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Il sesso e la sfinge



di Fausto Pellecchia

Foto di Peikwen Cheng

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Si suol dire che la psicanalisi sottolinea l’importanza dell’elemento sessuale. Essa vedrebbe nella rimozione della sessualità la causa principale dei nostri disturbi. Ma sulla nozione di sessualità umana circolano gli equivoci più fantasiosi. Si è creduto per esempio che il messaggio freudiano consistesse nel consigliare un comportamento sessuale più disinibito, perché il “disagio della civiltà” procura una costipazione patologica.

La sessualità, in questo caso, troverebbe il suo modello nell’esperienza della pentola a pressione: è necessario  che ci sia non solo una valvola per diminuire la pressione, ma anche una riduzione della fiamma del fornello quando si fa sentire il sibilo del coperchio. In questo senso, l’apoftegma di Lacan indica un luogo psichico che sta al di qua tanto della disinibizione, quanto della repressione sessuale, sottolineando piuttosto l’originale problematicità della sessualità umana. La frase: “non c’è rapporto sessuale” riassumerebbe, infatti, secondo Lacan, esattamente ciò che Freud dice sulla sessualità umana.

Com’è noto, la nozione di sessualità è, in Freud, staccata da un riferimento esclusivo alla sfera genitale, cioè all’accoppiamento che darebbe luogo alla riproduzione. Tutti conoscono lo scandalo che suscitò all’epoca la rivelazione della sessualità infantile: Freud ebbe l’impudenza di esaminare l’importanza del piacere libidico nell’infanzia, qualificando come sessualmente significativi i primi scambi tattili e le carezze tra il bambino e la madre. La soddisfazione del bambino non è relativa soltanto all’appagamento del bisogno nutritivo, ma anche al piacere indotto dagli scambi cenestesici, verbali e non verbali, dal dono d’amore e dalle rappresentazioni che si costruiscono tra la madre e il suo bambino.

Ciò che sorprende quindi, nella frase di Lacan, è la negazione del rapporto sessuale a partire dalla paradossale affermazione della preminenza della sfera sessuale nella vita umana. Com’è possibile sostenere, da un lato, l’importanza della sessualità, al punto di ritrovarla nelle relazioni primarie del bambino e della madre, e , al tempo stesso, l’inesistenza del rapporto sessuale?

Il problema verte su ciò che si intende per rapporto e come si può distinguere rapporto da relazione. Per chiarirlo, si può partire da un’espressione tipica del dongiovannismo, sul quale si esercitò la memorabile ironia di Vitaliano Brancati (Don Giovanni in Sicilia). Nel gergo del gallismo di provincia, “concludere” significa avere una relazione sessuale. Il problema non è sapere con chi il sedicente dongiovanni  va a letto, ma che abbia fama di seduttore irresistibile, con il quale  tutte le donne vorrebbero fare l’amore.

L’effetto ironico non viene soltanto dal fatto che, in verità, egli non “conclude” quasi mai, ma dall’associazione del termine “conclusione” con rapporto sessuale. Con il termine ‘conclusione’ si intende, tecnicamente, ciò che discende necessariamente da un ragionamento. Al contrario, il suo “sillogismo pratico” : “Io sono un grande seduttore; tutte le donne sono pazze di me; dunque tutte cadranno infine nelle mie braccia” (la cui conclusione dovrebbe quindi coincidere con un atto) non sfocia mai nella “conclusione” attesa, ma si conclude piuttosto con un’attesa frustrata.

Non soltanto la conclusione sperata non è mai confermata, ma, per di più, egli si sente profondamente solo, senza rapporto con chicchessia, eccezion fatta – e questo è il punto importante – per le proprie fantasie. Tutto succede nella sua testa. Il piacere sessuale consiste innanzitutto nella rappresentazione che ne ha. Proprio questo piacere, tuttavia, è impensabile nel regno animale, in cui il comportamento deve corrispondere a qualcosa di reale. Il dongiovanni immaginario gode del privilegio di rappresentarsi una relazione che lo metterebbe in rapporto con la donna dei suoi pensieri, anche se nessuna corrisponde realmente a questo approccio. Non parte da ciò che è, ma da ciò che gli risulta piacevole pensare.

Lacan insiste giustamente su questa differenza tra rapporto e relazione. Una relazione sessuale non ci garantisce che ci sia un rapporto effettivo con l’altro. In una relazione sessuale, ci può essere la solitudine più profonda e avere relazioni sessuali non equivale ad un rapporto con l’altro e con il suo desiderio. È questa la differenza tra la sessualità animale e umana. Nel mondo animale la relazione sessuale è organizzata dall’istinto in una maniera estremamente precisa. Il partner è identificabile attraverso segnali prestabiliti, programmati filogeneticamente, che operano come specifici disinibitori del comportamento sessuale.

Gli animali non si accoppiano capricciosamente, ma seguendo le leggi che determinano tanto le forme rituali del corteggiamento quanto i modi e l’individuazione dei partner dell’accoppiamento . Negli uomini, al contrario, non esiste programmazione filogenetica che ci indicherebbe, dalla nascita, il partner che meglio ci si confà. Ciò che spesso chiamiamo “istintivo” nel desiderio e nell’amore è opera di una programmazione culturale acquisita attraverso l’educazione e le forme di civilizzazione ricevute.

Certo, anche noi umani abbiamo pensieri preconfezionati, risposte collettivamente condivise: matrimonio monogamico, poligamico, concubinaggio, promiscuità o prostituzione, che organizzano le nostre relazioni. Ma queste forme di relazione sono troppo generali. Non indicano ancora il partner che sembra più confacente a ridurre la nostra solitudine: c’è bisogno di risposte più personalizzate per trovare “l’anima gemella”.

E’ qui che interviene la psicanalisi, per interrogare i criteri delle nostre scelte personali. Queste scelte sono inconsce, donde la sensazione che siano istintive. Ma il problema non nasce dal fatto che ci siano spinte che orientano le nostre relazioni a nostra insaputa. Si tratta piuttosto di riconoscere verso quale tipo di partner esse ci indirizzano: con chi o con che cosa ci mettono in rapporto.

Di fatto, la psicoanalisi ci insegna che ogni incontro sessuale è inizialmente traumatizzante. In esso, il soggetto si trova confrontato all’enigma costituito dal desiderio dell’Altro. “ Che vuoi? Che cosa vuole l’Altro da me?”: questo è l’enigma che la sfinge del non-rapporto mi rivolge.  È possibile assumere queste questioni come prive di interesse o, persino, ridicole e per nulla traumatizzanti.

Infatti, perché mai non ci sarebbero risposte a queste questioni? C’è persino l’imbarazzo della scelta. L’Altro vuol fare o darmi l’amore. E perché non aggiungere anche, che egli vuole che lo  sposi, che si facciano molti bambini insieme, e poi anche una televisione, un fax, un computer e una connessione su internet… Ma di nuovo si dimentica che queste sono risposte preconfezionate per sublimare-occultare il non-rapporto all’Altro: non sono che invenzioni culturali per surrogare l’assenza di risposte prestabilite, di formule, di programmazione della sessualità come la si trova nei dispositivi istintuali. Tutte le risposte sono illusorie nel mondo degli esseri umani: meri sembianti di rapporto, che ricoprono il Reale del non rapporto.


 

Parole chiave: jacques lacan vitaliano brancati sigmund freud filosofia psicoanalisi

COMMENTI

Sono presenti 3 commenti per questo articolo

Claudio Tricoli
sì, e genera anche eccessive intellettualizzazioni, mi pare di ricordare. io sono passato al counseling e quindi nn posso dare consigli, ti racconto la mia esperienza: dopo metà scarsa mi sono annoiato (Rogers si permetteva di dire che si annoiava anche nelle sedute di counseling, che cmq nn era la roba che vendonoa firen<e) GRAZIE

il 20 Novembre 2013

Gianluca Zoni
non credo esista una differenza di natura nel rapporto sessuale fra umani e altri animali. Non credo neppure nel "non-rapporto" dell'uno e nel "rapporto" dell'altro ("rapporto" fra che cosa?).
Si tratta solo di question di grado e di forma. Se la produzione seriale e di massa delle merci investe ogni aspetto dell'esistenza, allora che il rapporto sessuale ne acquisisce la forma. E così come un tempo veniva "in-formato" dal confessionale del prete, allo stesso modo oggi viene "in-formato/izzato" dal lettino dello spicanalista, secondo un codice, proprio come sempre. Anche gli altri animali hanno il loro sistema semiotico. È più una questione di "stile". Se questo stile da catena di montaggio inceppata ci fa orrore, cambiamolo. Credo soprattutto che la sfera della sessualità sia sopravvalutata proprio perché lo richiede il nostro modo di produrre qualunque cosa, comprese le idee.
il 22 Novembre 2013

Patrizia Barbera
E in conclusione?
Se c'è una conclusione, ecco... mi sfugge.
Credo che andrò a rileggere  Roland Barthes.
il 25 Novembre 2013

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