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Hugo contro i tagli alla cultura



di Francesco Panaro

 



Un breve stralcio del discorso sul  Sostegno alle lettere e alle arti. Sul pericolo dell’ignoranza del 10 novembre del 1848 contro i tagli alla cultura, letto nel parlamento francese dallo scrittore e deputato Victor Hugo. Nonostante siano passati più di 160 anni continua ad essere un testo attuale, e mostra che da qualche anno, specialmente nei tempi più recenti, la discussione politica italiana intorno agli investimenti alla cultura – e, per analogia ed estensione, alla ricerca scientifica – è ferma ad un altro tempo. Originale e stravagante la definizione di ignoranza delle folle: la mancanza di investimenti in cultura di una nazione è valida alleata dei teorici del comunismo, il quale non è altro «che una forma di ignoranza», dice Hugo. Condivisibile o meno l'opinione dello scrittore, rimane la testimonianza di un discorso limpido, generoso, che evidenzia come oggi – nonostante il mondo sia cambiato, se non proprio rovesciato – la situazione intorno ai finanziamenti e alla valorizzazione del patrimonio di una nazione è rimasta immobile, almeno in Italia.
 
Victor Hugo viene nominato Pari di Francia dal re Luigi Filippo d'Orléans. Nel 1848 entra a far parte, come deputato, dell'Assemblea Costituente. Seppure eletto fra le file dei conservatori Hugo fino alla fine del mandato avrà una posizione di autonomia politica, di equidistanza da destra e dal movimento socialista. Il punto massimo di rottura con i conservatori arriva con il discorso del 1850, in cui lo scrittore adotta una irremovibile opposizione alla legge Falloux, che voleva un limite al monopolio dell’insegnamento di Stato per facilitare la strada all’istituzione di scuole e università fondate e condotte da ordini religiosi. Un filo politico atemporale che mette in relazione la Francia della prima metà dell'Ottocento con l'Italia del Duemila.



DISCORSO SUL SOSTEGNO ALLE LETTERE E ALLE ARTI

Signor Victor Hugo. (…) Io dico, signori, che le riduzioni proposte sul bilancio speciale delle scienze, delle lettere e delle arti sono negative per due motivi. Sono insignificanti dal punto di vista finanziario e dannose da tutti gli altri punti di vista.
Insignificanti dal punto di vista finanziario. Questa è di una tale evidenza che provo imbarazzo nel sottoporre all’assemblea il risultato di un calcolo proporzionale che ho fatto. Non vorrei suscitare le risa dell’assemblea in una questione seria, tuttavia mi è impossibile evitare di proporre un paragone decisamente triviale, decisamente volgare, ma che ha il merito di illuminare il problema e renderlo per così dire visibile e palpabile.
Che pensereste, signori, di un privato che, avendo millecinquecento franchi di rendita, dedicasse ogni anno alla propria cultura intellettuale, per le scienze, le lettere e le arti, una somma assolutamente modesta, cinque franchi, e che, in un giorno di rinnovamento, decidesse di economizzare sulla propria cultura cinque centesimi? (Risa di approvazione).

Ecco, signori, la misura esatta del risparmio proposto. (altre risa) Ebbene! Quello che voi non consigliereste a un privato, all’ultimo degli abitanti di un paese civile, osano consigliarlo alla Francia.
Vi ho appena mostrato quanto sarebbe minimo il risparmio; voglio mostravi adesso quanto grande sarebbe il danno.
Per informarvi su questo punto, non trovo nulla di più eloquente che il semplice elenco delle istituzioni, delle fondazioni, degli interessi che le riduzioni proposte colpiscono subito e minano per l’avvenire.
Ho preparato questo elenco; chiedo all’assemblea il permesso di leggerlo, perché questo mi libererà da molti dettagli. Le riduzioni proposte colpiscono:
 
il Collége de France,
il Museo di Storia Naturale,
le biblioteche,
la Scuola di paleografia,
la Scuola di lingue orientali,
il mantenimento degli Archivi Nazionali,
la sorveglianza del commercio librario all’estero (la distruzione completa del nostro commercio librario, ambito che verrà abbandonato alla contraffazione!),
la scuola di Roma,
la Scuola d’arte di Parigi,
la Scuola di disegno di Dijon,
il conservatorio,
le succursali provinciali,
i musei di Thermes e di Cluny,
i nostri musei di pittura e di scultura,
la conservazione dei monumenti storici.
 
Per il prossimo anno, le riforme colpiscono:
La facoltà di scienze e di lettere,
le sottoscrizioni per i libri
le sovvenzioni alle associazioni di cultura
gli incentivi alle arti.
 
Inoltre – questo riguarda il ministero dell’Interno, ma la camera mi permetterà di dirlo, perché il quadro sia completo – le riduzioni colpiscono da subito e minacciano per l’anno prossimo, i teatri.
Voglio dirvi solo una cosa en passant. Si propone la soppressione di un sovrintendente ogni due; preferirei la soppressione di un censore o anche due. (Risa)
 
Un membro: Non esiste più la censura!
Un membro a sinistra: Sarà presto reintrodotta!
Signor Victor Hugo: Infine, il rapporto riserva le parole più dure e le minacce più serie per le indennità e i sostegni alla lettere. Oh! Ecco gli abusi mostruosi! Sapete signori che cosa sono le indennità e i sostegni alle lettere? È l’esistenza stessa per qualche famiglia povera tra le più povere, meritevole tra le meritevoli.
Se voi adottaste le riduzioni proposte, sapete cosa si potrebbe dire? Si potrebbe dire: un artista, un poeta, uno scrittore celebre lavora tutta la vita, lavora senza pensare ad arricchirsi, muore e lascia al suo paese molta gloria con la sola condizione di dare alla sua vedova e ai suoi bambini un po’ di pane. Il paese conserva la gloria e rifiuta il pane. (Sconcerto).

Ecco cosa si potrebbe dire, ed ecco ciò che non si dirà, perché, sicuramente, non entrerete in questo sistema di economie che scoraggerebbe l’intelligenza e umilierebbe la nazione. (“È vero!”) lo vedete, questo sistema, come vi diceva così bene il nostro onorevole collega Signor Charles Dupin, questo sistema colpisce tutto, questo sistema non rispetta nulla, né le istituzioni antiche, né le istituzioni moderne; non le fondazioni autonome di Francesco I, neppure le fondazioni autonome della Convenzione. Questo sistema di economie fa vacillare in un sol colpo tutto questo insieme di istituzioni civilizzatrici che è, per così dire, la base dello sviluppo del pensiero francese.

E quale momento viene scelto? È qui, a mio parere, l’errore politico grave che vi segnalavo all’inizio, quale momento viene scelto per mettere in dubbio tutte le istituzioni in un colpo solo? Il momento in cui sono più necessarie che mai, il momento in cui, anziché limitarle, bisognerebbe ampliarle e farle crescere.
Eh! Qual è in effetti, e faccio appello alla vostra coscienza, faccio appello ai sentimenti di tutti voi, qual è il grande pericolo della situazione attuale? L’ignoranza. L’ignoranza più ancora che la miseria. (Adesione)

L’ignoranza che straripa, che ci assedia, che ci investe da tutti i lati. È col favore dell’ignoranza che certe dottrine distruttive passano dalla mente spietata dei teorici al cervello confuso delle folle. Il comunismo non è che una forma di ignoranza. Il giorno in cui scomparirà l’ignoranza, si dissolveranno anche i sofismi. È in un momento simile, davanti a un tale pericolo, che si pensa di attaccare, di mutilare, di spogliare tutte queste istituzioni che hanno come scopo preciso di perseguire, di combattere, di distruggere l’ignoranza! (…)
Victor Hugo, Sul sostegno alle lettere e alle arti. Sul pericolo dell'ignoranza

Parole chiave: cultura victor hugo

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Alfredo (utente non registrato)
Si propone la soppressione di un sovrintendente ogni due; preferirei la soppressione di un censore o anche due.
il 14 Dicembre 2011

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