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Lipovu, viaggio nel tempo



di Sergio Bontempelli

Partiamo alle nove: da Lucca prendiamo l'autostrada per Firenze, poi ci dirigiamo verso Bologna. Nel capoluogo emiliano ci fermiamo davanti a un palazzone di periferia, dove troviamo cinque o sei signore di mezz'età: due di loro partono con noi, le altre consegnano regali e pacchi per i parenti. Una deve mandare un televisore, avvolto alla bell'e meglio in una vecchia scatola di cartone assicurata con dello spago: l'oggetto è ingombrante, e Toma mi chiede aiuto per prenderlo. Riusciamo a sistemarlo non so come nel furgoncino già pieno fino all'inverosimile, poi Toma si ferma a confabulare con la donna: è un dono per il figlio che fa il compleanno, spiega lei, raccomandandosi che arrivi a destinazione. Il prezzo per il trasporto è 80 euro, ma la signora ne consegna cento, si raccomanda ancora e si fa il segno della croce. Ripartiamo.

E' già buio quando facciamo tappa a Mestre. Ci fermiamo in un piazzale per far salire una giovane che abita da quelle parti. La ragazza è vivace e dalla parlantina facile, e ci risveglia un po' tutti dal torpore del viaggio. Scopro così di essere l'"oggetto misterioso": che ci va a fare un italiano in Romania, mi dice la giovane, per di più in un villaggio che tutti conoscono come "il paese degli zingari"? I presenti si lanciano nelle ipotesi. C'è chi dice che vado a comprarmi una moglie (?), chi parla di turismo sessuale, chi adombra oscuri traffici... L'idea che possa semplicemente andare a trovare degli amici, e che quegli amici siano rom, sembra non sfiorare nessuno. Prima che io possa parlare, interviene Toma a chiudere la discussione: "L'italiano lavora per un'associazione che difende i rom, a Lipovu lo conoscono in tanti".

L'arrivo in Romania
Di notte, il furgone attraversa Trieste e oltrepassa la frontiera con la Slovenia. Una pattuglia dei carabinieri ci guarda passare senza fermarci. Un po' tutti sprofondiamo nel dormiveglia, mentre i cartelli autostradali indicano Nova Gorica, Ljubliana (Lubiana), Maribor. Alle prime luci dell'alba entriamo in Ungheria. Il cinquantenne che lavora nella falegnameria mi indica il lago Balaton, spiegandomi che è il lago più grande d'Europa. Il furgone viaggia spedito nelle pianure ungheresi, senza fermarsi: intorno il paesaggio è sempre uguale, lunghe distese di campi interrotti qua e là da qualche casa, o da qualche piccolo villaggio rurale.

In tarda mattinata, finalmente, ci avviciniamo al confine con la Romania. Toma ci spiega che qui i controlli di frontiera sono più rigidi: così, suggerisce di fare colletta e raccogliere un po' di soldi per corrompere la polizia ungherese. In questo modo, spiega, eviteremo controlli troppo lunghi e passeremo velocemente la frontiera. Lo dice in rumeno, in modo che io non capisca: il turista italiano, evidentemente, è esentato dall'operazione. Si raccolgono i soldi, in tutto un centinaio di euro. Veniamo fermati da due poliziotti ungheresi. Chiedono i documenti di tutti, lanciano un'occhiata sbrigativa dentro il furgone. Uno di loro si allontana con Toma, che presumibilmente allunga la "tangente". Ci fanno passare. Siamo in Romania.

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Parole chiave: rom lipovu zingari romania

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Stefania Giannini (utente non registrato)
la descrizione di questo viaggio mi ha portato indietro di 40 anni , il primo viaggio importante fatto con mio padre e mia madre in romania.
Stessa lunga tratta in macchina , faticossissima , per arrivare vicino alla russia. Ricordo craiova così come descritta dal giornalista e in un particolare c'è l'essenza di quei tempi: un ragazzo per strada non smetteva di chiedermi un paio di jeans come quelli che indossavo come se fossero, e lo erano in romania , una rarità.Ricordo i paesi piccoli dei contadini , graziosi ma con i problemi fognari per cui ho visto dei carri che trasportavano belle ragazze , vestite da festa , che evidentemente andavano a ballare e quelle che ci andavano a piedi tenevano le scarpe in mano per non sporcarle.Ricordo l'odore forte dei formaggi nei mercati e il sapore intenso e profumato della frutta. Mia madre si fermava ad ogni fontana per preparare un buon caffè italiano e il profumo attirava altri turisti che gentilmente ne chiedevano una tazzina e sempre accontentati.Ora a distanza di tanti anni mi accorgo che quel viaggio mi ha insegnato tanto e anche la felicità per le piccole cose.
l'8 Settembre 2011

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