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Il libro perfetto

L'editor che amava i suoi non scritti libri



di Francesco Panaro Matarrese



Staccate la spina dell’abat-jour, spegnete tutti gli ordigni, accostate le imposte delle finestre e se avete un lumino ad olio accendetelo, sedetevi davanti a questo moderno leggio: questa è la leggenda dell’uomo che amava i suoi non scritti libri e che inventò per gli altri il libro perfetto. Un uomo nato a Trieste nel 1902 e morto a Milano nel 1965. Questa è la storia annunciata pochi giorni fa,  la storia dell’altra mia vita sbiadita in questa. Prima di iniziare a raccontare la leggenda di Roberto Bobi  Bazlen  –  editor silenzioso che stava in punta di piedi, che guidava la mano, la scrittura della miglior parte del Novecento  –  lasciatemi ritornare solo per un attimo ai giorni nostri, lasciatemi dire cosa è necessario più di tutto oggi, lasciatemi sussurrare che non è indispensabile scrivere libri. romanzi per primi e tutta la compagnia stampante poi. Niente, nulla è più importante in questo tempo. Non sono necessari tutti quegli obelischi, quelle colonne di scienza che si vedono in ordine nelle patinate librerie…

Ero questo a diciotto anni e lo sono ancor oggi, meno radicale di Bobi: non pubblicare prima di sessant’anni, prima di quell’età non si può avere niente di importante da dire. La maggior parte degli scrittori, dei filosofi, dei critici mentiscono, rinnegano, contraddicono se stessi anche prima dei sessanta. Non c’è solo il rumore di televisione e giornali in giro, c’è anche troppo rumore di carta stampata: tutti hanno da dire qualcosa – forse perché fare lo scrittore o il giornalista è meglio che lavorare – nella maggior parte dei casi sono ovvietà, inutilità: poesie, romanzi, racconti, parabole, consigli a mano larga per tutti. Naturalmente non bisognerebbe inibire solo il poeta, lo scrittore o il filosofo che bolle dentro se stessi, ma anche quello di tanti altri: agite, fondate una squadra di fedeli servitori della letteratura che irrompe nello studio privato di questi dantealighieri  e  jamesjoyce, sequestrate penna, calamaio e carta vergata. Condannateli a non accendere più le polveri del loro fecondo pensiero! Ecco, questo ho pensato tutta la vita.

Eppure, eppure per buona parte del Novecento un altro ha agito allo stesso modo, anzi nella maniera più radicale che si conosca. Solo un taoista consapevole come lui – e un inconsapevole come me – poteva decidere che non avrebbe mai pubblicato niente in tutta la sua vita. E che non avrebbe mai scritto qualcosa in forma di libro. Vi direte, questo è il tipico caso della volpe e dell’uva, questo signore non ha pubblicato mai nulla perché gli editori non hanno voluto pubblicarlo. No, questo triestino era Roberto Bobi Bazlen, ragazzo, poi uomo, antica, silenziosa, vera leggenda sconosciuta, uno degli editor più importanti che l’Italia e il mondo editoriale abbia mai avuto. Ma pochi lo conoscono. Lui di libri suoi non ne ha mai pubblicati ma ha inventato il libro perfetto. 

Non fatevi prendere sottogamba da questo sconosciuto che pigia lettere su una tastiera di notebook per un luogo che non c’è, come un corsaro, con un occhiale scuro al posto della benda nera sull’occhio, che scrive storielle senza mercato per i propri amici. Questo sconosciuto signore non racconta romanzetti inventati, credetegli sulla parola: Bobi era il revisore segreto, molto segreto all’epoca, di Eugenio Montale e delle sue Occasioni. Montale di Bobi diceva, in maniera quasi distaccata, tipico del poeta, che era «una leggenda cartacea inattendibile, un maestro inascoltato, un confessore inconfessato». Nel dopoguerra si è battuto per la pubblicazione in Italia del pensiero di Nietzsche proprio quando l’Einaudi e buona parte di tutta l’intellighenzia  italiana lo temeva, censurandolo. Con l’aiuto economico della famiglia Zevi e di Roberto Olivetti costruì la casa editrice Adelphi a propria immagine e somiglianza. Mise in moto la pubblicazione di “Robinson Crusoe” di Defoe, le opere di Georg Büchenr, Niccolò Tommaseo, le novelle di Gottfried Keller, Kafka, Musil. Portò con sé il poco più che ventenne che poi sarebbe diventato per tutti Roberto Calasso.

Non starò qui a snocciolare il lungo rosario degli autori che ha portato in Italia e l’infinito archivio dei libri che aveva letto, Bobi Bazlen nel 1925 scrisse a Montale «…vorrei far scoppiare la bomba Svevo con molto fracasso», e così fu. Da noi tradusse e pubblicò per primo Freud. Bobi consigliava e sconsigliava. Non aveva amato il Gattopardo, ne sentiva l’odore di un colto e ricco  scrittore provinciale che voleva far sognare e cullare la borghesia. Non sopportava Vittorini un’antipatia ricambiata. Il film Ladri di biciclette lo aveva liquidato come «…punto più basso nel quale sia caduta l’Italia (…). Stalin è stato scambiato con De Amicis (…)». Aveva anche detto in proposito che persone che piangono per un film di quel genere non possono che ammalarsi di infleunza… E subito dopo Roma, pazza per quel film, fu invasa da una accidentale epidemia. Non scambiatelo per uno che ha lanciato invettive e sentenze gratuite.

I nomi e i titoli usciti in Italia sono veramente tanti, e Roberto Bobi Bazlen vive in quegli autori. E se c’è poco o nulla di scritto da lui è stata una scelta forse estrema, l’incompiutezza, per pochi, è il punto di arrivo. Io credo che l'esistenza, anche nel nostro piccolo, debba avere le stesse parole che, si dice, ebbe Ljuba Blumenthal per il suo compagno Bobi, perdono per l'accostamento e l'appropriazione: «la sua vita erano le altre persone, quello che lui poteva capire di loro, o fargli capire (…). Lui non cercava di immaginarsi come fosse una persona, lui lo era. E quando ha scoperto  che era questo il suo posto, non ha potuto più scrivere. Aveva capito dove stava la sua forza, e stava nelle persone».




Parole chiave: francesco panaro matarrese bobi bazlen editoria eugenio montale letteratura

COMMENTI

Sono presenti 8 commenti per questo articolo

Claudio Tricoli
c'è uno strano sentire nel lasciare l'opera alla sua vita si sente come un piccolo, necessario tac Ognuno è artista a questo livello, almeno abbastanza da sentire l'alienazione dal suo prodotto. IL prodotto nn è solo un oggetto, è come Una figlia che va per il mondo a godere del completamento di senso, a inviarti amici, ma ...fa .. distacco. Una piccola cosa, un aforima, qualcosa che cmq si è tenuto a sè, curato, quasi cullato ci imponiamo di mandarlo al mondo. Non più solo nostro, si sa che è necessario, questo è comunicare, ma duole. chissà se era per quello che nn pubblicava?.....
il 10 Gennaio 2011

Mcbett (utente non registrato)
diastro - da un sogno
il 30 Gennaio 2011

Adelita (utente non registrato)
Chi e' conscio dei propri limiti,e molti non lo sono,ha gia' una grande dote.Chi ha anche generosita' e apertura mentale e' un grande uomo.
il 9 Marzo 2011

Patrizia Barbera
La leggo solo ora, mi dispiace.
E' una delle cose più belle che hai scritto, Francesco...
Mi pare molto "personale" e c'è molto cuore. Ogni tanto ci vuole.
l'11 Marzo 2011

Eli Mcbett
MI spiego. Diastro é una mia traduzione, che peró non trovo piú su internet, della parola Diaster e dunque non si capisce neppure il riferimento, se non si conosce,
É un termine usato in citologia per definire il momento in cui i cromosomi si raggruppano ai poli della cellula madre e sta per avvenire il distaccamento della cellula madre dalla cellula figlia.
La riflessione cadeva sulle modalitá di sviluppo della creativitá: la non completazione di un ciclo, l'incapacitá di lasciar andare o il separarsi da qualcosa che prenderebbe vita propria, non é poi "naturale".
Commentare che le persone che scrivono non dovrebbero farlo perché imperfette o perché ció che direbbero potrebbe essere stentato, non saggio o contraddittorio é un pensiero eugenetico.
Non scrivere il libro, o - come spesso accade - non lasciarlo andare in giro da solo - é un azione grave, anche un modo per non rischiare, sintomo di debolezza o di malattia. La mancanza di liberta di espressione é una delle malattie.
Ma il fatto non mi rassicura: il naturale processo dell'atto creativo dovrebbe essere quello di potersi esprimere e di comunicare all'esterno con libertá.
Se ci sono dei blocchi, se ci si creano dei limiti, credo che qualcosa non funzioni, a meno che non si trasferisca questa capacitá in altre forme di comunicazione col prossimo (che é la finalita della nostra espressione).
Parlo da persona direttamente sofferente di questo tipo di condizione.
Avere a presunzione di descrivere una meta che non si conosce é una pretesa insensata, ma provare a descrivere il viaggio che si sta attraversando, qualsiasi esso sia, questo é un atto che dovrebbe potersi fare a qualsiasi stadio della propria esistenza... La paura - il terrore - di farlo é un problema serio che va affrontato. In questo, come Francesco racconta, internet é terapeutico a avvicina il momento del distacco permettendo piú naturalmente la nanscita della cellula figlia... come i suoi scritti preziosi...
il 12 Maggio 2011

Giovanna D Arco (utente non registrato)
si, ci stiamo avviando verso il transfert
il 12 Maggio 2011

Eli Mcbett
un tempo c'erano i diari che assumevano questa funzione di elaborazione e gravidanza creativa, ora internet e il sistema dei blogs permette ai pensieri di venire condivisi in fase di gestazione ed elaborati da un'intimitá collettiva... generando strane forme di vita...
il 13 Maggio 2011

Angela Fazio (utente non registrato)
Sicuramente un uomo complicato , capace però di  "vivere" diverse vite contemporaneamente con il risultato di essere ,nel panorama letterario di cui si parla, l'unico scrittore ( che non scrive) in grado di capire gli scrittori...Si potrebbe consigliare un romanzo  di Daniele Del Giudice " Lo stadio di Wimbledon" che riporta abbastanza bene  quali furono i rapporti di questo singolare e interessante personaggio con uomini e donne diventati poi famosi. Bello considerare anche la sua profonda voglia di riservatezza che stride sicuramente con il "bisogno" di essere sempre in vetrina, sempre presenti, un bisogno che molti improvvisati scrittori hanno ( anche facebook è un valido esempio di tale desiderio) e che va considerato con il giusto peso e non di più...
il 23 Settembre 2011

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