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Il portavoce delle cose



di Fausto Pellecchia

Ma che fa propriamente l’Esperto? Snocciola cifre, definisce tabelle statistiche; ritaglia percentuali, traccia curve di sviluppo. Poi, una volta piantata la sua folta foresta di segni e di icone, la ordina e la spiega: interpreta. Portavoce delle cose, traduce il loro mutismo in discorsi, nei quali proliferano neologismi, eufemismi e termini tecnici anglofoni, che ben presto si diffonderanno e faranno tendenza. In questa lingua pura delle cose, L’Esperto descrive  i pro e i contro, fa diagnosi sullo stato del mondo, prescrive i rimedi necessari, attestati da lui stesso, azzarda prognosi. Egli ausculta il corpo sociale: identifica i sintomi poi nomina le disfunzioni e le patologie che essi rivelano. L’odio che si attira ne è un esempio, forse il principale: il sintomo dell’oscurantismo, del terrore panico per la Modernità di cui egli vuol essere il paladino. Sa di essere indispensabile e sogna uno Stato illuminato, una platonica repubblica di Esperti, in cui regnerebbe l’Ordine Giusto.

Solo che, abbagliato dal successo, l’Esperto non ha ben misurato la trasformazione che si operava in lui stesso: insensibilmente, i suoi gesti si sono modificati, il suo sguardo è cambiato. Un altro è cresciuto in lui che lo ha spento poco a poco. Una specie di Mister Hyde, ma dolce, moderno, sobrio e accattivante al tempo stesso, che non ha più nulla del bruto sanguinario del romanzo di Stevenson. Le sue fattezze rimandano piuttosto alla gelida eleganza del Dottor Knock nella commedia di Romains. Medico straordinario, degno erede di Jekyll, tutto dedito ai suoi pazienti e pronto a salvarli da loro stessi: “Ogni sano è un malato che si ignora”, questo il suo motto e questa la massima che fonda il suo potere.

Knock ha bisogno dei malati, di un popolo di malati, da lui persuasi di essere malati perché, quando raggiungerà questo obiettivo, potrà finalmente trasformarsi in un Guru. Ma il sogno di questa beatitudine lo avvia alla più luciferina delle metamorfosi. Più l’Esperto guarisce dalle malattie sociali, più legittima il suo intervento e il suo statuto professionale, più rischia di diventare Hyde: la guarigione deve essere sempre differita, il ritardo deve approfondirsi per fornire materia alla valutazione competente, all’expertise che soltanto lui è in grado di offrire. Trionfo di Hyde-Knock su Jekyll: i saperi pazientemente elaborati dal secondo non hanno altra finalità che appagare l’inestinguibile sete di potere del primo.

Colto da un improvviso ritorno di lucidità, l’antico studioso Specialista, che ancora sopravvive sotto le spoglie dell’Esperto, spaventato, cerca di rovesciare il processo: semina dubbi, prorompe in interrogativi e in questioni irrisolte;  ricade nelle vecchie abitudini avventurose del ricercatore; tenta di esplorare l’ignoto, di capire l’avvenire, arrischiando prognosi di lungo termine. E’ allora che il grande Decisore, suo padrone – che agli occhi dell’Esperto ha ormai assunto un aspetto mefistofelico – si erge davanti a lui, e brandisce il patto siglato dal suo sangue. Il Padrone, infatti, si fa beffe delle ricerche e dell’ignoto. Gli rilegge il patto: “Voglio che tu mi dica che cosa è necessario sapere sullo stato attuale delle cose. La risposta dovrà essere immediatamente utilizzabile, e per essere utilizzabile, dovrà essere certa e univoca”.

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Parole chiave: politica

COMMENTI

Sono presenti 1 commenti per questo articolo

Giovanni (utente non registrato)
Analisi condivisibile! A parte, per fortuna, il breve periodo del governo Monti, questa situazione l'ho vissuta sulla mia pelle durante il periodo lavorativo in una grossa azienda. 
il 25 Febbraio 2013

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