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Quella lettera di Kurosawa a Bergman



di Francesco Panaro

Ingmar Bergman fotografato da Irving Penn

Ingmar Bergman fotografato da Irving Penn






«...e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà»




 
La nuova, la seconda fanciullezza inizia a ottant'anni. Era ciò che pensava il regista giapponese Akira Kurosawa e lo scrisse in una lettera di auguri che inviò al suo amico e collega svedese Ingmar Bergman.
 
Da notare che Kurosawa non dice: “Buon compleanno”. Nella cultura giapponese non ci sono scorciatoie di questo tipo. Se un giapponese deve invitarvi a cena dirà: “ti prego di accettare il mio invito a cena”. Così Kurosawa a Bergman: «Mi permetta di congratularmi per il suo settantesimo compleanno…».
 
Il 14 luglio del 1988 Bergman aveva compiuto settant’anni, e credeva – si può percepire che avesse ragione – che il lavoro migliore ormai giaceva alle spalle: premiato con tre Academy Awards (compreso l’Irving G. Thalberg Memorial Award), due BAFTA, sette Palme d’Oro a Cannes, sei Golden Globes e decine di altri premi di una certa consistenza.
 
Per il maestro giapponese Kurosawa, invece, il miglior tempo, una seconda infanzia creativa di Bergman doveva ancora arrivare. Il regista giapponese non scriveva nella lettera che leggerete qui sotto parole tanto distanti da ciò che il regista svedese pensava. Nella sua bella autobiografia, La lanterna magica – questo tipo di libri spesso riposano sui comodini in soccorso notturno, per essere sfogliati come rasserenanti, ma queste sono pagine non comuni, di un regista europeo unico. Se ne trovate ancora una copia in qualche libreria accaparratevela come si faceva in tempo di guerra per le derrate alimentari mancanti –, Bergman scrive con lampi di un’oscura aurora boreale, immaginifica, con la visionarietà di chi guarda indietro: «In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà».
 
Akira Kurosawa forse aveva colto dall’alto della sua saggezza orientale e della sua seconda infanzia, dei suoi quasi settantotto anni, quella luce nella quale Bergman era immerso, il colore sidereo della luce dell’infanzia che combatte quasi inutilmente la sua partita a scacchi – quella partita che conosce bene, per prolungare la vita: «…Dammi ancora del tempo». Troverete qui sotto un frammento di quella scena del Settimo sigillo – nella luce fredda della lama del tempo in bianco e nero. E se lo aveva colto lui, Kurosawa, e lo spronava a non arrendersi, "per il bene del cinema"…  
 
 
Caro Mr. Bergman,
Mi permetta di congratularmi per il suo settantesimo compleanno.
Il suo lavoro tocca profondamente il mio cuore tutte le volte che lo vedo, e ho imparato molto dalle sue opere e ne sono stato incoraggiato. Mi auguro che lei abbia buona salute per creare ancora meravigliosi film per tutti noi.
In Giappone c’era un grande artista chiamato Tessai Tomioka vissuto nell’Era Meiji (tardo 19° secolo). Questo artista dipinse molte eccellenti opere quando era ancora giovane, e quando raggiunse gli ottant’anni egli improvvisamente incominciò a dipingere opere superiori alle precedenti, come se fosse in una magnifica fioritura. Ogni volta che vedo i suoi dipinti mi rendo conto perfettamente che un essere umano non è realmente in grado di creare davvero buone opere prima di raggiungere gli ottanta anni.
Un essere umano nasce bambino, diventa ragazzo, passa attraverso la gioventù, raggiunge il pieno della vita e infine torna ad essere bambino prima della conclusione. Questo è, a mio avviso, il modo ideale di vita.
Credo che sarà d'accordo che un essere umano diventi capace di produrre opere pure, senza restrizioni, nei giorni della sua seconda infanzia.
Ora ho settantasette (77) anni e sono convinto che la mia vera opera stia appena incominciando.
Continuiamo a resistere per il bene del cinema.
Con i più cari saluti
 
Akira Kurosawa






I “Sogni” di Akira Kurosawa, Vincent van Gogh


 
«…Dammi ancora del tempo», Ingmar Bergman, “Il settimo sigillo”






Parole chiave: francesco panaro matarrese cinema akira kurosawa ingmar bergman philosofilm

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Dorak51 (utente non registrato)
Sto proprio riguardando i film di Bergman in questi giorni, favorita dalla loro diffusione con un  quotidiano che li offre in edizione restaurata. 
Il post mi ha colpito al cuore anche per questa bella concomitanza. Grazie per l'invio e per i documenti visivi che l'accompagnano.
il 30 Dicembre 2013

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