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Il circolo metafisico



di Guido Marenco

Riteneva le idee molto più degne degli individui e sapeva che le idee

non sono mai espressione di un singolo, ma valori condivisi da comunità e gruppi. Quando si trovò nuovamente prossimo a morire, ad oltre novant’anni, il valore della vita umana gli apparve nella sua vera luce. Si dice che lesse una poesia sulla guerra civile ad un giovane amico che parlava di morti e mutilati a Fredricksburg, e che i suoi occhi si riempirono di lacrime.
 
Era la dottrina morale di Kant che prendeva la sua rivincita. Fu forse finalmente consapevole che nessun uomo ha diritto di trattare altri uomini come fossero pezzi del gioco degli scacchi, né obbligandoli, né persuadendoli con una retorica demagogica. Era tardi, ma non è mai troppo tardi.
 
L'anima del Metaphysical Club fu Chauncey Wright, oggi considerato una figura di secondo piano nella storia della filosofia americana. Ma le idee che influenzarono maggiormente Peirce erano farina del sacco di Nicholas St. John Green, un avvocato che fu, forse, il vero iniziatore del pragmatismo nel senso più ampio che attribuiamo al termine
 
Wright era arrivato a Cambridge (Massachusets) da Northampton, ed era stato allievo di Benjamin Peirce, padre di Charles, ad Harvard. Nel '52 si era laureato, dedicandosi poi alla compilazione di effemeridi per l'American Ephemerics and Nautical Almanac.
 
«Wright era un uomo robusto e flemmatico, ma anche affabile e modesto, una sorta di genio. Era tagliato per assimilare idee. Lo si vedeva raramente fare, con un libro, qualcosa di più che lanciare un'occhiata al sommario e leggere una pagina o due a caso, ma sembrava sempre bene informato sulle ultime opere di scienza, filosofia e matematica. Riusciva poi a spiegare qualsiasi cosa. Una volta, aveva scritto a una giovane donna una lettera di mille parole chiarendo perché le caramelle mou diventavano bianche se qualcuno che le tirava».
 
Ancora: «Socrate era il suo modello di comportamento, ma, a differenza di Socrate, Wright aveva una dottrina. Era positivista, e il positivismo era la concezione che, nei dialoghi, difendeva contro tutto e contro tutti». Inevitabile che queste idee non piacessero del tutto a Peirce. A prescindere dalla ferma distinzione tra fatti e valori, Wright era troppo convinto che la mente fosse in grado di rispecchiare il mondo, anche se era altrettanto convinto che la nostra conoscenza dei fenomeni non potesse che presentarsi come "incerta" ad un uomo saggio ed avveduto.
 
«Il suo esempio preferito – scrive Menand – era quello del clima. Tutti credono che il clima sia solo il prodotto di una causa e di un effetto fisici, ma nessuno lo può prevedere con certezza. "A differenza delle perturbazioni planetarie, il clima fa le escursioni più spericolate delle proprie medie e le oscura con una volubilità assai incostante ed incalcolabile"».
 
A partire da qui, Wright osservava sarcasticamente che accettiamo sempre di vivere nell'incertezza climatica, ma per naturale vocazione metafisica, «pontifichiamo liberamente sulle cause dell'infelicità umana e sul progresso futuro della società». Avrebbe più senso preoccuparsi del clima? Probabilmente no.

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Parole chiave: pragmatismo the metaphysical club william james charles sanders peirce oliver wendell holmes jr

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