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Uomini e talpe



di Francesco Panaro





È la parabola delle persone che credono alla parola di un’altra persona, sulla parola, senza metterla in dubbio. Questo racconta Underground, il film di Emir Kusturica. Servi, asserragliati, barricati, volontariamente reclusi nelle proprie scarne idee o in quelle imposte da un uomo o pochi altri. Si capisce, è evidente che c’è una volontarietà, che ognuno è felice di essere servo dell'altro. Altrimenti non si capirebbe perché uomini, donne, intere nazioni siano così  allegre di subire continui soprusi.
 
Quella del film è la storia ambientata nella Belgrado occupata dai tedeschi, protagonisti, fra gli altri, due pasticcioni di successo, Blacky e Marko, che pasticciano resistenza ai nazisti con avventure amorose. La protezione fisica e ideologica è offerta da un sotterraneo dove in molti trovano rifugio, compresi gli amici e i familiari dei due. Lì sotto, Blacky e la strampalata combriccola ci rimarranno per vent’anni perché il gran furbastro Marko fa pensare che i nazisti imperversano ancora sulla terra. Naturalmente lui non vive nell’underground, ma alla luce del sole, a far carriera da praticone nell’era balcanica del comunista Tito per portare di tanto in tanto ai suoi amici notizie di una guerra che non c’è più, per tenerli impegnati contro il male. Il collante ideologico è quello lì: l’invenzione della continuazione dell’esistenza in vita di un pericoloso nemico. Come la metafora dei nostri giorni, dove ognuno accusa l’altro: una parte mette in guardia da pericolosi esseri sempre in agguato che minacciano di mangiare i bambini e di instaurare nuovi gulag; l’altra agita lo spettro di nuove guerre e campi di concentramento. Sicuramente, in alcuni casi, tenere alta la guardia è un bene, ma quando diventa l’ideologia dominante, la discussione sociale si ripiega sulle proprie ginocchia in una guerra inconcludente che allontana dai fatti reali.
 
Vi sono moltitudini di persone intrappolate in sentimenti anche contraddittori, ammaliate, intimorite dal solo pronunciare il nome del tiranno di turno «…che non dovrebbero né temere, perché è solo, né amare, perché è inumano e crudele verso tutti loro», questa è servitù volontaria, come descrive La Boétie nel suo  Discours. «…Sono dunque i popoli stessi a lasciarsi o per dire meglio a farsi maltrattare, sarebbero salvi solo se smettessero di servire. È il popolo che si fa servo e si taglia la gola; che, potendo scegliere fra essere soggetto o essere libero, rifiuta la libertà e sceglie il giogo; che accetta il suo male, anzi lo cerca…».
Ma se fosse solo questo il male, sarebbe isolato. Oggi ad Underground di Kusturica e al Discours  del colto ellenista cinquecentesco Étienne de La Boétie si devono aggiungere due altre pozioni venefiche: la prima è che tutti quelli che entro i trent’anni si fanno un’opinione della vita, della politica, che arrivano ad una dimensione culturale stabile, la porteranno avanti, senza metterla in discussione, fino a tarda età. Il danno è, dice Dorfles, «non riuscire a capire le trasformazioni etiche, estetiche e filosofiche del tempo». È questo l’invecchiamento più pericoloso delle persone, non quello fisico; la seconda è quella che Emerson definisce l’errore volgare di immaginarsi di essere perseguitati quando si è solo contraddetti. Difetto, quest’ultimo, molto comune nell’era della cultura di massa.







Parole chiave: francesco panaro matarrese politica filosofia comunicazione cinema

COMMENTI

Sono presenti 15 commenti per questo articolo

Anna Boncompagni
Che direbbe Platone di questa balcanica e novecentesca caverna, dove l'infelicità sembra felicità, l'inganno sembra ignoranza, le ombre sembrano cose, i servi padroni...
il 14 Febbraio 2011

Giovanni Villone (utente non registrato)
bellissimo film, bellissima musica ...una grottesca metafora del clima sociale e politico nei Paesi del Socialismo reale... 
il 15 Febbraio 2011

Gianluca Zoni
troppo narcisismo, troppo desiderio di essere accettati da una comunità e paura di rimanere isolati (magari di essere etichettati, come "sfigati" o chissà che altro...), troppa paura di dover dare spiegazioni e di essere giudicati dalla "massa", ...troppa socialità indotta Non sono mai valorizzate la rottura, l'asocialità, la scissione, la distanza abissale e singolare degli eventi, l'anonimità della vita (l'identità è un prodotto sociale)... la creatività... si è sempre servi e funzionari quando non c'è immaginazione (anche la critica e il dubbio diventano subalterni , in un "negativo" dello stato cose premasticato e illustrato). La massa ha orrore per l'informe e per la produzione informale. È in questo orrore che vivono le talpe... che viviamo da talpe.
il 15 Febbraio 2011

Gianluca Zoni
[clicco sempre su "mi piace" ma il portale mi ignora... come si fa?]
il 15 Febbraio 2011

Eli Mcbett
"immaginarsi di essere perseguitati quando si è solo contraddetti"... e, attento, Francesco, che ....dietro l'angolo ...ci sono.... i ....T-E-R-R-O-R-I-S-T-I-I!!!! (quelli che fanno... BUH!!! e te se magnano). Chiudi, chiudi la porta !!! http://www.youtube.com/watch?v=nfzCUzWnM48
il 15 Febbraio 2011

Bruna Durante (utente non registrato)
Bellissimo film, intelligente e dissacrante. Per quanto riguarda il farsi un'opinion edella vita, della politica, ecc, che dire? non ho un'opinione in proposito:-)
il 16 Febbraio 2011

Paola Pistolesi (utente non registrato)
Bellissimo film Grazie Francesco ! La paura di molti di non saper vivere "solo" ma di poter vivere solo in funzione di un altro,e' purtroppo per molti l'unica via conosciuta.Si abbracciano idee che inconsciamente si sanno assurde pur di non fare un contraddittorio,con il contraddittorio si cresce,ma in molti non vogliono crescere e affrontare il cambiamento.Il restare schiavi per molti e' meno faticoso ed ha il suo bel rendiconto.
il 16 Febbraio 2011

Fabrizio Geloni (utente non registrato)
ieri sera ho visto paolini a teatro. il dialogo sui massimi sistemi. bellissimo. lì c'è già tutto. simplicio.bella la tua nota
il 16 Febbraio 2011

Marika Ortolani (utente non registrato)
Underground è un autentico capolavoro, un film bellissimo, un inno alla vita anche in situazioni estreme. Esprime il bisogno di leggerezza dell'uomo anche nei contesti difficili, ci suggerisce un modo, solo apparentemente banale, di sopravvivere all'orrore che ci circonda... "La vita è un miracolo" come intitola nel suo ultimo film, è non va sprecata mai, in nessun caso... :-) Ed è questo il motivo per cui la follia di alcuni uomini appare ancora più incomprensibile...
il 16 Febbraio 2011

Anna Santoriello (utente non registrato)
Ci vuole coraggio ad uscire in superficie, ad esporsi alla gogna. Non è un processo indolore e semplice. Significa dover dimostrare con fatti oltre che con le parole la propria verità che non è condivisa dalla maggioranza. Socialmente inaccettabile! tutto è conformismo, tutto è seguire le regole non scritte. tutto è ghetto perchè tutta la società ha bisogno del diverso. Allora meglio rintanarsi sotto terra, fare le talpe oppure i topi di fogna. Ogni tanto risalire in superficie per una sana boccata d'aria pulita e poi vivere una vita altrettanto dignitosa ma senza sole.
il 16 Febbraio 2011

Claudia Lanteri
Devo lavorare ancora un po' per l'abolizione del senso di colpa, perché mi sentivo sprofondata nella pigizia - non mi va più neppure di andare al corteo (Quale corteo?) e mi rifugio nei compagni muti - e invece quindi sono più avanti con quello che mi pareva un regresso? C'è un mutamento etico dentro e fuori di me? Che sollievo!
il 16 Febbraio 2011

Federica (utente non registrato)
è tanta la gente che per pigrizia mentale, per il "quieto vivere", finisce per credere a ciò che "vuole" credere... forse succede a ognuno di noi, in un modo o nell'altro... In troppi, poi, fanno di questa tendenza uno strumento di potere... fino a cercare di manipolare la realtà con le parole... a volte anche di fronte all'evidenza dei fatti...
il 16 Febbraio 2011

Egle Potena
Credere per continuare a - credere- di sopravvivere , fra credere per continuare a comandare e a credere di esserne in grado.
il 16 Febbraio 2011

Paolo Dova (utente non registrato)
Visto che sono stato piacevolmente taggato da Lisa con questo significativo articolo di Francesco Panaro, mi permetto di rinviare ad una mia riflessione in 'materia' ... http://www.agoravox.it/Terzium-datur-Il-minuscolo.html
il 19 Febbraio 2011

Cristina Bergo (utente non registrato)
Bellissimo film, di grande umanità e molto bella anche questa riflessione su di esso.
... quelli che entro i trent’anni si fanno un’opinione della vita, ...
Penso che più che di farsene un'opinione si tratti di Riconoscere la vita.
Mi pare che la vera differenza stia tra chi sa vedere la vita e chi invece, come un cieco, ne accetta la descrizione (inevitabilmente sempre parziale) di qualcun altro.


il 26 Aprile 2011

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