banalizzazione» della più grande tragedia del XX secolo. Mentre Valentina Pisanty ha pubblicato Negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah, in cui punta il dito contro la «retorica celebrativa, consolatoria e autoindulgente» del Giorno della memoria.
Prima di essere sommersi dalle foto dei campi di sterminio postate e condivise a catena dai nostri amici di Facebook, o dagli status con le lacrime agli occhi che troviamo su Twitter, e prima di trovarci senza accorgercene in una grande puntata di Uomini e donne, dove si piange in massa senza uno straccio di catarsi, forse è opportuno tornare ai classici.

«CHI È IL MIO EBREO?».
Primo Levi in Se questo è un uomo racconta già dalle prime, rapide pagine, la dimensione infera del campo di concentramento: lo schizzare di urla e insulti e il tatuaggio che fa l'uomo numero. La quotidianità di un luogo dove «è vietato tutto», in cui per mangiare bisogna rubare e che, anche lavandosi la faccia con l'acqua fangosa, bisogna tenere coperta e gamella tra le gambe, perché gli altri internati sono pronti al furto.

continua nel commento successivo
il 2 Marzo 2012

Gisella (utente non registrato)
(...)
IL CATTIVO VINCE SEMPRE.
Levi, poi, spiega come l'uomo diventi cattivo coi suoi simili. Che i più cattivi, i più stupidi, i più crudeli diventano dei «Prominent». Racconta la condizione umana, oltre l'esempio dei campi di sterminio. In Sommersi e i salvati, per esempio, dove descrive la “zona grigia” fatta da coloro che nel sistema-lager sono conniventi, colpevoli senza parere. Praticamente tutti.
Levi quindi non ci consegna solo pagine di memoria sulla Shoah, ma anche un modello umano ordinario fatto di crudeltà, un meccanismo di sopraffazione sempre attivo. E non solo ad Auschwitz.
Quanto alle posizioni politiche, poi, quelle di Levi sono a prova di retorica: fu lui, ebreo, a dire, nel 1969: «Ognuno è ebreo di qualcuno». In occasione della ricorrenza ci sarebbe da domandarsi: «Chi è il mio ebreo personale?». Giusto per evitare di sentirsi troppo puri.
Il cabaret Shoah non fa ridere. Né riflettere.
  
La vignetta di Vauro su Fiamma Nirenstein.
Poi uno sfoglia le prime pagine dei giornali e si imbatte in titoli come quello de Il Giornale: «A noi Schettino, a voi Auschwitz». Oppure entra in Facebook e si trova davanti le foto di un bambino palestinese bruciato vivo dal fuoco israeliano, immagine usata dai filopalestinesi come arma politica. La mente va a quel Se non ora quando?, titolo di un libro di Levi diventato lo slogan di chi manifestava contro il Cav, altrimenti detto «Er Banana».

PRENDIAMOCELA CON VAURO.
E ancora assiste a polemiche assurde come quella contro Vauro reo di aver tratteggiato la giornalista Fiamma Nirenstein con il fascio littorio e la stella di David. Il giornalista Peppino Caldarola in un articolo sul Riformista l'aveva subito attaccato, scrivendo che Vauro l'aveva disegnata come una «sporca ebrea». Vauro l'aveva querelato. E ha vinto la causa.
Ma l'intellighenzia tutta si è rivoltata contro il vignettista toscano: Pierluigi Battista sul Corriere della Sera ha usato la questione per chiedersi «a che punto è l'antisemitismo in Italia». Nei panni di Battista forse ci preoccuperemmo più degli usi strumentali di un dibattito culturale, che trasforma una questione davvero importante in melassa, arma d'offesa politica. O magari in soggetto da barzelletta.
Venerdì, 27 Gennaio 2012
il 2 Marzo 2012

Alfredo (utente non registrato)
IL CATTIVO VINCE SEMPRE... lo diceva anche Mark Twain...
il 6 Marzo 2012

Paolo Misiani (utente non registrato)
La frase attribuita a Levi è un falso.
La frase vera è solo "Ognuno è ebreo di qualcuno". Il resto fu aggiunto da un articolista de Il Manifesto nel 1982, da qui la leggenda metropolitana che tutta la frase sia di Levi.
http://moked.it/blog/2012/04/11/le-vere-parole-di-levi/
il 12 Aprile 2012

Lisa Roversi (utente non registrato)
Sapessi com'è falsa la ricostruzione storica (che storica non è in quanto è fatta sulla base di sciocchezze di finzione) secondo la quale Israele ha diritto ad occupare la Palestina...
http://www.uncommons.it/pagine/articolo.php?id=286


il 13 Aprile 2012

Marco (utente non registrato)
http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=13&sez=120&id=44246

Solo la prima frase è di Primo Levi, la seconda è un'invenzione di Marco Rovelli
il 20 Giugno 2012

Giuliana (utente non registrato)
Grande Marco Rovelli, inventore del vero. I polacchi erano gli ebrei dei tedeschi e dei russi, i palestinesi ebrei degli ebrei israeliani: un grande inventore anche Primo Levi
il 20 Giugno 2012

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