uncommons

stories



Troppi tori, caro Ernest



Di Matteo Nucci

Nell’articolo pubblicato per il “Toronto Star Weekly” il 27 ottobre del 1923, Hemingway racconta delle corride che ogni anno si svolgono a Pamplona durante la feria di San Firmin che lì si tiene ogni anno a luglio fin dal 1591. Si tratta della fiesta che appunto verrà descritta nel romanzo intitolato  The Sun Also Rises,  Il sole sorge ancora o anche – e in italiano sempre e soltanto –  Fiesta. In questo articolo, c’è il giovane Hemingway con la prima delle sue quattro mogli, Hadley, la ragazza più dolce e comprensiva e sempre rimpianta, l’unica che in vita poté chiamarlo col soprannome che Hemingway amava, Tatie. C’è Tatie, allora, con questa ragazza a cui spiega come funzioni la fiesta, l’encierro (quando i tori sono liberati per strada) e soprattutto la corrida. C’è la descrizione di una bella corrida e c’è la reazione di Hadley. Quindi Hemingway commenta:   

  «E se volete conservare in vostra moglie un concetto di voi stesso che significhi uomo duro, perfettamente equilibrato e del tutto competente, non conducetela mai a una vera corrida. Io andavo alle corride per dilettanti, la mattina, per cercare di riconquistarmi una piccola percentuale della sua stima; ma più scoprivo che la tauromachia esige in massima dose un certo tipo di coraggio che mi mancava quasi del tutto, più diventava manifesto che qualunque ammirazione lei potesse mai riavere per me sarebbe dovuta essere meramente un antidoto alla vera ammirazione che nutriva per Maera e Villalta. Non si può competere con i toreri proprio nel loro campo. Ammesso che lo si possa in altre cose. Per la maggioranza dei mariti la conservazione del proprio ascendente sulle mogli sta, innanzitutto, nel fatto che esiste un numero limitato di toreri, senza contare sul numero limitato di mogli che abbiano visto una corrida». (Il campionato mondiale di corride, un folle carnevale vorticante “Toronto Star Weekly”,1923)

  Questa conclusione ironica, autoironica, non va presa troppo alla leggera. Quando, nel 1925, Hemingway andò per la terza volta a Pamplona con una compagnia di amici, le cose andarono male per i dissidi fra gli amici stessi, per la presenza di una donna inglese molto bella e seduttrice Lady Duff Twysden e perché Hadley fu corteggiata da un bravissimo torero debuttante che Hemingway ammirava intensamente, Cayetano Ordoñez, detto Niño de la Palma. Queste storie, riplasmate e tramutate, si ritrovano in quel capolavoro che è  Fiesta, un romanzo che dovrebbe essere obbligatorio nelle scuole. Lì troviamo Lady Brett Ashley una donna che non perde certo tempo: deve sposarsi con un certo Mike, ha amoreggiato con un ebreo di nome Cohn che ne è completamente schiavo, ama di un amore tanto ricambiato quanto impossibile per ragioni che non dico il protagonista Jake e infine si lascia cadere fra le braccia di un giovane torero debuttante, Pedro Romero, sotto cui evidentemente si celano la grazia e l’elegante giovinezza di Cayetano Ordoñez nonché il coraggio di Maera. Il momento in cui Jake presenta Pedro Romero a Brett è unico. Brett prende la mano del torero e gli legge la fortuna.

  “Avrete una lunga vita” “Lo so – Romero disse – Non morirò mai”. Io tamburellai con i polpastrelli sul tavolo. Romero vide e scosse la testa. “Non fate così, – disse – I tori sono i miei migliori amici”. Tradussi a Brett. “Voi uccidete i vostri migliori amici?” – lei domandò. “Sempre, – disse lui in inglese e rise. – Così loro non uccidono me. La guardò attraverso il tavolo. “Sapete bene l’inglese” “Sì – disse lui – piuttosto bene, qualche volta. Ma nessuno deve saperlo. Sarebbe un guaio, un torero che parla inglese”. “Perché?” – Brett chiese. “Sarebbe un guaio. Alla gente non piace”. “Perché no?” “Non piace. I toreri non sono così”. “Come sono i toreri?” Romero rise, si tirò giù il cappello sugli occhi e cambiò l’inclinazione del sigaro e l’espressione della faccia. “Come a quel tavolo” – disse. Io guardai. Aveva imitato perfettamente l’espressione di Nacional. Sorrise, ancora con la sua faccia normale. “No. Devo dimenticare l’inglese” “Non dimenticatelo” – Brett disse. (Fiesta, capitolo XVI)

  Ecco. Dai primi articoli a  Fiesta, molte cose portano a pensare che il torero rappresenti il massimo paradigma di mascolinità per Hemingway e che nelle corride lo scrittore trovi questo: l’esemplare del machismo. Ora, siccome spessissimo si ripete che Hemingway era un macho, un duro, eccetera, la cosa acquista un interesse piuttosto superficiale e banale. Ne acquista uno ben più interessante se si evitano i luoghi comuni sul machismo. Hemingway era un tipo che amava vivere, divertirsi, bere, giocare, chiacchierare, amare le donne e così via. Era in un certo senso anche un fanfarone, uno che raccontava un sacco di storie colorite ai limiti della realtà, era uno che si eccitava a sfidare chi non riteneva onesto, uno che era cresciuto con regole indiane. Non un macho. Hemingway era un uomo di una sincerità disarmante, uno pronto a battersi in difesa di chi riteneva offeso. Uno che non si sarebbe mai tirato indietro di fronte all’ingiustizia. Uno che rifiutò di andare a ritirare il premio Nobel con la stessa coerenza con cui aveva rifiutato di mangiare a un tavolo di cerimonia perché alcuni amici ne erano stati esclusi. Hemingway era un uomo onesto, generoso, pronto a dare quanto aveva a chi delle persone che riteneva fedeli avesse avuto bisogno. Uno che aveva fatto della lealtà il valore fondamentale della propria esistenza. Se tutto questo è machismo, allora bene, chiamiamolo così, ma con la consapevolezza di ciò che significa. Con quella consapevolezza possiamo andare avanti e cercare di individuare con più accuratezza possibile il motivo della passione per le corride.

<<< Pagina precedentePagina
di 8
Pagina successiva >>>
Parole chiave: letteratura corrida hemingway

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Paolo (utente non registrato)
Uno stimolo a ripartire da dove tutto è iniziato, per me: "Morte nel pomeriggio".
Un abbraccio
il 6 Novembre 2011

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in stories

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web