uncommons

village



Diritti di molti, ma non di tutti



Di Gianni Saporetti




Diritti, cittadinanza, lingua, religione, tutto diventa patrimonio etnico di una maggioranza che decide chi potrà accedere ai diritti e chi no; la novità di una reazione identitaria, comunitaria, che si combina con l’accettazione piena del liberismo economico; in Europa un attacco antilluministico senza precedenti. Intervista con Nadia Urbinati, docente di Teoria politica alla Columbia University di New York.


L'intervista

In tutta Europa avanzano partiti xenofobi. Da quel che abbiamo capito tu sei molto pessimista e preoccupata. Cosa sta succedendo?
Mi sembra che sia in corso una trasformazione della democrazia in Europa, non solo in Italia. Stiamo assistendo al declino delle filosofie universalistiche, ma, paradossalmente, non in filosofia, bensì in politica. Nelle accademie le filosofie universalistiche sono egemoni. Ci sono certo stati revisioni e adattamenti; tentativi di armonizzare conoscenza locale e universale, multiculturalismo e liberalismo. Per esempio dopo più di vent’anni di fruttuoso dibattito, i comunitari hanno stemperato le loro posizioni particolaristiche. Del resto, non bisogna dimenticare che le filosofie più attraenti, diciamo più in vista, sono quelle legate a visioni universali della natura umana, all’idea di flourishing, di benessere della persona: pensiamo a Marta Nussbaum o Amartya Sen. Quindi c’è un quadro teorico ben strutturato in chiave universalista.

Ma questo riguarda l’accademia, è contenuto nei libri che leggiamo; che leggono pochissime persone. Se usciamo da questo gruppo ristretto e anche specialistico, vediamo uno scenario molto diverso. Nella realtà quotidiana nella quale viviamo, per esempio nell’Occidente europeo, sembra che si stiano verificando cose completamente diverse: l’universalismo è sotto attacco. Qui l’idea di uguali diritti è sotto processo, la stessa idea di integrazione europea come una grande casa comune di liberi e diversi è a rischio, almeno sotto il profilo ideologico. Le regole ci sono ancora, certamente; la moneta unica c’è ancora (benché sotto tiro del capitale finanziario globale), le istituzioni che presidiano i diritti e l’eguaglianza, come la Corte, ci sono ancora; però quello che viene avanti con sistematica tenacia, a livello nazionale degli Stati membri, è un attacco frontale all’universalismo, ai diritti individuali, all’idea di persona scorporata da ogni identità locale.

Nel mondo della vita concreta delle nostre società c’è una rinascita del comunitarismo, di un comunitarismo etnico, radicato in presunte tradizioni, pre-politico. L’abbiamo visto nelle ultime elezioni in Ungheria, nella civilissima Olanda, poi in Italia, in Polonia: ci sono fenomeni che vanno esattamente verso una disgregazione delle grandi costruzioni post-nazionali nate in nome di ideali universalistici di pace, di unificazione, di cosmopolitismo, di inclusione. Le nostre Costituzioni, le carte dei diritti, le convenzioni internazionali, l’Unione Europea, sono nate proprio in reazione e per opporsi alle esperienze totalitarie fasciste, che erano e sono profondamente identitarie.

Sì, è vero che, nel caso di quei totalitarismi, più che un’etnia c’era un’ideologia invadente e potentissima che esaltava un ordine nel quale il partito era integrato allo Stato; tuttavia, il totalitarismo, il nazionalismo fascista erano comunque forme anti-illuministe, anti-individualiste (se dell’individualismo abbiamo una visione liberale), senza meno. Le nostre Costituzioni sono nate proprio per proteggerci da queste orrende cose.  (Una Città)

 Pagina
di 9
Pagina successiva >>>
Parole chiave: illuminismo diritti

COMMENTI

Sono presenti 2 commenti per questo articolo

Cassandra00 (utente non registrato)
le cose non accadono a caso
sono trent'anni che si sta "montando" questo scenario e le masse vengono "educate" a non pensare con la propria testa, anzi proprio diseducate alla cultura che è la base per formarsi un'opinione
e non solo in Italia
il 6 Luglio 2011

Guido Repetto
“Nelle accademie le filosofie universalistiche sono egemoni. … Nella realtà quotidiana nella quale viviamo, per esempio nell’Occidente europeo, sembra che si stiano verificando cose completamente diverse: l’universalismo è sotto attacco.”
Antonio Banfi, forse, rifletteva allo stesso modo allorché osservava che “… nel medesimo tempo in cui la filosofia positiva parlava di umanità progressiva in tono ottimistico, la letteratura, che è sempre molto più sensibile che non la filosofia, esprimeva … la crisi tragica della società borghese …”.
Credo che, rispetto al modello dell’obbligo politico di Macpherson, l’impossibilità per ciascuno di evitare la subordinazione alle leggi del mercato si sia spinta talmente oltre che la seconda condizione che egli poneva sia divenuta quasi trascurabile: un incremento quantitativo ha determinato una variazione qualitativa. Il conflitto era bensì tra capitale e lavoro, ma anche (e forse fino ad un certo momento soprattutto) tra capitale e stato nazione e oggi la sovranità s’è trasferita direttamente presso il nuovo ed esclusivo centro di produzione del diritto che è il mercato. Così l’economia e la politica (e lasciamo perdere la politica economica), rinunciano alla finzione di partire dall’uomo, si risolvono in vuote etichette (liberale, socialista, riformista in varia combinazione tra loro) e perdono ogni ruolo di progettazione scivolando verso uno scadimento metafisico.

Che bella intervista!
l'8 Luglio 2011

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in village

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web