uncommons

stories



Pannunzio, uomo liberale. Anzi, libero



di Gianni Saporetti

Però coltivava una grande quantità di interessi, letterari, politici, storici e artistici. La sua biblioteca, che io conosco, contava 30.000 volumi. E lui, di fatto, si fa un’educazione liberale, liberale in senso moderno, che si trova riflessa nell’unico saggio che Pannunzio ha scritto in vita sua. Si tratta di un saggio su Tocqueville, che esce nell’agosto del ’43, cioè all’indomani del 25 luglio. Questo saggio, evidentemente, lo aveva
cominciato a scrivere molto prima: ho trovato una serie di quaderni, di appunti su Tocqueville accumulati nel tempo. Che cos’è questo saggio su Tocqueville? In realtà è anche un saggio autobiografico. Pannunzio che vive sotto la dittatura di Mussolini si specchia nel Tocqueville che vive sotto Napoleone III. Leggendo di Tocqueville sembra di leggere la sua storia, la biografia dei suoi primi vent’anni. E questo spiega anche come, nel ’43, quest’uomo, che non era stato un antifascista, viene incarcerato a Regina Coeli per quattro mesi per antifascismo perché aveva cominciato a collaborare ai primi nuclei di ricostituzione del partito liberale che tra la fine del ’42 e l’inizio del ’43 si riunivano proprio qui a Roma.

A lui fu affidata subito la redazione di "Risorgimento Liberale", che fino al giugno ’44, giorno della liberazione di Roma, esce come foglio clandestino. Poi, dal giugno Pannunzio ne diventerà ufficialmente direttore facendone, a detta di tanti, il miglior quotidiano della Liberazione. La cosa stupefacente è come questo personaggio letterario diventi improvvisamente un osservatore politico di grande maturità, ascoltato punto di riferimento della cultura e della politica liberale moderna, quella che poi avremmo chiamato "liberale di sinistra" e in seguito "radicale".
Nell'estate del ’44 così illustrava le sue idee: "Il partito liberale non è un partito conservatore ... Non è un partito di destra. Non difende interessi e privilegi costituiti. Non spalleggia l’alta borghesia, l’alta industria, l’alta finanza. Se forze reazionarie stanno veramente ‘in agguato’, siano pur certe che i liberali non saranno al loro fianco". Qualche tempo dopo, in polemica con Togliatti, affermava che "il partito liberale è democratico e progressista per sua natura e non dietro la spinta degli avversari" e ribadiva: "O il partito liberale riesce a mantenersi quale... partito di centro che appoggia e fa suoi gli ideali e gli interessi dei ceti medi, artigiani, contadini, impiegati, professionisti, imprenditori, commercianti, in stretta collaborazione con i ceti operai, un partito ‘evoluzionista’ insomma e non rivoluzionario, ansioso di una riforma morale del nostro paese... oppure sarà sopraffatto, ed ecco ogni strada aperta all'anarchia, alla prolungata occupazione straniera, alle dittature di classe, borghese o operaia che sia".

In polemica con i "neofiti marxisti", faceva addirittura notare che i "giovani liberali non rifiutano quel tanto di positivo che si riscontra nelle dottrine socialiste, ma condannano e respingono le abbaglianti attrattive del materialismo, dell’edonismo, del classismo, dell’egualitarismo e così via.
Esser liberali significa oggi essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx che a tutti gli effetti possono essere considerati dei conservatori".
Ecco, quella è stata sempre la sua linea.

<<< Pagina precedentePagina
di 7
Pagina successiva >>>
Parole chiave: editoria liberalismo

COMMENTI

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in stories

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web