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Il lungo secolo di Rita Montalcini



di Piergiorgio Odifreddi

Non sembra essersi evoluto molto,

se guardiamo a ciò che è successo nel Novecento.

Io parlavo delle qualità mentali, mentre lei parla delle qualità emotive: si tratta di due cose molto diverse, che derivano dai nostri due cervelli. Uno è il cervello cognitivo, neocorticale, che ci distingue dagli altri animali. L’altro è il cervello arcaico, paleocorticale, che è uguale a quello dei primati subumani o delle specie inferiori: dal punto di vista emozionale, l’uomo di oggi effettivamente non è diverso dall’uomo della giungla.
 
Dunque in quel campo non c’è stata evoluzione
No, perché il sistema era perfetto: i centri paleocorticali sono quelli che ci mantengono in vita, anche se purtroppo sono anche quelli che ci portano alla Shoah. L’evoluzione ci potrebbe essere se la nostra parte cognitiva riuscisse a controllare quella emotiva e aggressiva, ma non ci riesce.
 
Ovvero solo ciò che è imperfetto può essere perfezionato
Sì, e non solo in campo biologico. Ad esempio, la bicicletta e l’automobile sono nate insieme, ma la bicicletta era perfetta, ed è rimasta quella di duecento anni fa. L’automobile invece era imperfetta, e la sua evoluzione ci ha portato alla stratosfera.
 
Quindi non bisogna crucciarsi di non essere perfetti
Anzi! Bisogna esseri contenti di non esserlo. Se si è perfetti non c’è più niente da fare ed è la fine.
 
Per perfezionarsi bisogna lavorare, però, e lei ha sempre lavorato moltissimo, credo
Sì, e lavoro ancora oggi. Mi alzo alle sei della mattina e leggo, per quel che posso. Poi alle nove incomincio con i miei collaboratori: vado all’EBRI, l’European Brain Research Institute di cui sono presidente, o alla mia fondazione.
 
Quando è nata la Fondazione?
L’abbiamo fondata nel 1992, io e mia sorella Paola. Era rivolta ai giovani, i quali ormai ci battono sei a zero per l’informatica. Lei conosce la barzelletta del manager al quale la mattina si rompe il computer? Lui chiama l’assistenza per ripararlo, ma gli rispondono che il tecnico verrà solo alle quattro del pomeriggio: lo porta la mamma appena esce da scuola…
 
E oggi qual è lo scopo della Fondazione?
È rivolta all’Africa: da giovane volevo andare a lavorare col dottor Schweitzer, e ora in questo modo realizzo il mio sogno. Abbiamo già dato cinquecento borse di studio alle giovani donne, dall’età prescolare a quella postuniversitaria.
 
Perché proprio le giovani donne africane?
L’Africa perché è in condizioni tragiche, e le donne perché vi sono state umiliate fisicamente e psichicamente: a lungo sono state battute, ma oggi finalmente si alzano. E io sto cercando di aiutarle a conquistare una leadership sociale, scientifica e tecnologica.
 
Lei parla come una vera femminista!
Sono femminista nel senso di voler ridare alle donne la dignità umana, e la capacità di utilizzare il cervello. Ma non nel senso del motto «l’utero è mio e lo gestisco io»: quella è una stupida frase, che non ha senso. Io credo che l’utero sia sì della donna, ma che il suo frutto sia anche dell’uomo che sta con lei.

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Parole chiave: rita levi montalcini renato dulbecco piergiorgio odifreddi premio nobel

COMMENTI

Sono presenti 2 commenti per questo articolo

Gisella Fioravanti
"...io considero l’imperfezione come la molla darwiniana della selezione naturale. Ad esempio gli insetti di seicento milioni di anni fa sono identici a quelli di oggi: erano perfetti non c’è motivo che cambiassero. L’uomo invece era imperfetto, e questo ha dato la molla per il suo sviluppo e la sua evoluzione". Com'è vera quest'asserzione. Eppure vediamo tanti babbei che stanno condizionando la vita e... l'evoluzione. La Chiesa (le chiese), per esempio.
il 30 Dicembre 2012

Angelica Rebora
Donna nata in un altro secolo, ormai lontanto, lucida, intelligente e avanti più di tante sciocche persone. E questo, mettendo  da parte la scienziata. 
il 30 Dicembre 2012

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