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Shining dentro Blade runner



di Francesco Panaro




Violento e troppo scuro. Questo fu il responso di un test eseguito nel 1982 in alcune sale-pilota prima dell’uscita ufficiale del film Blade runner. La costante, il filo conduttore sembrava la pioggia continua, i vapori dai tombini e dal suolo di una Los Angeles del lontano futuro, il 2019. La produzione, allora, chiese a Ridley Scott di uniformarsi al sogno che tutto, dal male, finisce bene, con un lieto fine alla luce del giorno. Dopo la vita artificiosa e buia della megametropoli il ritorno alla natura: Deckard, Harrison Ford, il cacciatore di taglie  e la replicante Rachael, Sean Young, volano via da Los Angeles. Dal buio delle immagini notturne che dominano tutto il film alla luce del giorno. Per la prima volta Rachael vede gli alberi, la neve. La produzione aveva già chiuso la borsa delle spese, allora Ridley Scott ricorse all’aiuto dell’amico regista Stanley Kubrick. Ricordate il suo  Shining con Jack Nicholson uscito nelle sale nel 1980? L’inizio di quel film è girato dall’alto, fa vedere il maggiolino giallo dei protagonisti che percorre una strada fra le foreste. Ecco, Kubrick cedette a Scott una sequenza non utilizzata di quelle riprese per risolvere l’ending del film. La parte finale del nuovo montaggio di Blade runner inizia con il primo piano dei due protagonista (Ford e Young) che sono su un velivolo. Subito dopo mostra l’esterno, la vista dall’alto delle foreste di Shining. L’unico veto che Kubrick impose a Scott fu quello di non utilizzare le stesse scene del suo film, ma il girato non utilizzato.

La lunga storia della produzione di Blade runner è quasi un altro film, è ricca di colpi di scena. Il film si ispira al romanzo di fantascienza di Philip D. Dick – Do Androids Dream of Electric Sheep? Possono gli androidi sognare pecore elettriche? – pubblicato nel 1968. In un primo momento, secondo quanto raccontò Dick, alla riduzione cinematografica del suo romanzo era interessato Martin Scorsese, il quale non comprò mai i diritti. Fu il produttore Herb Jaffe a opzionarlo nei primi anni Settanta. Raccontò Dick in proposito: «Robert Jaffe, che scrisse la sceneggiatura, volò fino qui alla Contea di Orange. Gli dissi allora che era talmente brutta che io desideravo sapere se lui preferiva che lo picchiassi lì all'aeroporto oppure se dovevo aspettare che arrivassimo fino al mio appartamento». Nel 1977 è Hampton Fancher ad entrare in scena con una bozza di sceneggiatura alla quale s’interessa il produttore Michael Deeley che coinvolge nel progetto il suo amico regista inglese Ridley Scott. Sarà il suo primo film americano.




Ma anche quest’altro atto della produzione di Blade runner è ricca di colpi di scena. Il lavoro che ha in mano Scott è basato su temi ambientali, lui preferirebbe connotare il film di tematiche legate alla fede e all’umanità. Fancher sa di un adattamento per il cinema del romanzo di Alan E. Nourse, The Bladerunner, fatto da William S. Burroughs chiamato Blade Runner (a movie). Il nome a Scott piaceva molto. Esce di scena dalla scrittura della sceneggiatura Fancher – ma successivamente interverrà a più riprese nel progetto – e compare David Peoples per riscrivere tutto... Quella di Blade runner è una storia nella storia. Varie vicissitudini caratterizzeranno la produzione del film.

Per l’ambientazione, l’architettura di Los Angeles, uno dei tanti fattori ispiratori furono, fra i più importanti, il film Metropolis di Fritz Lang: la società verticale, dove chi comanda vive al di sopra di chi lavora. Alcuni fotogrammi di Metropolis dettero il suggerimento delle linee architettoniche del fitto sviluppo di Los Angeles. Le inquadrature “profonde” furono ispirate dall’agglomerato urbano di Hong Kong e dalle città industriali inglesi.
I fumetti dettero la spinta più importante per creare l’aria, l’ambientazione. Molti contributi arrivarono dalla rivista francese di fumetti di fantascienza Métal Hurlant. Un nome: Moebius, il quale rifiutò di assistere alle riprese per impegni professionali.

Per il ruolo di deckard? Discussione di mesi intorno al nome di Dustin Hoffman, il quale abbandonò il progetto per divergenze con il regista e la produzione. In realtà Hampton Fancher, mentre scriveva la sceneggiatura, pensava ad un viso e ad una voce: Robert Mitchum. Altri nomi furono passati al vaglio per il ruolo principale, da Al Pacino a Gene Hackman, nonché Jack Nicholson, Sean Connery, Schwarzenegger, Tommy Lee Jones, Clint Eastwood. Una lista interminabile che comprendeva anche Paul Newman e Burt Reynolds. Ma come si sa, alla fine quella parte fu di Harrison Ford.







Parole chiave: francesco panaro matarrese Shining Ridley Scott Stanley Kubrick blade runner

COMMENTI

Sono presenti 7 commenti per questo articolo

Angelica Rebora
Due film indimenticabili. Non immaginavo il collegamento. L'inizio di un incubo in un film, la fine dell'incubo in un altro film
il 5 Gennaio 2011

Lisa Roversi
Molto bella questa spigolatura. Il sito, i contenuti, la grafica... bellissimi Francesco!
il 5 Gennaio 2011

Roberta Aquilini
Oltre a farti i miei complimenti per questo, spazio per la grafica, bellissimo Francesco e davvero interessante, ieri leggendo quest'articolo ho imparato una cosa nuova su di un film che è ed è stato uno dei miei preferiti e mai avrei immaginato che vi fosse inediti di Kubrick come spunto.....Shining...come dire mi sono rifiutata da sempre di vederlo, ne ho sentito parlare fino alla nausea...ricordo quando uscì un'amica in stato interessante andò a vederlo e stette così male da rischiare di perdere il bambino....conoscendo la mia sensibilità mi sono rifiutata di vederlo....ebbene sì....non sono un'amante folle di kubrick...mas che sotto sotto Blade Runner ci fosse lui non avrei mai immaginato. Grazie. 
il 7 Gennaio 2011

Eli Mcbett
Il commento é interessante e instruttivo e l'idea che films e regosti dialoghino dall'interno é meravigliosa Ma io sono uscita incazzata da Blade Runner, ora so che si dice dystopian film, allora: nel finale la protagonista resta replicante e non invecchierá mai ahaha troppo comodo stupido falso finale - lo sanno tutti che non era cosí che doveva andare a finire e il film mi é andato di traverso, avevo ragione perché il finale é fasullo e ipocrita. C'era in quei tempi  il suo parallello - e contrario -  invece, che per sempre resterá a confronto: BRAZIL di Terry Gilliam  rispecchiava molto di piú la mia visione della vita, del tempo e la mia fantasia. In quanto a kubrick, sí, un segno nella nostra storia, ma lo odio. tutto il suo modo di ragionare si rifá a una civiltá che io non frequento e su cui piuttosto, sorvolo, perché cinica, ossia carente di una minima chiave analitica che consenta una qualunque sensibilitá umanoide o umana. Con questo chiudo bzzz bzzz vostro Henry Tuttle
l'8 Gennaio 2011

Riccardo Conturbia
Bisognerebbe raccontare la storia del Film Mai Fatto: Ubik. Del quale esiste una sceneggiatura bella da far piangere, scritta da Dick stesso.
il 15 Aprile 2011

Patrizia Barbera
...quando i mostri, il mostro che abbiamo dentro,si trasforma in immagine...
forse è questo il collegamento...a volte ce li passiamo, a volte non li riconosciamo, a volte ...andiamo fuori tema, come sto facendo adesso...non è questo che dovevo scrivere, ma questo è quello che mi viene da pensare ora, sorry.
il 16 Aprile 2011

Giacomo Pinna
Volevo aggiungere un piccolo dettaglio per rafforzare il legame tra i due film: l'attore Joe Turkel è stato interprete sia in Shining sia in Blade Runner, prima nel ruolo del barista Lloyd e poi in quello di Eldon Tyrell nel secondo
il 21 Luglio 2011

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