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Feltrinelli come Vespasiano



di Francesco Panaro

L'entrata della toilette della libreria Feltrinelli di piazza Argentina, Roma

L'entrata della toilette della libreria Feltrinelli di piazza Argentina, Roma





Benarrivati nel santuario dell'editoria italiana, fra belle cataste ordinate e colorate di libri e altra mercanzia. Benvenuti nella moderna libreria dell’editore Feltrinelli. Anzi, specifichiamo e facciamo nome e cognome. Siete nella elegante libreria “la Feltrinelli” di piazza Argentina di Roma e mentre vi aggirate al dolce fresco climatizzato, fra migliaia di volumi multicolori, mentre osservate, leggete le sintesi, le presentazioni dei libri sul risvolto di copertina, mentre sbirciate all’interno qualche parola, vi viene il bisogno impellente che non potete proprio trattenere.

Vi avvicinate alla commessa con la coccarda rossa Feltrinelli appuntata sul petto e con voce flautata chiedete della toilette. Un po’ imbarazzati. D’altra parte lì, dal muro, Hemingway vi guarda commiserandovi, la bellissima Marilyn ne ride divertita, Stefano Benni si gira con la sua testa tendente al brullo e un sorriso che sembra dire, ma come proprio qui, in questa moderna biblioteca di Alessandria d’Egitto? Doris Lessing che si sbilancia in un ossignùr! Humphrey Bogart che pensa, con aria che conoscete bene, fra una voluta di fumo e l’altra, alla miserabile, disdicevole, e umana richiesta, Andy Warol pronto con la sua macchina fotografica a immortalarvi in una istantanea a modo suo e Giangiacomo (Feltrinelli) con la miccia accesa di un mortaretto che sorride sotto i suoi baffetti furbi e simpatici.

Allora, anche nell’imbarazzo totale, siete fortunati. La toilette è lì a due passi. Però..., però avete bisogno di cinquanta centesimi da inserire nella fenditura che abilita la rotazione del tornello che permette di entrare nel bagno. Vi girate e rigirate, mettete sotto sopra la propria borsa-valigia, le tasche. Niente.
Ma come, pensate, la casa editrice punto di riferimento della sinistra italiana – che ha fatto conoscere al mondo intero Il Dottor Zivago e il Gattopardo, e solo Marx e Dio sanno quanti altri romanzi e saggi di prim’ordine, di livello internazionale – chiede pecunia per?

Ma come, continuate a pensare, gli eredi di Giangiacomo Feltrinelli – fondatore della casa editrice, grande talento editoriale, amico e talent scout dei più importanti scrittori, compagno di numerosi uomini politici del Novecento, iscritto per un quindicennio al Pci, fondatore nel 1970 dei Gap, Gruppi d’azione partigiana, rivoluzionario e bombarolo solitario (perse la vita nella notte del 14 marzo del 1972 mentre collocava panetti esplosivi sul traliccio di Segrate, di lui Leo Valiani disse che «agiva in perfetta buona fede e con disinteresse totale, che meritano il massimo rispetto, nella sua evoluzione politica cospirativa, sboccata nel sacrificio personale di un uomo che credeva nell'imminenza di una reazione fascista in Italia») –... si diceva, gli eredi di Giangiacomo feltrinelli chiedono 50 centesimi (mille lire) per?

Mi ci sto quasi perdendo in questa selva di parole. Carlo (vi consiglio di leggere la bella biografia che ha scritto del padre, Senior service, Feltrinelli, of course) tu sei l’erede, nonché persona sensibile, dell’editore che più di tutti è rimasto nella fantasia e nella coscienza della sinistra, non far chiedere dai tuoi librai ai gentili e cortesi clienti pecunia per usare la salle de bain. Anzi, in tutte le librerie della tua catena predisponi una toilette di cortesia. Gratuita.

Tito, figlio dell’imperatore romano Cesare Vespasiano Augusto, rimproverava il padre di aver messo una tassa sui servizi igienici pubblici. Non era buona cosa, secondo lui, perché sarebbe rimasto immortalato sui sacri rotoli della storia come l’ideatore dei vespasiani, come l’imperatore arricchitosi con una sostanza poco dignitosa. Vespasiano, uomo pratico e contadino gli rispose, «figlio, my little son, credimi, pecunia non olet»: se la sostanza trattata ha un cattivo odore, il denaro fatto con essa no.
 

Parole chiave: francesco panaro matarrese vespasiano feltrinelli hemingway marilyn monroe

COMMENTI

Sono presenti 4 commenti per questo articolo

Roberta Aquilini
ma questa doveva essere scritta....incredibile!
il 7 Gennaio 2011

Marisa Caputi (utente non registrato)
Senti me Francesco : è più facile che la "la Feltrinelli" ti pubblichi questo bell'esercizio di stile piuttosto che accogliere la critica che fai. E penso che la ragione sia anche più grave del semplice attaccamento al "vil denaro". E' una questione, secondo me, di concezione del mondo. La gratuità, la disponibilità pubblica di un servizio, è diseducativa e distoglie dall'idea fondante che il valore o il disvalore di un individuo si misurino dalla sua capacità di "produrre-pagare-pretendere". Quella fenditura che aspetta i tuoi cinquanta centesimi ti sta dicendo: "ma come? sei un fallito al punto di non poterti pagare neanche una minzione?". Che ne pensi, esagero? E' sempre un piacere leggerti. MC
il 12 Gennaio 2011

Eli Mcbett
...ma perché a me, il giorno della manifestazione degli studenti, hanno dato la chiave invece, chiave che la gente si passava di mano in mano... ? Probabilmente siccome avevo pagato per il bar il servizio era incluso...o forse tu sei arrivato dopo e il servzio é cambiato? Comunque trovo giusto che il personale che pulisce il gabinetto lo paghi chi lo usa... Perché lo dovrebbe pagare una libreria? Se frequenti il bar no, peró, ottieni in cambio una chiave. Ha piú senso, In quanto c'é un filo logico tra il cibo che ti vendono e il gabinetto. A meno che il libro che hai letto...
il 9 Febbraio 2011

Guido Repetto
Chissà, magari è proprio come al bar. Solo che invece della chiave al banconista, si deve chiedere una moneta da cinquanta centesimi alla commessa di Feltrinelli!
il primo Settembre 2011

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