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Filosofi da spiaggia



di Fausto Pellecchia

Franz Kafka, sulla destra, sulla spiaggia con l'amico e biografo Max Brod.

Franz Kafka, sulla destra, sulla spiaggia con l'amico e biografo Max Brod.











Tra le molteplici benemerenze di quel sapere perfettamente inutile che è la filosofia, potremmo annoverare anche l’analisi  della sottile sensazione di disagio che ci assale, ad ogni estate, quando ci inoltriamo per la prima volta nel “carnaio” di uno stabilimento balneare.
 
In uno splendido capitolo di “L’essere e il nulla”, Jean-Paul Sartre, riprendendo inconsapevolmente un’antica tradizione teologica, mostra come quel disagio altro non indichi che l’enigma dell’“incarnazione”:  sintomo effimero e discreto  del contrarsi della corporeità umana nel mistero della carne. Normalmente, ci dice Sartre,  il corpo è sempre “in situazione”, cioè già sempre in atto di compiere questo o quel gesto, questo o quel movimento rivolto a uno scopo.
 
La carne è quella stessa corporeità, ma integralmente “spogliata” e fissata  nel mero consistere di un’ottusa presenza, desolatamente consegnata alla propria nudità:  “Di solito – osserva Sartre – la carne è mascherata dai vestiti, dal trucco, ecc.; ma soprattutto è mascherata dai suoi movimenti; nulla è meno in carne di una danzatrice, foss’anche nuda”.Albert Camus gioca con le amiche

Albert Camus gioca con le amiche


 
Nella consueta motilità del suo atteggiarsi, il corpo è piuttosto uno “psichismo in situazione: è in atto e si comprende perfettamente a partire dalla situazione e dal fine che esso persegue”.  Ed è questa immagine in movimento – conclude il filosofo – che costituisce propriamente la grazia del corpo: “nella grazia, il corpo è uno strumento che manifesta la libertà. L’atto grazioso, in quanto manifesta il corpo come strumento di precisione, gli fornisce ad ogni istante la sua giustificazione di esistere”.
 
La grazia è, dunque, la veste invisibile che impedisce la percezione dell’attuale nudità del corpo. Perciò, la suprema civetteria consiste nell’esibire il corpo senz’altra veste o velo che non sia la grazia stessa: “il corpo più grazioso è il corpo nudo che i suoi atti circondano di una veste invisibile, celando così completamente la carne, benché questa sia totalmente esposta agli occhi degli spettatori”. Di qui, l’equivoco del naturismo nudista che, inseguendo l’innocenza creaturale dei corpi, urta continuamente nell’irredenta oscenità della carne.
 
Questo spiega anche come il corpo, pietrificato nell’attesa che il velo dell’abbronzatura provveda a occultarne la nudità, “assuma posizioni che lo spogliano completamente dei suoi atti e mostrano a nudo l’inerzia della carne”, cioè la perdita irreparabile di ogni grazia.
 
Così, il lieve trasalimento dello  sguardo che lo coglie nell’atto incongruo di “prendere il sole”, è solo una traccia residuale del pudore dinanzi alla rivelazione della carne, che finalmente l’abbronzatura e  l’instancabile passeggio sulla battigia ci faranno dimenticare.
 
Non è forse per questo che, nonostante l’abbacinante luminosità dell’ambiente, le nostre affollatissime spiagge sembrano inscenare l’atmosfera di un girone infernale, definitivamente abbandonato dalla grazia? Per riaversi, tuttavia, consigliamo di rileggere Sartre...




Parole chiave: sartre l'essere e il nulla filosofia

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Claudio Tricoli
Platone è meglio del prozac, Marinoff. Sartre a me scatenò la prima crisi depressiva, molti professori universitàri hanno comprato più di una casa con la filosofia. i politici nn lo sanno ma il loro linguaggio è su base filosofica. Rielggevo giusto ieri su Gargani di come già Nietzsche prima di Wittgenstein mostrasse i danni dei frantendimenti annidati nel linguaggio. inutile è dire che è inutile, forse ci potremmo accordare su lievemente dannoso, o 'sconosciuto'. ecco mi piacerebbe fare un articolo: il linguaggio questo sconosciuto, per fare vedere una volta come quamdo si parli di linguaggio nemmmeno si sappia cosa ci stiamo dicendo
Grazie
il 29 Ottobre 2013

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