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Il circolo metafisico



di Guido Marenco








«Consacrandosi al compito da svolgere, gli esseri umani tracciano, con le loro gesta, piste nel deserto. Il deserto è, di per sé, privo di piste»



 

I misteri che circondano il Metaphysical Club sono ancora molti, nonostante il libro di Louis Menand contribuisca a chiarirne una gran parte. Non è noto a chi venne l'idea di fondarlo. È strano che nessuno, oltre a Peirce, vi faccia esplicito riferimento nei propri diari e nella corrispondenza. Gli stessi ricordi di Peirce sono sfocati, risalendo a 35 anni dopo.
 
Si sa che i membri del circolo si riunivano almeno una volta al mese per ascoltare un relatore e discutere ciò che aveva detto. Si sa che l'abitudine venne assunta a partire dal gennaio 1872, ma che già nella prima metà dello stesso anno «il circolo cominciò a sfaldarsi» (sono parole di Menand), perché Chauncey Wright si recò a Parigi per qualche mese, perché William James era mobile e irrequieto, perché Peirce si trasferì a Washington per lavoro.
 
Eppure, il gruppo, sorto a Cambridge, continuò a riunirsi, spesso spostandosi tra Cambridge e Baltimora., ora a casa di Peirce, ora a casa di James, ora ospite di qualcun altro. Ad un certo punto ne assunse la presidenza Stanley Hall, e questo decretò davvero la sua fine. Menand non menziona verbali, atti o qualsiasi cosa assomigli ad una registrazione scritta. La realtà è che ignoriamo buona parte di ciò che venne detto e quali discussioni seguirono.
 
Conosciamo i nomi di alcuni partecipanti, ma non sappiamo, ad esempio, se qualche volta si fece vivo Josiah Royce, l'idealista scelto poi da William James come assistente o qualche altro pezzo grosso della scienza e della filosofia yankee.
 
Non sappiamo nemmeno chi ebbe la trovata di battezzarlo Metaphysical Club, ma va colto il lato autoironico. Dopo Comte e John Stuart Mill, fare della metafisica non era propriamente considerato attività degna di un filosofo al passo coi tempi. A meno che l'idea stessa di «essere al passo coi tempi» non fosse a sua volta oggetto di riconsiderazione.
 
Il padre di William James, ad esempio, era stato un seguace delle idee di Swedenborg, proprio quel tizio ridicolizzato da Kant, ma resuscitato dal romanticismo, ed anche William, nonostante gli studi scientifici, la laurea in medicina e l'orientamento al darwinismo non perse mai il contatto con queste idee. James era il tipo capace di tenere il piede in molte scarpe senza provare alcun senso di malessere per le evidenti contraddizioni. Era piuttosto un eterno indeciso, ed il suo sincretismo si potrebbe spiegare con il fatto che non riusciva ad abbandonare del tutto una teoria considerata comunque sbagliata o superata.
 
Comunque stessero le cose, il programma di scambiarsi opinioni, esperienze e teorie senza pregiudiziali non era malvagio. Aveva in sé due principi solo apparentemente contraddittori: quello del confronto esclusivo, riservato a pochi iniziati e quello del dibattito democratico e pluralistico, oltre che interdisciplinare, il che consentiva a quei "pochi iniziati" di esprimere fino in fondo il proprio pensiero, sapendo di incontrare il massimo di attenzione insieme al massimo di oneste obiezioni.

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Parole chiave: pragmatismo the metaphysical club william james charles sanders peirce oliver wendell holmes jr

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