uncommons

village



Captain America



di Michele Marsonet



C'era una volta la rassicurante e vecchia America.





“C’era una volta in America” è un celebre film di Sergio Leone girato nel 1984. Non è tuttavia del film che voglio parlare, bensì dell’immediato potere evocativo che il titolo assume nella mia mente – e, forse, anche in quella di altri – osservando, da straniero, quanto sta avvenendo negli Stati Uniti in questi giorni. Una contrapposizione radicale tra due schieramenti politici che ha quasi portato al default della maggiore potenza occidentale.
 
Sembra di essere in Italia, anche se questo non consola affatto. La radicalizzazione dello scontro ha luogo quando le visioni del mondo di due partiti o movimenti non riescono più a trovare un sia pur minimo “spazio comune” che consenta la mediazione, elemento chiave dell’agire politico. Per dirla in termini filosofici, gli schemi concettuali in competizione diventano “incommensurabili”, nel senso che parole ed enunciati acquistano per gli uni un significato così diverso da renderli intraducibili nel linguaggio degli altri.
 
Ecco, si dirà, il solito filosofo che costruisce teorie assurde parlando di cose concrete. Eppure il senso di smarrimento dei cittadini americani (e non solo) è lì a dimostrare che l’esempio non è campato in aria. Obama da un lato e il Tea Party dall’altro hanno discusso per mesi senza per l’appunto trovare il benché minimo terreno d’intesa, né l’ala moderata dei repubblicani è riuscita a costruire dei ponti che consentissero di superare il baratro in cui gli USA stavano precipitando. Senza scordare che l’attuale presidente non gode di grande popolarità anche in vasti settori del suo stesso partito.
 
Si è detto che l’accordo è stato raggiunto in extremis solo grazie al pesante intervento di Wall Street che, vista la mala parata, ha messo in guardia tutti circa gli esiti catastrofici dell’eventuale default. Ma il problema non è certo risolto poiché lo scontro si ripresenterà in tutta la sua asprezza tra pochi mesi.
 
Gli scontri radicali non sono una novità nella storia americana recente. Basti rammentare la lotta contro il New Deal di Franklin D. Roosevelt dopo la grande crisi del 1929, o la campagna elettorale che nel 1964 contrappose Lyndon Johnson a Barry Goldwater. Mai come questa volta, tuttavia, vasti settori del mondo politico USA hanno dato l’impressione di ignorare che il ruolo di guida dell’Occidente pone gli Stati Uniti in una posizione particolare. Hanno, per così dire, gli occhi del mondo puntati addosso. Ogni segnale di debolezza viene analizzato con preoccupazione dagli alleati, e con speranza dagli avversari.
 
I risultati si sono puntualmente visti nell’ambito della politica estera, dove l’incertezza interna – abbinata alla carenza di leadership del presidente – hanno prodotto una serie di smacchi sfruttati a dovere da altre nazioni che ambiscono a rimpiazzare l’egemonia americana o, almeno, a ridurne la portata. E le ricadute si sono sentite ovunque nel mondo, forse in misura addirittura maggiore in ambito occidentale.
 
Essendo popperianamente contrario alla possibilità di prevedere in modo esatto il corso futuro della storia, non mi azzardo a formulare ipotesi circa quanto potrebbe accadere. Possono avere ragione coloro che parlano di “fine dell’era americana”, ma è pure possibile ipotizzare che si tratti di una crisi transitoria destinata a terminare (anche se mi pare chiaro che, affinché tale ipotesi si realizzi, occorre attendere un cambiamento di presidenza).
 
Vorrei però far notare che la teoria delle visioni (o schemi concettuali) incommensurabili citata in precedenza non è un mero gioco da filosofi. Al contrario, può fornire un’utile chiave d’interpretazione degli avvenimenti. Obama e il Tea Party vivono in una realtà che è solo apparentemente comune. I loro mondi sono così radicalmente diversi da impedire la comprensione reciproca e, se così stanno le cose, la lotta può finire solo con l’eliminazione dell’avversario.



Parole chiave: obama democratici repubblicani default

COMMENTI

Nome (*richiesto)

Email (*richiesta, non sarà pubblicata)


Attenzione! E' possibile inserire commenti di massimo 500 parole.


Registrati al sito, è gratuito e istantaneo!

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in village

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web