uncommons

village



il secolo cannibale

I ministri della guerra



di Francesco Panaro Matarrese



Sulla guerra alla Libia


C’è nell’aria un popolo, italiano, europeo, del mondo intero, deluso e spaventato non si sa da cosa, che ha ceduto alla violenza. Da molte settimane c’era nell’aria una premonizione di guerra.
Come agli inizi del Novecento, gli anni, i giorni antecedenti alla Prima guerra mondiale. L’aria era densa di artisti, musicisti, eroi, dive e divine. Tutto trasformato oggi in spettacolo da piccolo schermo. E a cercare fra i residui mediatici di questi giorni sono tanti ad inneggiare alla conquista della Libia, come Gabriele D’Annunzio un secolo fa, fra deliri di guerra mondiale e presa di Fiume. Mancano solo le scritte sui muri:  Libia o morte. Però non mancano i futuristi in questo circo che sembra saltato fuori da un altro tempo, da un altro secolo: lo slogan è stato e continua ad essere quello di Filippo Tommaso Marinetti, del suo  Manifesto: guerra, «sola igiene del mondo».
 
C’è un’opinione pubblica dopata, macché, diciamo le cose come stanno, c’è per le strade gente drogata da eccessi di informazione che alimenta questa ubriacatura, che vede nemici negl’immigrati, negli zingari, negli ultimi della terra. Dispiace dover scomodare Hume e il suo  Trattato sulla natura Umana del 1739, «La mente è come una specie di teatro dove le percezioni appaiono, scompaiono, tornano e si combattono in infiniti modi. La metafora non deve ingannarci. Le percezioni costituiscono la mente e non possiamo discernere in che luogo si svolgono le scene né di che materiali è fatto il teatro». Questo sta provocando la propaganda, fa vedere spettri, nemici, fantasmi, bestie feroci che non ci sono, che sono soltanto nella mente degli individui, alimentati da televisioni, radio e giornali.
 
Un fervore febbrile di preparativi, di coccarde, di bandiere, di tricolori, di litigi mediatici fra  patrioti e  traditori. Così, in questi giorni l’Italia ha perso la testa, sprecandosi prima in vagiti risorgimentali, poi in rigurgiti patriottici con molti guai per i dissenzienti. In questi ultimi giorni, c’è stata la ricorrenza dei 150 anni della nascita dell’Italia che si è trasformata in un compleanno di guerra.
E come l’inizio del secolo scorso il terremoto di Messina e Reggio  sconvolse quella tremolante e instabile Italia – e più tardi nel 1915 quello di Avezzano –, l’umanità non si è risparmiata nemmeno il terremoto di questo inizio di secolo, di millennio, grave e insanabile, con profonde ferite per la terra e le persone, l’inizio di una lunga degenza.
 
Nelle ore precedenti all’annuncio di guerra  il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano prima si è affrettato ad avvisare che «l’Italia avrebbe fatto la sua parte», poi, il giorno dopo, ad odore di polvere da sparo nell’aria, a correggere il tiro, «l’Italia fa semplicemente parte di un’operazione in seno all’Onu». La giustificazione è quella più alta e nobile: una guerra umanitaria che porta a ristabilire i diritti del popolo libico.
 
E l’inizio delle operazioni non poteva che essere affidato all’autorevolissima Parigi, la Francia dei diritti del cittadino, il popolo della Rivoluzione francese, della libertà, della fraternità,  dell’uguaglianza. L’unica, la più autorevole delle nazioni europee perché investita dalla corona della propria storia, nata dalla rivoluzione più moderna che si conosca, quella Francese.
 
La Francia dei diritti guidata dal generale Sarkozy. Bisogna chiarire che qui non si vogliono fare sconti ad un dittatore come Gheddafi, ma quella dell’Occidente in Libia è l’ennesima ingerenza Occidentale nei fatti di uno stato sovrano.
 
La Germania con il suo 19% e l’Italia con il 38% di importazione di petrolio potevano sollevare sospetti. Un modo per allontanare le ombre di combattere un’altra guerra – dopo quelle del Golfo – per interessi economici. La Francia e l’America con i loro  piccoli 6 e 7 per cento di petrolio libico sono le nazioni più adatte. Non poteva essere un’operazione completamente affidata solo all’America proprio qui, nelle porte, anzi, nei cieli d’Europa. Dovevano solo aspettare la fine delle commemorazioni italiane.
 
Ma non sorprende Obama, come è evidente. Il primo presidente nero d’America è forte di un premio Nobel per la pace preventivo, come tutte le ultime guerre che gli Stati Uniti hanno combattuto: preventive o per ristabilire la democrazia.
 
Anni fa per indicare un comunista che di comunismo non pensava granché perché era, ad esempio, un revisionista o democristiano, c’era una cantilena per offenderlo «…un ravanello, rosso di fuori, bianco nel cervello». Che la stessa cantilena si possa applicare anche al presidente americano, usando un altro colore? Il punto è uno ed unico: qualsiasi persona si sieda sulla sedia più alta del mondo non può far altro che gli interessi dell’Occidente, bianco.

Sembra ieri il 27 aprile del 2005, giorno in cui papa Ratzinger ha tenuto la sua prima udienza generale in piazza San Pietro. In quell’occasione spiegò le ragioni della scelta del suo nome: «Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo facile e prezioso da invocare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti…».

Vero, Giacomo della Chiesa, divenuto papa col nome di Benedetto XV, secondo gli storici della chiesa fu un rigoroso, irremovibile oppositore della Prima guerra mondiale. Ma quello che non hanno mai detto quegli storici, è che Giacomo della Chiesa fu contrario a quella guerra solo perché le nazioni bellicose erano tutte cattoliche e lui vedeva quel conflitto come una violenza fra fratelli della stessa religione.
 
Mentre l’Occidente muoveva la sua guerra alla Libia di Gheddafi e al Nord Africa si espresse anche papa Ratzinger con un «…pressante appello a quanti hanno responsabilità politiche e militari perché abbiano a cuore l’incolumità e la sicurezza dei cittadini e garantiscano l’accesso ai soccorsi umanitari». Be’, sì, certo, meglio non svegliare l’opinione pubblica e i signori alticci alla guida dei mondi nei quali viviamo con un inflessibile no alla guerra come fece il predecessore di Ratzinger, ma solo perché la guerra contro la Libia non è stata una guerra fra fratelli della stessa religione, fra cattolici, per intenderci, ma fra cristiani e musulmani, fra cattolici e infedeli. E queste sono guerre giuste, dicono.



Parole chiave: francesco panaro matarrese giacomo della chiesa joseph ratzinger marinetti hume

COMMENTI

Sono presenti 14 commenti per questo articolo

Francesca Cannavo (utente non registrato)
!!!   ...il mondo occiddentale non può stare a guardare!
specie quando non sa più che pesci pigliare ...e come si sa da sempre pesce grande mangia pesce piccolo...
il 20 Marzo 2011

Mcbett (utente non registrato)
il seno dell'Onu nutre le popolazioni con latte mercuriale.

il 21 Marzo 2011

Eli Mcbett
Solo lutto e frustrazione.
il 21 Marzo 2011

Eli Mcbett
Io ripudio l'Italia.
il 21 Marzo 2011

Eli Mcbett
http://www.youtube.com/watch?v=MkX33WbED1A
il 21 Marzo 2011

Gianluca Zoni
davvero un ottimo articolo, anche l'immagine
il 22 Marzo 2011

Camilla Degli Scalzi (utente non registrato)
La realtà reificata dei media ormai è la realtà vera, almeno per molti folli che circolano, un vero dramma. Però se in ogni posto di lavoro ci chiediamo eticamente a chi è rivolto il nostro servizio, riusciamo a recuperare il senso etico e possiamo scontrarci con convinzione su questo punto e anche ottenere consensi insperati. Io ormai do certe tortorate!, così se svejeno e ti assicuro che funziona, anzi le persone più timorose non aspettano altro. Buona serata Francesco 
il 23 Marzo 2011

Giacomo Galletti (utente non registrato)
Da una parte non riuscirei a tollerare una strage i Ribelli da Bengasi a Misurata etc...
Dall'altra però la cosa si può evitare ormai solo grazie ad un intervento militare.
Il problema?

Chi è senza interessi scagli il primo missile...
il 27 Marzo 2011

Paolo Errico (utente non registrato)
C'è nell'aria un'industria che produce armi da guerra, negli USA, in Germania, in Italia.
Un'industria che ha bisogno di guerra, possibilmente a largo raggio.
Possibilmente con l'uso di armi pesanti.
C'è una casta formata da grandi industriali e politici, che è convinta che per ridurre la popolazione mondiale ci vuole una guerra.
Possibilmente con tanto morti. Non importa se atomica, cambiano solo i tempi di ritorno alla normalità.
Così può morire chi non ha dove rifugiarsi, come proteggersi.
Così si salva chi ha denaro e proprietà dove potersi nascondere.
Non è fantascienza, è una situazione che si trascina avanti da anni.
il 29 Marzo 2011

Eli Mcbett
Sí, l'industria dei cretini...
il 29 Marzo 2011

Annapina Bevere (utente non registrato)
Bellissimo articolo...ma ditemi  questi commenti,quanto possono servire!?
il 29 Marzo 2011

Milly (utente non registrato)
annapina hai ragione.... servono a sfogarsi perchè siamo impotenti....
ma qualcuno deve pur cominciare a dire che essere civili non vuol dire chiamare le guerre "operazioni di pace" e meno che mai bombardare i civili (gli stessi che dovrebbero essere salvati...) con le bombe all'uranio impoverito.... che ormai è dalla guerra in exJugoslavia che sappiamo che fa male..... persino ai militari!!
e che inquineranno per i secoli dei secoli!
e comunque ha ragione gianluca.... ottimo articolo e splendida imagine!!!
GRAZIE FRANCESCO!!!!
alla fine questi commenti servono anche a farci capire che non siamo nè soli, nè marziani!!!!!
c'è chi la pensa come noi!!!!!
evviva!!!!! qualche cervello è rimasto anche in Italia!!!!!

cioè.... marziani.... non volevo dire gli omini verdi dell'altro articolo.... diciamo alieni dallo spazio profondo.... Vulcano!!!! come il sig Spok!!!
bello anche quell'articolo!
bravo Francesco!
e grazie per i tuoi spunti di riflessione!
il 7 Aprile 2011

Cassandra00 (utente non registrato)
benedetto lui e li santacci sua....

il 3 Maggio 2011

Gisella Fioravanti
quella chiesa, quel vaticano che non convince, che non ha perso i visi, che agisce come uno stato temporale. Anzi, quei vizi aumentano e si ingrandiscono...
il 15 Maggio 2011

condividi

Feed

   

archivio

accedi


Se non l'hai ancora fatto, registrati!
Hai per caso dimenticato la password?
benvenuto   Puoi accedere o registrarti.

gli ultimi articoli in village

rubriche

ultimi commenti

gli ultimi articoli pubblicati

i più letti

tag cloud

CHI E' UNCOMMONS Uncommons è © 2019 proprietà riservata Tramas Web