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Il criminologo Lombroso a casa di Tolstoj



Francesco Panaro

Lev Tolstoj nella sua tenuta di Jasnaja Poljana

Lev Tolstoj nella sua tenuta di Jasnaja Poljana



Tolstoj vide Lombroso annaspare sotto il pelo dell’acqua del lago dove stavano nuotando, lo prese per i capelli e lo riportò a galla rituffandolo nella piscina della tenuta di Jasnaja Poljana, l’immensa proprietà dello scrittore. Quei giorni fu messo a dura prova fisica e psichica il medico italiano. Ma cosa ci faceva a casa del grande scrittore di Guerra e pace il criminologo Cesare Lombroso?
 
Intorno al 18 agosto del 1897 il professore era a Mosca per un convegno internazionale di medicina, ma si dice che lo scopo segreto del suo arrivo in Russia era quello di incontrare Leone Tolstoj. L’interesse del criminologo non era letterario, ma semplicemente quello di osservare l’intelligenza, spiare dietro l’apparenza  per afferrarne i “fondamenti patologici”. Lo voleva incontrare per interesse scientifico, all’insaputa dell’oggetto di studio, naturalmente.
 
Il 20 agosto il medico italiano  aveva inviato un telegramma e di lì a poco si ritrovò faccia a faccia con Leone. E la grande tenuta si trasformò per Cesare, in un’arena. Era andato per studiare le mosse del leone della steppa, si ritrovò con i suoi artigli addosso: il furbo scrittore aveva capito che Lombroso si era presentato con una lente di ingrandimento per studiarlo nel suo habitat. Dopo l’episodio della nuotata, furono tante le dimostrazioni fisiche: in un eccesso Tolstoj aveva sollevato da terra a braccia dritte il piccolo medico come un pupazzetto.
 
Il criminologo non si ritrovò davanti un deboluccio scrittore, ma un uomo fisicamente forte, che puliva da sé gli stivali, sellava i cavalli e faceva sforzi non di poco conto senza l’aiuto della servitù. Lo scrittore in quei giorni fece di tutto per far sentire fuori luogo il criminologo italiano e le sue teorie sulle origini del crimine: Lombroso aveva teorizzato  – si semplifica per essere brevi – che con complesse misurazioni del cranio e del viso, osservando una persona, era possibile capire se dietro alla personalità di facciata potesse covare un criminale incallito o un feroce assassino. La durezza e il sarcasmo di Tolstoj verso Lombroso era dettato quindi dal fatto che aveva capito che il suo ospite era lì non per un confronto sulle cose della vita, ma per studiare il suo comportamento. La moglie di Leone nel suo diario avrebbe definito l’ospite «un vecchietto piccolo, molto malfermo sulle gambe, che nell' aspetto dimostra molto più dei suoi 62 anni». A sua volta il medico era altrettanto duro. Si chiedeva come fosse possibile che un uomo di quella dimensione di fama per il suo cristianesimo antidogmatico con vedute visionarie sul socialismo potesse vivere in grande agiatezza in una tenuta immensa con uno stuolo di servitù così esagerato. E lui, Leone, nella pagina del suo diario del 27 agosto del 1897 aveva annotato: «È venuto Lombroso. Vecchietto ingenuo e limitato».
 
Certo è che per Lombroso quei giorni le sorprese non furono poche. Aveva notato «L’austero studiolo del romanziere, ingombro di ferri da ciabattino» e i pochissimi libri «collocati nelle nicchie di questo rifugio». Sì, non si piacquero i due. Cesare aveva definito l’autore di Guerra e pace un anticonformista che si compiaceva, un moralista ai limiti del paradosso, accanito vegetariano – e chissà perché il medico metteva questa peculiarità fra i difetti – un pater familias autoritario che teorizzando l’uguaglianza, «non vi debbono essere né servi né padroni», aveva a disposizione un intero esercito di camerieri al proprio servizio, nonostante non facesse ricorso al loro aiuto. E cosa avrebbe detto Lombroso se avesse scoperto che era un fedifrago incallito, che scorrazzava per le campagne alla ricerca di contadinotte da impalare nei fienili e passar loro malattie sessuali prese nelle scorribande a prostitute? Avrebbe voluto, forse, il criminologo, con le sue misurazioni, screditare l’autore di Anna Karenina, per screditare i personaggi di almeno una decina di romanzi e più di una cinquantina di altre opere per dare certezza alle sue tesi un po’ bislacche sulla fisiognomica? Forse mirava proprio a quello, a misurare la vita di un uomo – conosciuto a livello planetario – agitata da una forte tensione, un uomo dalla stramba vita ed una faccia un po’ strana per far passare le sue tesi come affidabili? Oppure era un tentativo di condannare le idee anarco-cristiane e anarco-pacifiste? Quando si cerca di conoscere o, ancor peggio, di giudicare la vita di un artista, di uno scrittore, di un fine o rude poeta, alla fin fine se ne rimane sempre delusi: meglio perdersi dietro alle rappresentazioni. Quello che fa l’autore, o comune mortale, è irrisorio.
 
In un dibattito/scontro che possiamo solo immaginare fra i due, probabilmente per Lombroso – fedele alle sue teorie sull’atavismo, fautore della pena di morte – quell’uomo con la faccia da delinquente, per niente borderline perché la linea l’aveva superata di molte spanne, secondo la sua visione, poteva essere punito.Non possiamo sapere oggi - cento anni dalla sua morte il 7 novembre di quest’anno – cosa Tolstoj avrebbe potuto rispondergli proprio su questo caso, personale. Ma sappiamo quale fu una sua risposta data in quei giorni alle teorie del criminologo italiano. Aggrottando le foltissime e spaventevoli sopracciglia aveva tuonato «Tutto ciò è delirio! Ogni punizione è criminale!».
E così il mondo se lo immagina ancora, dalla sua tomba di terra ed erba voluta sull’orlo di un burrone, in bilico come tutta l’umanità, fra il bene e male, fra guerra e pace.



Parole chiave: francesco panaro matarrese tolstoj letteratura criminologia lombroso

COMMENTI

Sono presenti 8 commenti per questo articolo

Renata Guarini
Hahaha.... che bella lezione per il nostro Lombroso, forse pensava di essere in Sardegna co la Grazia Deledda a misurare i crani degli abitanti ritenuti dei delinquenti???
l'11 Gennaio 2011

Pier Giorgio (utente non registrato)
Mi piace il tuo racconto di un incontro-scontro di cui non sappiamo molto. Grazie. Per Renata, amichevolmente. "Le sembrava di vederlo, adesso, come se la parete divisoria si fosse spaccata: nero sullo sfondo della sua camera tutta bianca, alto, fin troppo alto, dinoccolato, andava e veniva col suo passo distratto di ragazzo, inciampando e scivolando spesso, ma tenendosi sempre in equilibrio. Aveva la testa un po' grossa sul collo sottile, e il viso pallido oppresso dalla fronte prominente che pareva costringesse le sopracciglia ad aggrottarsi per lo sforzo di reggerla e gli occhi lunghi a star socchiusi; mentre le mandibole forti, la bocca grande e carnosa e il mento duro parevano a loro volta ribellarsi con sdegno a questa oppressione, senza però potersene liberare. Ma ecco che egli si fermava davanti allo specchio, e tutto il suo viso diventava luminoso perché le palpebre si sollevavano e nella trasparenza degli occhi castanei la pupilla raggiava come un diamante. La madre si compiaceva, in fondo, nel suo cuore di madre, a vederlo così, bello e forte; quando il passo furtivo di lui la richiamò alla sua pena" [Grazia Deledda - La Madre] Lombroso non mi risulta sia mai venuto in Sardegna a misurar crani. Lo fece un suo allievo, tal Niceforo. Scrisse La delinquenza in Sardegna nel 1897. Nefasta premessa alla "Caccia Grossa" al cosiddetto "Banditismo Sardo" nel 1899 (vedasi alla voce Giulio Bechi). La Deledda, invece ricevette il Premio Nobel per la Letteratura nel 1926 "per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della
l'11 Gennaio 2011

Pier Giorgio Annicchiarico (utente non registrato)
...  vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi". Un caro saluto dalla Sardegna, che non è terra fatta di spiagge, come tutti ben sanno. Piergiorgio
l'11 Gennaio 2011

Renata (utente non registrato)
Pier Giorgio amichevolmente, so dai libri di testo di Antropologia delle tesi del Lombroso, poi se i contatti con la Deledda fossero stati solo epistolari e avesse mandato un suo adepto in Sardegna lo ignoravo.Grazie per le illuminanti spiegazioni. Adoro la Sardegna e le sue genti.
il 12 Gennaio 2011

Guglielmo Centini
Qualcuno ha detto che "Gli artisti capiscono gli psichiatri molto meglio di quanto gli psichiatri capiscano gli artisti."
il 10 Marzo 2011

Massimo Romoli (utente non registrato)
Un incontro fra titani. Uno della letteratura di tutti i tempi, l'altro della stupidaggine (di tutti i tempi) 
il 17 Ottobre 2011

Germana (utente non registrato)
Perbacco! Si vede che l'incontro tra il nostrano Lombroso e il grande scrittore russo è un argomento che tira in questi ultimi tempi...
8 anni fa se ne parlava in questo articolo, oggi si organizza addirittura una pièce a Torino nei locali degli Istituti anatomici, ed è in uscita pure un libretto che lo racconta.
Tutto ok: bene o male non importa, purché se ne parli, come diceva Oscar Wilde.
Sì, però, a onor del vero, sarebbe anche il caso di ricordare che il merito della "scoperta" dell'incontro va allo storico della medicina Paolo Mazzarello, il quale lo descrisse in lavori di oltre 20 anni fa, il cui distillato è il bel libro pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2005 su "il genio e l'alienista" (e ristampato da poco).
il 14 Novembre alle 14.38

Francesco Panaro (utente non registrato)
Germana, grazie.
La storia dell'incontro di Lombroso con Tostoj mi fu raccontata da uno scrittore alla fine del 2008, ma non fece nessun riferimento al libro di Paolo Mazzarello (apprendo da lei ora dell'esistenza del libro). Tenga presente che questo sito, Uncommons.it, vive di vita propria, ossia non ha finanziamenti pubblicitari né contributi economici di nessun tipo: è totalmente autofinanziato. Insomma, non fa commercio, anzi, come dire?, non fa mercimonio delle storie raccontate: si racconta per il gusto di farlo, pensando che qualcuno, poi, legga. Questo articolo lo prenda come un contributo pubblicitario "indiretto" al libro di Paolo Mazzarello.
Invito i lettori a leggere il libro in questione; cosa che farò anch'io, naturalmente.  
 
il 16 Novembre alle 14.30

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