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Generazioni perdute



di Francesco Panaro

 Ernest Hemingway nel 1944. Foto George Karger/Time Life Pictures, particolare.

Ernest Hemingway nel 1944. Foto George Karger/Time Life Pictures, particolare.





«Siete tutta una génération perdue», una generazione perduta,  disse il proprietario del garage al garçon, al ragazzo, che non era riuscito a riparare la vecchia Ford Model T di Gertrude Stein. Nel ripetere ad Ernest Hemingway ciò che aveva sentito dal meccanico, Stein aggiunse anche: «Ecco che cosa siete. Ecco che cosa siete tutti quanti… Tutti voi giovani che avete fatto la guerra. Siete una generazione perduta».
Nel drappello della Lost geneation, oltre ad Hemingway, vengono considerati perduti anche T.S. Eliot, F. Scott Fitzgerald, John Steinbeck, John Dos Passos, Ezra Pound, Enry Miller, Sherwood Anderson. L’origine della definizione di Generazione perduta di Gertude Stein è stata raccontata da Hemingway in Festa mobile, pubblicato nel 1964, dopo la morte dell’autore, nel capitolo “Une Génération perdue”:
 
Fu facile prendere l’abitudine di fermarsi al 27 di rue de Fleurus il pomeriggio tardi per il caldo e i bei quadri e la conversazione. Spesso Miss Stein non aveva nessun ospite ed era sempre molto cordiale e per un lungo periodo fu anche affettuosa. Le piaceva parlare di gente e paesi e cose e cibo. Quando tornavo da viaggi che avevo fatto per le varie conferenze politiche o nel Vicino Oriente o in Germania per conto del giornale canadese e delle agenzie di stampa per cui lavoravo voleva che le raccontassi tutte le cose divertenti che erano successe (…). Non le piacevano stare a sentire cose davvero brutte o tragiche, ma questo non piace a nessuno, e avendole io viste non ci tenevo a parlarne a meno che non fosse lei a voler sapere come andava il mondo. Lei voleva sapere la parte allegra di come andava il mondo; mai quella vera, mai quella cattiva (...).
 
Nei tre o quattro anni in cui fummo buoni amici non ricordo che Gertrude Stein abbia mai parlato bene di uno scrittore che non avesse scritto in termini favorevoli della sua opera o fatto qualcosa per promuovere la sua carriera eccetto Ronald Firbank e, più tardi, Scott Fitzgerald. Quando la conobbi non parlava di Sherwood Anderson in quanto scrittore ma parlava con entusiasmo di lui come uomo e dei suoi grandi, bellissimi, caldi occhi italiani e della sua gentilezza e del suo fascino. A me non importava niente dei suoi grandi, bellissimi, caldi occhi italiani ma mi piacevano molto alcuni dei suoi racconti. Erano scritti semplicemente e a volte scritti benissimo e lui conosceva le persone di cui scriveva e d era profondamente interessato a loro. Miss Stein non voleva mai parlare dei suoi racconti ma solo di lui come persona.
 
«E I suoi romanzi?» le chiedevo. Lei non voleva parlare delle opere di Anderson più di quanto non volesse parlare di Joyce. Se tiravi fuori Joyce per due volte, non saresti stato più invitato. Era come parlare bene di un generale a un altro generale. Imparavi a non farlo la prima volta che commettevi l’errore. Potevi sempre citare un generale, però, che fosse stato sconfitto dal generale con cui stavi parlando, Il generale con cui stavi parlando avrebbe molto elogiato il generale sconfitto e sarebbe felicemente entrato nei dettagli di come lo aveva sconfitto.
 
I racconti di Anderson erano troppo belli per una serena conversazione. Ero pronto a dire a Miss Stein quanto stranamente deboli fossero I suoi romanzi, ma neanche questo sarebbe andato bene perché equivaleva a criticare uno dei suoi più leali ammiratori. Quando alla fine egli scrisse un romanzo intitolato Riso nero, così terribilmente brutto, stupido e manierato che non potevi fare a meno di criticarlo in una parodia1 Miss Stein si arrabbiò molto. Avevo attaccato uno che faceva parte del suo apparato. Ma per molto tempo prima d’allora non si era arrabbiata. Lei stessa cominciò a lodare platealmente Anderson dopo che come scrittore era scoppiato.
 
Era arrabbiata con Ezra Pound perché si era seduto troppo in fretta su una sedia piccola, fragile e, senza dubbio, scomoda, che è del tutto possibile gli fosse stata data apposta, e l’aveva danneggiata e rotta. Questo segnò la fine di Ezra al 27 rue de Feurus. Che egli fosse un grande poeta e un uomo gentile e generoso e che avrebbe potuto sedersi in una sedia di normali dimensioni non era preso in considerazione. Le ragioni della sua antipatia per Ezra, abilmente e maliziosamente esposte, furono inventate anni dopo.
 
Fu quando eravamo tornati dal Canada e mentre abitavamo in rue Notre-Dame-des-Champs e Miss Stein e io eravamo ancora buoni amici che Miss Stein fece la sua osservazione sulla generazione perduta. Aveva avuto non so che guaio con l’accensione della vecchia Ford Model T che usava allora e il giovanotto che lavorava al garage e che aveva combattuto nell’ultimo anno di guerra non era stato capace, o forse non aveva ignorato la priorità di altri veicoli, di riparare la Ford di Miss Stein. Forse non si era reso conto di quanto fosse importante il diritto della vettura di Miss Stein a una riparazione immediata. In ogni caso egli non era stato sérieux ed era stato severamente richiamato dal patron del garage dopo il reclamo di Miss Stein. Il patron gli aveva detto: «Siete tutti una génération perdue».
 
«Ecco che cosa siete. Ecco che cosa siete tutti quanti» disse Miss Stein. «Tutti voi giovani che avete fatto la guerra. Siete una generazione perduta.»
«Davvero?» dissi io.
«Sì» insistette lei. «Non avete rispetto per niente. Vi uccidete a forza di bere…»
«Quel giovane meccanico era ubriaco?» chiesi.
«Certo che no.»
«E me mi ha mai visto ubriaco?»
«No. ma I suoi amici si ubriacano.»
«Anch’io mi sono ubriacato» dissi io. «Ma non vengo qui ubriaco.»
«Certo che no. non ho mai detto questo.»
«Il patron di quel ragazzo probabilmente era già ubriaco alle undici alle undici di mattina» dissi. «Ecco perché trova le frasi così belle.»
«Non discuta con me, Hemingway» disse Miss Stein. «Non serve proprio a niente. Siete tutti una generazione perduta, esattamente come ha detto il gestore del garage.»
 
Più tardi quando pubblicai il mio primo romanzo2 cercai di far quadrare la citazione del garagista fatta da Miss Stein con una tratta dall’Ecclesiaste. Ma quella sera tornando a casa pensai al ragazzo del garage e se fosse mai stato trasportato a bordo di una di quelle macchine quando furono convertite in ambulanze. Mi ricordai che si bruciavano sempre i freni venendo giù per le strade di montagna con un carico di feriti e si frenava in prima e alla fine usando la retromarcia, e che le ultime ambulanze furono condotte vuote su per le montagne per essere rimpiazzate da grandi Fiat con un buon cambio e freni tutti di metallo.
 
Pensavo a Miss Stein e a Sherwood Anderson e all’egotismo e alla pigrizia mentale contrapposti alla disciplina e pensavo chi è che chiama chi una generazione perduta? Poi mentre salivo fino alla Closerie des Lilas con la luce sul mio vecchio amico, la statua del maresciallo Ney con la spada sguainata e le ombre degli alberi sul bronzo, e lui là da solo e nessuno dietro di lui e che razza di casino aveva combinato a Waterloo, pensai che tutte le generazioni erano perdute per una cosa o per l’altra, e così era sempre stato e sempre sarebbe stato e mi fermai alla Lilas per fare compagnia alla statua e bevvi una birra fredda prima di andare a casa nell’appartamento sopra la segheria.
 
Ma seduto là con la birra, guardando la statua e pensando a quanti giorni Ney aveva combattuto, personalmente, con la retroguardia durante la ritirata da Mosca che Napoleone si era fatto in carrozza con Caulaincourt, pensai a quale calorosa e affezionata amica era stata Miss Stein, e a quanto meravigliosamente aveva parlato di Apollinaire e della sua morte nel giorno dell’armistizio nel 1918 con la folla che gridava “à bas Guillaume”, e Apollinaire, nel suo delirio, che credeva che ce l’avessero con lui, e pensai, farò del mio meglio per servirla e assicurarmi che le sia resa giustizia per il buon lavoro che ha fatto, finché mi sarà possibile, e che Dio e Mike Ney mi assistano. Ma al diavolo le sue chiacchiere sulla generazione perduta e tutte quelle luride, facili etichette.
 
 
 
 
 
1. Torrenti di primavera.
2. Fiesta.

Parole chiave: francesco panaro ernest hemingway gertrude stein sherwood anderson ezra pound

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