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Diario di una restaurazione



di Giovanna Cosenza


Tutto ha inizio con Berlusconi che chiede di essere ospite di Servizio pubblico, la trasmissione di Santoro. È così che vince la politica pop, l’informazione spettacolo, il cabaret. E Berlusconi. Diario di una piccola restaurazione.





CHI VINCE

Vince Berlusconi, perché – solo contro tutti in un’arena che i più presupponevano avversa – non si fa mettere nell’angolo, ma agisce (più che reagire) con vigore, vivacità, rinnovata capacità di ridere e far ridere. Prende la scena, addirittura in certi momenti pare sostituirsi alla regia.

A Servizio Pubblico, ieri, Berlusconi ha recuperato più voti che da Vespa il giorno prima: voti di ex elettori che fino a ieri erano magari dubbiosi, ma guardando la trasmissione di Santoro (non la guardano quasi mai, ma per l’occasione sì) si sono convinti che il loro leader è ancora brillante, capace, vincente. Secondo Roberto Weber, presidente di Swg, “dopo la presenza televisiva da Santoro, Berlusconi è cresciuto ancora, forse di un paio di punti”.

Vince Santoro perché la presenza di Berlusconi in trasmissione (agognata per anni) gli regala un boom di ascolti: «Sono stati 8.670.000 gli spettatori di Servizio Pubblico, andato in onda ieri su La7, pari al 33,58% di share. Santoro ha polverizzato il record d’ascolti di La7, dopo aver sfiorato l’impresa all’esordio del suo programma, il 25 ottobre 2012, con 2.985.000 spettatori e il 12.99% di share, avvicinando il risultato ottenuto dalla prima puntata di Quello che (non) ho di Fabio Fazio e Roberto Saviano (3.036.000 spettatori e 12,66% di share), andata in onda il 14 maggio 2012».

Vincono la politica pop, l’informazione spettacolo, il cabaret, che culminano nella scena finale di Berlusconi che, prima di tornare a sedersi sulla sedia occupata per qualche minuto da Travaglio, ostenta di pulirla accuratamente, prima con i fogli di carta che ha in mano, poi con un fazzoletto che estrae dalla tasca.


CHI PERDE

Perdono il giornalismo d’inchiesta e il fact checking: le domande sono deboli, mai incalzanti, persino Travaglio si limita ai soliti monologhi e ammette «che non gli vengono domande». Un esempio – tanto banale quanto sconcertante – di mancato fact checking.

All’inizio della trasmissione Santoro manda il video d’inizio novembre 2011, quando Berlusconi negava la crisi sostenendo che «i ristoranti sono pieni». Berlusconi replica dicendo che nel 2009 lui parlava così perché la situazione era molto diversa: nessuno che gli abbia fatto notare che lui negava la crisi a fine 2011, e cioè pochi giorni prima di dimettersi, non solo nel 2009.

Perdono le donne – povere donne, come sempre da Santoro – perché Giulia Innocenzi e Luisella Costamagna, di solito nelle retrovie, sono state gettate nell’arena in quanto donne, bionde e belle, solo per solleticare le fantasie pruriginose di coloro che – ingenui – immaginavano che Berlusconi potesse fare autogol con qualche complimento o battutina rivolta alle loro grazie. Autogol che ovviamente non è mai arrivato. Mica scemo.

Perde la politica, perde l’informazione: ieri molti si sono divertiti, alcuni rattristati, ma chi, oggi, ricorda un solo concetto, un punto programmatico, chi può dire di aver imparato qualcosa di nuovo, di avere oggi un’informazione più di ieri?
(Dis.amb.iguando)





 

Parole chiave: politica comunicazione informazione

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