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Troppi tori, caro Ernest



Di Matteo Nucci

In realtà la questione, ancora una volta, è ben più semplice di quanto non si creda. Perché infatti Hemingway stesso ha voluto risolverla, dipanarla, approfondirla. La ragione appunto sta nel libro forse meno letto di Hemingway, questo  Morte nel pomeriggio che sembra un trattato, un manuale e che invece è un capolavoro sommo paragonabile a  Moby Dick di Melville. Perché come quello si diffonde in capitoli sulla balena che sembrano d’interesse solo per lo specialista e invece formano nell’insieme una grande opera, così in Morte nel pomeriggio si trovano particolari sulle corna dei tori che vanno a concorrere nell’insieme a creare un libro emozionante, a tratti esaltante, commovente, in breve, unico. Un libro spesso sottovalutato e messo da parte, ovviamente criticatissimo dai critici contemporanei a Hemingway, in realtà un’opera in cui c’è il miglior Hemingway oltre a mille descrizioni talmente chiare ed esplicite che aiutano a capire lo scrittore e la sua arte meglio di qualsiasi saggio critico. Bene. Prenderò allora  Morte nel pomeriggio per capire il motivo che spinse Hemingway a occuparsi con coerenza e costanza uniche alle corride e vedremo se poi non ne verrà fuori anche qualcos’altro. Prendiamo questo libro eccezionale innanzitutto perché qui si trova spiegato senza tanti complimenti e senza fronzoli, così come è tipico di Hemingway, il motivo del suo interesse per la tauromachia.

  Innanzitutto però è bene capire come sia fatto questo libro. La cosa interessante è che mentre uno lo decrive ci si rende conto immediatamente di quanto assurda sia l’idea che se ne possa parlare come di un manuale o un trattato. In  Morte nel pomeriggio manca qualsiasi presunzione sistematica o, per così dire, analitica-razionale. Il primo capitolo potrebbe fungere da esempio. È un capitolo che si apre con il disgusto che prendeva alcuni spettatori della corrida di fronte ai cavalli sventrati dal toro (cosa che purtroppo non capita più fin dagli anni ’30 – è quella che Hemingway stesso chiama il primo passo verso la soppressione delle corride: occhio benevolo nei confronti dei turisti, degli stranieri, che non possono capire la corrida come lo spagnolo. Termine di questo percorso sarà qualche normativa europea tanto politically correct quanto ignorante e rozza), prosegue con una descrizione dell’arte di scrivere e dipingere la morte, passa a discutere di moralità e immoralità, ironizza sugli animalisti, torna sui cavalli e sulla loro comicità, spiega quanto conti l’intero nelle fasi che compongono i quindici minuti di ogni corrida, spiega che l’aficionado è chi ama questo intero, fa un paragone tra il piacere del vino e il piacere della corrida per alludere all’autenticità e all’onestà della corrida nella sua esecuzione più alta, parla di un torero bello a vedersi in certe occasioni ma molto vile come Cagancho e si conclude con un piccolo inno al sole – che è importantissimo nelle corride, come dice un proverbio spagnolo che recita:  el sol es el mejor torero. Ho descritto il capitolo forse più ordinato e coerente da un punto di vista analitico ma già con questo ci si può rendere conto di quanto il libro sia privo dell’ordine classico, quello tipico di un manuale, che comincia partendo con la terminologia, prosegue spiegando le fasi dell’evento, poi le analizza nei loro particolari e così via. In  Morte nel pomeriggio quest’ordine manca del tutto: una spiegazione della terminologia compare nel capitolo III, mentre le fasi della corrida appaiono nel capitolo X, ossia a metà libro. Ci sono – è vero – aspetti che portano il libro lontano dal romanzo classico ma hanno un valore del tutto diverso da quel che capita nei manuali. C’è un glossario, per esempio, alla fine del libro. Perché Hemingway ripete spesso che è necessario andare a vederla, una corrida, e prepara il futuro spettatore addirittura con una serie di trucchi per procurarsi i biglietti nei migliori posti e le frasi da dire al bigliettaio e come comportarsi col bagarino. C’è una serie di fotografie per spiegare le suertes ossia i movimenti principali che si fanno durante una corrida – fotografie che ovviamente le edizioni italiane tagliano pur di risparmiare un po’. Ci sono miriadi di consigli e suggerimenti pratici, come in qualsiasi manuale, ma non alla maniera di un manuale. Perché  Morte nel pomeriggio è un’opera d’arte. E cosa contiene principalmente quest’opera d’arte, oltre ai suggerimenti pratici e oltre evidentemente alle spiegazioni dettagliate di tutte la fasi della corrida? Innanzitutto, ci sono magnifici racconti di toreri. Quei toreri che costituiscono lo spunto dei racconti e dei romanzi, degli individui che troviamo nei bar o negli alberghi dei racconti hemingwayani. Troviamo la fonte e la solita narrazione, il solito stile semplice ma di complicatissima fattura, lo stile che in poche frasi mostra in maniera vivida il carattere, lo stile che ha reso Hemingway uno degli scrittori più importanti del secolo scorso, se non quello più autorevole, quanto a seguito. Poi troviamo, nel libro, come ho già detto, una serie di spiegazioni sull’arte dello scrivere. È qui, ad esempio, che incontriamo espressa in maniera esplicita quella che poi i critici chiamarono ‘teoria dell’iceberg’. Per Hemingway non era proprio una teoria quanto un esempio. Eccola spiegata di tre parole.

  «Se un prosatore sa bene di cosa sta scrivendo, può omettere le cose che sa, e il lettore, se lo scrittore scrive con abbastanza verità, può avere la sensazione di esse con la stessa forza che se lo scrittore le avesse descritte. Il movimento dignitoso di un iceberg è dovuto al fatto che soltanto un ottavo della sua mole sporge dall’acqua. Uno scrittore che omette le cose perché non le conosce, non fa che lasciare dei vuoti nel suo scritto». (Morte nel pomeriggio, XVI capitolo)

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Parole chiave: letteratura corrida hemingway

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Paolo (utente non registrato)
Uno stimolo a ripartire da dove tutto è iniziato, per me: "Morte nel pomeriggio".
Un abbraccio
il 6 Novembre 2011

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