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Giaaaas



di Francesco Panaro Matarrese


Come un colpo di vento a maggio che agita le foglie in lungo e in largo di un vigneto della Valle d’Itria, delle Langhe, dei Colli romani.
È  Jamal, Ahmad Jamal con il suo pianoforte. Supererete le prime note grevi del contrabasso e gli archi, nel frattempo, vi avranno teso un'imboscata  classica, spolvereranno una piccola nota vagamente malinconica, preludio di niente, per attirarvi nella trappola di un fraseggio fluido, impercettibile...

Niente paura, Jamal è  giaaaas, bel giaaaas, e non può essere associato a quei bei luoghi italiani – Puglia, Piemonte, Lazio… – perché nasce da tutt’altra parte del mondo, da una diversa cultura. Ma se voi foste nati da quelle parti – o passati, anche di corsa –, se la vostra infanzia avesse osservato il vento sulla vite in quei pomeriggi, certo, di maggio ma anche di ottobre, con cieli tersi, forse…

Ma sì, in qualsiasi parte del mondo voi siate questo brano muoverà la vostra memoria visiva antica. Ascoltatelo anche con disattenzione, vi prenderà in ostaggio, vi incatenerà, vi accompagnerà, fino a quando, non andrete a dormire. E, chissà, forse oltre. Ma vedrete, non penserete più a queste superflue e fuorvianti parole ascoltando il brano.

Fin qui Ahmad Jamal e il suo Pastures (provate a chiedere per negozi, ma siete avvisati: difficile da trovare in commercio fino ad oggi, da poco tempo potrete trovarlo in mp3. Ma dimenticatevi il vinile, roba da antiquariato costoso, o cd, forse non è stato mai prodotto in questa versione).


Keith Jarrett è un grande autore. Da solo – o con Peacock e DeJohnette – ha scritto album odorosi di magnificenza. La follia di Keith è concentrata in quei pochi tasti bianchi e neri della quarta e quinta ottava del suo pianoforte. In quello spazio esiguo costruisce frasi ripetitive ma diverse l’una dall’altra. Contrariamente a Jamal, e alla sua tastiera alluvione scrosciante a pioggia colorata, che usa quasi tutti i tasti.

Keith non è un visionario, piuttosto, è maniacale. Ma anche se non esce dal seminato dei suoi tasti standard lo è e provoca visioni prorompenti. Keith è una culla per chi l’ascolta. Attenzione, non dormirete mai.
Ahmad Jamal è un altro tipo di visionario della tastiera. La ripercorre in lungo e in largo. Questo non è un paragone su chi è il migliore, sarebbe una grave mancanza, una grande ignoranza. Due gezzisti a confronto che non possono essere comparati. Unico punto in comune è la formazione classica, e si sente subito.
Le visioni? Ascoltate Pastures. Gli  impiegati  bianchi della musica giaaaas sbiadiranno alle vostre orecchie.


[Jamal dormiva nella mia memoria da parecchi anni, e di tanto in tanto si risvegliava per ricordarmi i pomeriggi passati fra quelle belle colline. Lo costringevo al sonno per allontanare la malattia di chi ha lasciato alcuni luoghi per altri. È saltato fuori improvvisamente da una lettera, dormiente]






Parole chiave: francesco panaro matarrese musica ahmad jamal jazz

COMMENTI

Sono presenti 7 commenti per questo articolo

Cassandra00 (utente non registrato)
concordo
il 21 Luglio 2011

Fausto (utente non registrato)
Ciao, Francesco!Grazie per la segnalazione di questi accordi lancinanti, che bucano l'anima...
il 22 Luglio 2011

Pio Antonio Caso
merci beaucoup, Monsieur Francois "Villon" Panaro.
il 22 Luglio 2011

Antonio Bevilacqua
Pensa che, anni fa, qualcuno ha voluto fare un confronto tra Mingus e Monk... due giganti che non possono essere assolutamente messi a confronto, se non per il fatto che hai sottolineato tu: la formazione classica (e, probabilmente, una pedante ricerca dell'improvvisazione progettata).
:-)
il 26 Luglio 2011

Elisabetta Renier (utente non registrato)
é splendido
il 22 Agosto 2011

Patrizia Barbera
Ascoltato, apprezzato molto e condiviso...
 
il 13 Settembre 2011

Stefania Olevano (utente non registrato)
splendido

il 6 Agosto 2012

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