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El presidente diferente



di Francesco Panaro





Al di là del soprannome del capo di Stato uruguayano, “presidente più povero del mondo”, José Mujica è veramente un uomo politico sui generis. E non perché cita Epicuro e Seneca e fa discorsi sulla felicità.

Ha 77 anni, vive con la moglie in un vecchio casale, è vegetariano, si accompagna con il suo cane a tre zampe e tira su l’acqua dal pozzo col secchio perché non ha, e non vuole, quella corrente. Il cortile invaso dalle erbacce è usato per stendere il bucato: bisogna immaginare una vecchia e cadente masseria italiana prima degli anni Sessanta.

Il testo segue oltre il video


Josè Mujica,  nonostante la carica di capo di Stato, non si è fatto incastrare da quelle che lui chiama “trappole della ricchezza”. Non ha né la scorta né un conto in banca. Dei suoi 250 mila pesos al mese (10 mila euro circa) trattiene per sé 800 euro, il resto lo devolve al Fondo Raùl Sendic per lo sviluppo delle aree più povere del paese: «Anche se sono pochi quelli che trattengo per me mi devono bastare, perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno».
 
Mujica proviene politicamente dalla sinistra rivoluzionaria. Fra gli anni Sessanta e Settanta ha militato nel gruppo armato che si ispirava alla rivoluzione cubana, il Movimento di liberazione nazionale Tupamaros. È stato arrestato diverse volte, ed è riuscito a fuggire altrettante. Ha fatto 14 anni di carcere duro fino alla sua liberazione nel 1985, anno in cui l’Uruguay è tornato un paese democratico.
 
In una intervista alla BBC ha esposto con poche parole la sua semplice filosofia di vita: «Mi chiamano il presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. È una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c'è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi».  
 
È diventato presidente nel 2009 con un largo consenso. La sua popolarità nei tre anni trascorsi al potere è diminuita perché ha fatto irritare alcune parti della società uruguayana per non aver posto il veto al disegno di legge di legalizzazione dell’aborto e per la disponibilità ad un dibattito sulla legalizzazione della canapa indiana. Naturalmente il vecchio José non è preoccupato del suo personale futuro politico. Alle elezioni del 2014 non si ricandiderà: tornerà a fare il contadino, fedele alla sua terra, al suo popolo, ai suoi ideali, a sua moglie, al suo cagnolino saltellante su tre gambe e al suo vecchio maggiolino blu.
 
 
Discorso del Presidente Josè Mujica al G20. Brasile, giugno 2012
«Autorità presenti di tutte le latitudini e organismi, al popolo del Brasile, e alla sua signora, Presidente, e molte grazie alla buona fede che sicuramente hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto ed esprimiamo l’intima volontà, come governanti, di accompagnare tutti gli accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere e che senza dubbio ci permettono di farci alcune domande a voce alta:
 
per tutta la sera si è parlato di sviluppo sostenibile di tirare fuori masse immense dalla povertà. Che cos’è che ci svolazza in testa? Il modello di sviluppo e di consumo attualmente è quello delle società ricche. Mi domando: cosa succederebbe a questo pianeta se gli Hindu avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno ci resterebbe per poter respirare?

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Parole chiave: francesco panaro josé mujica sviluppo ambiente uruguay

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Giovanni Lembo
Fossero tutti i presidenti come mujica...che persona eccezionale
il 5 Gennaio 2013

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